Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

Clicca sulla mappa e scopri quali sono le allerte in provincia di Brescia e
dintorni, dove sono presenti i beni confiscati, dove c'è stato smaltimento illecito di rifiuti o un rogo doloso. Tutti gli eventi sono tracciati e tenuti aggiornati dallo staff della rete.

01/06/16

L'investigatore in aula: «Lagocastello era del clan»

Articolo della Gazzetta di Mantova
31 maggio 2016
Il pm Paolo Savio e, sul banco dei...
di Rossella Canadè 
BRESCIA. «Antonio Muto era arrivato a Mantova da Cutro negli anni ’90 come muratore. Poi è cresciuto fino a diventare un immobiliarista con le mani sui principali cantieri della città. E non solo a Curtatone. Puntava molto alto». E sono quei luoghi alti a cui fa cenno il luogotenente Giampiero Noli - l’investigatore dei carabinieri sentito lunedì 30 maggio in udienza a Brescia - ad interessare la Procura antimafia. Piazzale Mondadori, il progetto del parcheggio sull'A22 e Lagocastello. Che, spedita sul treno per Roma insieme ai sette imputati dal gip Vincenzo Nicolazzo, rientra, ancora una volta, nel processo Pesci.
I pm Claudia Moregola e Paolo Savio non mollano. Digerire lo spacchettamento del filone corruzioni dal faldone principale e l’assoluzione di Muto non significa rinunciare al teorema accusatorio: «Parte dei soldi di Lagocastello sarebbe finita nelle casse della cosca e del boss Nicolino Grande Aracri. Per questo Muto sponsorizzò l'elezione di Nicola Sodano a sindaco: gli serviva per sbloccare gli appalti per foraggiare la cosca. Antonio Muto è la cerniera fondamentale tra il boss e Sodano». Lo dice chiaro, il pm Savio, pestando sulle parole anche con i piedi, nella replica tagliente a Gregorio Viscomi, difensore di Grande Aracri.
L'avvocato aveva interrotto la deposizione dell'investigatore dei carabinieri perché ritenuta irrilevante in questo processo: «Si parla di persone imputate nel procedimento a Roma, Sodano e gli altri. La sentenza del Gup ha ritenuto insussistente la connessione delle loro accuse di corruzione con la ’ndrangheta. Non sono a processo qui, stiamo perdendo tempo». La corte però è di tutt'altro avviso. Dopo meno di mezzora di camera di consiglio, i giudici Gianfranco Villani, Ivano Brigantini e Ilaria Rosati tornano in aula con il responso: Lagocastello c'entra eccome.
E Noli, appunti alla mano, può continuare con il racconto di un'indagine durata un anno e mezzo, partita dagli incendi del 2010, agganciata alle denunce degli imprenditori vittime delle estorsioni, supportata da intercettazioni telefoniche e ambientali e suole di scarpe e occhi consumati negli appostamenti. Muto, chiarisce il carabiniere, con affari e relazioni ben oliate è finito subito nel mirino delle indagini. «Abbiamo intravisto le agevolazioni che gli avevano concesso gli amministratori del territorio, in cambio di case acquistate a ottimi prezzi e al sostegno alle campagne elettorali». E nomina gli ex sindaci di Curtatone GattiBadolato, ad esempio.
L'affare ghiotto, però, è Lagocastello, l'area sulla sponda sinistra del lago sulla cui edificabilità però il ministero ha opposto un secco niet. Un boccone amaro per Muto, che tenta di tutto per mettervi le ruspe. «Dalle intercettazioni emergeva che voleva attivare ogni canale per risolvere la vicenda a suo favore». E coinvolge Sodano: l'architetto, nel 2008 sostenitore del vincolo paesaggistico sull'area, va portato dalla sua parte. Meglio se potrà combattere da sindaco.
Il resto è storia: il voltafaccia di Sodano, i ricorsi, gli incontri nei palazzi romani, le battaglie al Tar e al Consiglio di Stato. «Muto voleva arrivare a Roma e cercava canali per trovare una soluzione». I carabinieri lo seguono passo dopo passo: nei contatti attraverso Antonio Rocca con Nicolino Grande Aracri, che viene intercettato dai carabinieri di Catanzaro mentre parla di «Totò Muto che a Mantova è uno dei nostri», verificano l'imposizione delle ditte amiche nei cantieri, e nei contatti, sempre più frequenti, con Sodano e altri personaggi altolocati che impareranno a conoscere: «Bonferroni, ex senatore, Tarcisio Zobbi, già coinvolto in un'indagine per compravendita di voti, il faccendiereAttilio Fanini, invischiato in un crac pesante, Luigi Grillo, senatore amico di Berlusconi, arrestato per le tangenti Expo, e Pasquale De Lise, presidente del Consiglio di Stato».
È qui che bisogna muoversi per avere carta bianca su Lagocastello. «Cercavano di fare un tavolo tecnico al ministero prima della sentenza e con Sodano studiavano la riperimetrazione del Parco del Mincio. Il sindaco elaborava più progetti con diverse soluzioni a seconda delle richieste degli interlocutori di Muto. Nik Sodano, come si firmava nei messaggi e nelle mail, era a completa disposizione del costruttore». Interlocutori da foraggiare con «fatturine», come le chiama Bonferroni, che ne incassa due da 52mila euro nel giro di qualche giorno «Il 21 maggio 2012 al casello di Mantova nord Muto ha consegnato a Fanini 10mila euro in contanti. Secondo quanto abbiamo accertato sono finiti nelle tasche di Grillo».

Nessun commento:

Posta un commento

Per evitare SPAM o la condivisione di contenuti inappropriati ogni commento verrà visionato da un moderatore prima della pubblicazione.