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30/03/16

Il delitto di associazione mafiosa





La conoscenza e la cultura sono strumenti fondamentali nella lotta alle mafie. Questo è l'elemento fondamentale di ogni intervento dei relatori al convegno svoltosi il 23 febbraio2016 alla facoltà di Scienze Politiche di Milano.
In occasione della terza edizione del manuale di Giuliano Turone,” il delitto di associazione mafiosa”, Cross ( Osservatorio sulla criminalità orgaizzata) ne ha organizzato la presentazione in università. Insieme all'autore erano presenti il prof. Nando dalla Chiesa ( docente di sociologia della criminalità orgaizzata), Ilda Boccassini (magistrato presso la DDA di Milano), Paolo Storari      ( magistrato presso la DDA di Milano) e Fabio Basile ( docente di diritto penale).

Oggetto del libro e della discussione, è stato l'articolo 416-bis, ossia il reato associativo di organizzazione criminale di stampo mafioso. L'articolo è stato inserit
o nel codice penale nel settembre 1982 con la legge Rognoni La Torre ma è il frutto della conoscenza acquisita nel corso degli anni precedenti. I magistrati,infatti, sono riusciti a definire gli elementi essenziali del fenomeno mafioso nell'intimidazione, assoggettamento e omertà. Elementi codificati nel terzo comma del 416-bis.
La giusrisprudenza si è giovata del 416-bis sia nella sua applicazione diretta, sia in combinazione con l'articolo 110 cp ( il cosiddetto concorso esterno in associazione mafiosa ). Tale giurisprudenza ha preso le mosse dagli insegnamenti di Giovanni Falcone,ed è riuscita a fissare criteri determinati ed efficaci. Ciò è stato possibile grazie alla conscenza, anche extragiuridica, del fenomeno mafioso,che ha permesso di approfondire la conoscenza dei fatti.

Alcuni studiosi del diritto penale propongono il superamento dell'attuale norma, ritenuta non adatta ad intervenire su una mafia che si trasforma. Secondo Ilda Boccassini i sostenitori di queste posizioni cercano di “modulare la norma alle proprie inesperienze” il che denota una mancanza di professionalità nell'approcciarsi a questi particolari fenomeni.
La Lombardia, prosegue il magistrato, è diventato un territorio di radicamento delle mafie e per avere un efficace contrasto è necessario avere “l'umiltà di capire la realtà”. Come è accaduto, ad esempio, in occasione del processo Valle-Lampada: i Valle, a seguito di una faida in corso in Calabria, si trasferirono al nord, a Vigevano in particolare, dove si specializzarono nelle attività di estorsione ed usura, realizzate con violenze e minacce e creando un clima di intimidazione tale per cui bastava pronunciare il loro nome per generare nelle persone una grande paura.
Col passare degli anni i Valle si allearono con i Lampada e la seconda generazone prese il controllo degli affari. Essi rappresentarono la faccia pulita del gruppo: lasciarono le vecchie attività preferndo operare investimenti nell'economia legale e tessere relazioni con esponenti delle istituzioni. I magistrati,per applicare la fattispecie del 416-bis, dovettero ricostruire il contesto presente,  documentando il legame col passato. Senza una visione completa,in grado di cogliere la complessità del fenomeno, sarebbe stato più complicato configurare il reato associativo.

La norma è “obbiettivamente caratterizzata da un deficit di tassatività” ricorda il magistrato Paolo Storari. La giurisprudenza per leggere correttamente il fenomeno mafioso e per colmare il difetto di precisione ha bisogno di conoscenze extragiuridiche (che possono essere di tipo linguistico,sociologico,antropologico).
Il contributo fornito dalla monografia di Giuliano Turone è caratterizzato dalla trattazione del fenomeno non solo dal punto di vista del diritto penale, ma sono presenti confronti con altre discipline, giuridiche e non. Ma non si limita a questo. “Una cosa è capire che cosa sia la Mafia, un'altra cosa è la definizione del penalmente rilevante” spiega il professor Basile. L'aspetto essenziale è l'interpretazione che l'autore fornisce del terzo comma del 416-bis: gli elementi costitutivi della fattispecie (intimidazione, assogettamento ed omertà) sono considerati degli strumenti che devono essere a disposizione dell'organizzazione,ma dei quali non è necessario l'utilizzo ai fini della configurazione del reato. Questa interpretazione permette di rendere applicabile la legge non solo alle Mafie storiche ( Cosa Nostra, Camorra e 'Ndrangheta) ma anche alle nuove Mafie (ad esempio Mafia Capitale) poiché, pur tenendo conto dell'esperienza storica e sociale,crea uno strumento giuridico autonomo.

Un altro aspetto  molto controverso è il concorso eventuale di persone nel reato di associazione mafiosa ( il conconrso esterno), lo stumento con cui si reprimono le condotte di contiguità all'organizzazione criminale che,spesso, non sarebbero altrimenti sanzionabili.
Questa norma nasce da due articoli del codice penale, rispettivamente il 110 ( che disciplina il concorso di persone nel reato che infligge a chi, pur non commettendo materialmente il fatto tipico, agevoli o istighi qualcuno a compierlo) e il 416-bis. La sua applicazione in concreto è molto difficile.
I dubbi sulla configurabilità del concorso eventuale in un reato associativo, la carenza di precisone della norma e la necessità di un intervento legislativo, sono alcune delle questioni controverse riguardanti questo istituto.
Per molti anni è stata messa in discussione la compatibilità della previsione del articolo 110 con il reato di associazione mafiosa. La giurisprudenza con una serie di sentenze della Suprema Corte di Cassazione, si è espressa a favore della configurabilità ed ha sviluppato dei criteri sempre più chiari e precisi per regolarne l'applicazione. Ad oggi è stato raggiunto un livello di precisione tale “che fa accaponare la pelle l'idea di una tipizzazione legislativa” afferma Turone. Tuttavia,non mancano casi dove si nega la sua applicabilità. A Catania,recentemente, un gip ha definito il conorso esterno una figura che non esiste,inventata da Falcone e Borsellino. Episodio su cui Ilda Boccassini si esprime con fermezza: “Con una magistratura sciatta si rischiano aberrazioni come quella della negazione”.

Nel libro Turone affronta le controversie legate all'applicazione del 416-bis con una costante attenzione al rispetto dei principi costituzionali di legalità e offensività. In particolare adotta un atteggiamento critico nei confronti del “diritto penale d'autore”,cioè concepito per reprimere la persona in quanto tale, sostenendo invece il “diritto penale del fatto” (con cui si punisce la condotta oggettiva).

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