Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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16/05/16

Udienza del 9 Maggio

Oggi dalle ore 9 proseguirà l'istruttoria dibattimentale del processo Pesci.
 L'ultima udienza è stata celebrata lunedì scorso. Sono stati chiamati a testimoniare il cognato e la sorella di Giorgio Gobbi. A seguire il relativo articolo della Gazzetta di Mantova del 10 maggio:
«Mio cognato mi raccontò che quella pistola era stata usata per omicidi e gambizzazioni». Lo aveva detto davanti al giudice di Mantova e lo ha ripetuto ieri al processo Pesci, che vede alla sbarra 16 imputati di associazione mafiosa e estorsioni per conto della cosca Grande Aracri. «Giorgio diceva di far parte dell’organizzazione di ’ndrangheta che operava a Mantova e a Cremona e di essere il braccio destro di Francesco Lamanna. E io avevo paura di lui». Condannato a 18 anni di carcere per l’omicidio del cognato, Luciano Bonazzoli è stato ascoltato ieri a Brescia nelle vesti di testimone.
Ed è una punta di diamante nella lista dei testi dei Pm antimafia Claudia Moregola e Paolo Savio, decisi a puntellare la ricostruzione delle attività dell’organizzazione criminale nel Mantovano, dopo la vittoria dei riti abbreviati, che hanno visto condanne di pietra a Lamanna, il direttore dei lavori della cosca nel Cremonese, a Paolo Signifredi, il contabile del boss e Alfonso Martino, il “cagnolino” di Grande Aracri, ora l’accusa, nel dibattimento davanti al collegio dei giudici presieduto da Gianfranco Villani. A Mantova operavano gli uomini della cosca di “Manuzza”, Gobbi era uno di loro «e faceva parte del gruppo di fuoco di Lamanna». Lo ha detto chiaro il suo assassino. Bonazzoli ha riferito di aver anche incontrato Lamanna, che gli era stato presentato «come capo della ’ndrangheta nel Cremonese e capo di Gobbi. Mio cognato mi raccontò di aver commesso anche degli omicidi per accreditarsi con il boss e salire nella scala criminale».A supporto dei legami stretti con la gang ci fu, secondo Bonazzoli, anche una strana visita. Lui uccise Gobbi il 4 dicembre, il cadavere venne ritrovato soltanto la sera successiva, come ieri ha testimoniato anche il capitano Mura dei carabinieri di Parma. Ma già la mattina del 5 dicembre, quando nessuno sapeva della sua scomparsa, due uomini si presentarono nell’azienda di Bonazzoli a Viadana, chiedendo se avesse notizie di Gobbi. «Sapevano che ci saremmo dovuti vedere il giorno prima». I Pm gli hanno mostrato un album fotografico per l’identificazione dei due visitatori. Bonazzoli li ha riconosciuti: due uomini di Lamanna. Un’ora di controesame dell’avvocato di Grande Aracri, Luigi Comberiati, che ha cercato di minarne la credibilità, poi la sorella di Gobbi.
«Sapevo che mio fratello non era un santo, ma non che facesse parte della ’ndrangheta» ha detto Claudia Gobbi, moglie di Bonazzoli. «Fino al funerale. C’erano così tanti calabresi che noi familiari non riuscivano quasi ad avvicinarci al feretro. Ad un certo punto sono stata avvicinata da una che si è presentata come la moglie di Lamanna che mi ha detto “è come se mi avessero ammazzato un figlio”».

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