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25/03/16

Mafie a Brescia: la parola a Paolo Savio, magistrato bresciano.




La 'ndrangheta, nel distretto bresciano, ha ormai superato la fase dell'infiltrazione.
Ha portato con sé dalla Calabria il proprio modus operandi che ripropone nelle zone d'espansione, come la Lombardia. Paolo Savio, magistrato in forze alla procura di Brescia (nel dipartimento Economia e con un'esperienza di dieci anni presso la Direzione distrettuale antimafia), su questo non ha dubbi: “Siamo arrivati alla fase della stabilizzazione”, come racconta in occasione di un incontro organizzato da Libera giovedì 17 marzo presso la Biblioteca comunale di Concesio.
Le dinamiche espansive delle mafie verso zone diverse dai territori d’origine sono analizzate, attualmente, e monitorate da diversi studi sociologici.
Occorre innanzitutto sfatare il falso mito per cui al Nord le mafie non agirebbero militarmente ma solo sul versante economico (riciclaggio, infiltrazione nell’economia legale ecc…), anche per contrastare la tendenza a non riconoscere il 416-bis al Nord Italia da un punto di vista giudiziario.
Si pensi a tal riguardo al caso dell’insediamento delle ‘ndrine cutresi nei territori di Mantova e Cremona, famiglie oggi sotto processo grazie alle indagini condotte da Savio . “Non è vero che al Nord la dimensione militare sia irrilevante” chiarisce il magistrato bresciano, specificando che nei territori sopracitati, accanto all’inserimento nei gangli dell’economia e della politica locale e nazionale, si conta la presenza di oltre 500 affiliati armati.
Nel procedimento penale, denominato “Pesci”, è stata infatti ricostruita l'attività di questa locale di 'ndrangheta operante fra le due province lombarde. I protagonisti sono originari di Cutro (zona ionica della Calabria) e la locale di riferimento (cioè l’unione di ‘ndrine operanti in quel territorio) è contraddistinta da una struttura organizzativa rigidamente gerarchizzata, dotata di una componente militare molto forte. Al vertice siede Nicolino Grande Aracri, capo indiscusso della struttura criminale. Le indagini, iniziate nel 2011, hanno scoperto che l'operatività di questo gruppo risale agli inizi degli anni 90. I primi omicidi sono stati commessi nel lontano 1992, avvalendosi dei “gruppi di fuoco” di Franco Coco Trovato (capo di una 'ndrina operante nel milanese), inaugurando una scia di sangue che, almeno fino al 2015 non s'è interrotta. Di pari passo alla violenza dell’organizzazione sono cresciuti gli interessi economici della stessa; i Cutresi sono attivi nell'edilizia con conseguente interesse per la lottizzazione degli appalti pubblici, settore che richiede una fitta rete di relazioni con esponenti della politica e della pubblica amministrazione. Sono stati infatti scoperti allarmanti rapporti di corruzione che hanno coinvolto personalità di spessore, fra le quali spicca la presenza di un senatore della Repubblica e  di un presidente del Consiglio di Stato.
L'espansione criminale è arrivata ad altissimi livelli tanto che è stato persino documentato un incontro avvenuto con gli esponenti del clan presso alcune stanze del Senato della Repubblica.
In effetti l’interesse del sodalizio criminale in questione pare rivolgersi verso ogni settore, tanto che al tavolo di Nicolino Grande Aracri, grazie alle intercettazioni ambientali effettuate, si sono registrate le conversazioni tra il mafioso calabrese e uno stuolo di persone, anche provenienti dall’estero (Colombia, Inghilterra, Russia), pronte a concludere affari di ogni sorta.
Ritornando al contesto bresciano, secondo Savio, occorre considerare che, sebbene la presenza storica della ‘ndrangheta in loco si differenzi rispetto a quella nel milanese[1], anche qui si deve parlare di radicamento e non più di semplice infiltrazione.
Nell'inchiesta Mamerte è ipotizzata la presenza di una locale di 'Ndragheta operante sul territorio della Valtrompia che, a differenza di quella mantovana-cremonese, avrebbe sviluppato soprattutto una vocazione imprenditoriale. Le vicende riguardano un gruppo criminale dedito al traffico di stupefacenti che cerca di crescere ed ampliare il volume e la qualità degli affari. A tal fine stringe rapporti con persone di Oppido Mamertina, legate alla 'Ndrangheta. I Mamertini hanno una grande abilità nel gestire i sistemi delle false fatturazioni e delle illecite compensazioni attraverso l'utilizzo di società-cartiere. Questo sistema riuscirebbe a garantire guadagni maggiori, e rischi di gran lunga inferiori, rispetto al settore del traffico della droga. Emblematico nel caso di specie il coinvolgimento di riciclatori di denaro che hanno avuto rapporti con la Banda della Magliana.
A complicare la possibilità di vedere contestato nel bresciano il reato di 416-bis ha concorso e concorre sicuramente una tendenza, tipica di molti Bresciani, al rispetto del silenzio mafioso: l’omertà, spesso ossequiata per paura di ritorsioni in caso di denuncia alle forze di polizia.
Anche nel bresciano la ‘ndrangheta ha interessi che, aldilà dell’aspetto economico, riguardano la conduzione della dimensione politica dell’organizzazione, cioè il controllo del territorio come dimostrato dalla capacità delle ‘ndrine di  esercitare una forza d'intimidazione idonea a produrre assoggettamento e omertà. Ad esempio, indagando le cause di un incendio avvenuto sul territorio cittadino, si è scoperta l'attività usuraia condotta da alcuni Calabresi ai danni di cittadini bresciani, nessuno dei quali ha denunciato.
È in questo senso che occorre, ai fini di una corretta comprensione del fenomeno, abbandonare il falso secondo cui le organizzazioni mafiose agirebbero in settori diversi e con modalità completamente differenti tra Nord e Sud.
Poi, per quanto riguarda il territorio lombardo, occorre specificare che l’insediamento al Nord non è un’esclusiva della malavita calabrese, che però è sicuramente la mafia che più delle altre è riuscita a clonare delle modalità operative e strutturali dalla Calabria per innestarle nei territori colonizzati.
Storicamente, e in tempi diversi, anche la camorra e cosa nostra siciliana si sono insediate.
Il panorama è complicato, quel che è certo è che occorre una maggior consapevolezza, da parte di tutti, delle dinamiche mafiose che si agitano sul nostro territorio.



[1] Importanti accertamenti giudiziari certificano un forte radicamento della 'ndrangheta sul territorio.

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