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02/02/16

Le mani della ‘Ndrangheta a Brescia: inizia il processo

Le mani della ‘Ndrangheta a Brescia: inizia il processo                                               


Oggi,  2 febbraio 2016, la aule del tribunale di Brescia affrontano temi inusuali: si parla di 'ndrangheta.
Da una parte va in scena l'inizio del processo Mamerte dall'altra l'udienza
preliminare del filone lombardo dell'inchiesta Aemilia. 



Mamerte


A seguito del rinvio a giudizio per tre persone (Giuseppe Piromalli, Salvatore
Rachele e Giovanni Tigranate) a cui viene contestato il reato di associazione
mafiosa, ex art. 416 - bis, il giudice è chiamato a verificare la sussistenza degli
elementi costitutivi dell'associazione di stampo mafioso. L'esito positivo delle
ipotesi accusatorie, e la conferma nei successivi gradi di giudizio, sarebbe un
evento di grande importanza, in quanto costituirebbe una delle poche
sentenze giudiziarie che certifica la presenza di gruppi criminali di stampo
mafioso sul territorio bresciano.
Tuttavia possiamo prescindere per un istante dagli accertamenti giudiziari e
provare a fare un ragionamento di altra natura:  se anche la tesi dell’accusa
dovesse cadere, i fatti emersi dalle indagini delle forze dell’ordine impegnate
nell’operazione Mamerte, corroborati e legati ad altri accertamenti di
operazioni precedenti, pongono in risalto dinamiche e relazioni allarmanti che
cercheremo di illustrare.
E’ importante che a tali vicende e riflessioni venga riservato il giusto spazio dai media locali in modo che l’opinione pubblica sia ben informata delle dinamiche mafioso-affaristiche in atto e possa quindi mettersi in atto un azione di
 contrasto preventivo.

L'indagine, denominata Mamerte ( il riferimento è al gruppo di Calabresi di
Oppido Mamertino,  Infra), racconta l' evoluzione di un gruppo criminale
originario della Valtrompia dedito al traffico di sostanze stupefacenti.
Nello specifico si segnala la presenza di tre sottogruppi, uno dei quali, allo
scopo di ampliare il proprio business, ha cominciato a rapportarsi con i
Mamertini, personaggi legati alla 'ndrangheta calabrese. Secondo gli inquirenti il fine sarebbe stata la creazione di una locale di ‘ndrangheta con cui
controllare il settore degli stupefacenti e prendere il sopravvento rispetto alle altre realtà criminali del territorio.

Locali nel bresciano

La locale è l'unità base dell'organizzazione 'ndranghetista: stiamo parlando di
un'unione di famiglie, confederate al fine di controllare un determinato
territorio e i suoi business.
La zona della Valtrompia non è nuova a questi scenari. Già nel 1994 con
l'operazione giudiziaria "Notte dei fiori di San Vito" si venne a conoscenza della presenza di una locale di 'ndrangheta sul territorio.  L'indagine era rivolta
contro il clan Mazzaferro che aveva come centro operativo principale il
capoluogo lombardo.
Dalle indagini era emerso tuttavia  come membri di rilievo del clan fossero a
capo proprio della locale di Lumezzane.
Alcuni di essi, a distanza di quindici anni, sono coinvolti nelle attuali vicende.

 Non è la prima volta quindi che si parla di locali in provincia di Brescia. Un'altra operazione dei primi anni duemila, denominata "'nduja", sosteneva l'esistenza di una locale sul territorio fra Bergamo e Brescia. Tesi che però non ha retto i
tre gradi di giudizio.



Orzinuovi: summit e capretti


Il 27 Novembre del 2007, presso un cascinale orceano, si è tenuto quello che
potrebbe apparire come un semplice ritrovo conviviale tra conoscenti; in realtà questo incontro, come altri tenutisi a scadenza periodica, rappresenta un vero e proprio summit mafioso, utile a stringere alleanze e ad elaborare nuove
strategie operative per il sodalizio criminale.
In quell'occasione, secondo gli inquirenti, sarebbe nato il proposito di dar vita a una locale di 'ndrangheta e di stringere un'alleanzaza con dei calabresi di
Oppido Mamertina.
È stato un evento che ha avuto risalto sulla stampa locale per il ritrovamento di un capretto, sgozzato; fatto che fa subito pensare alla 'ndrangheta e ai suoi riti e simbologie arcaiche.
Colui che ha reso possibile l'avvicinamento fra i due gruppi ed è stato
essenziale nell' organizzazione del summit è Luca Sirani.
E'originario di Chiari ed è coinvolto in vicende giudiziarie comprendenti reati
quali riciclaggio, associazione di stampo mafioso e in particolare anche collegamenti con la Banda della Magliana.  Era in rapporti con Antonio Nicoletti,  il
figlio di Enrico ( il secco di romanzo criminale). Sirani, assieme a  Francesco
Scullino, è tra i protagonisti del filone dell'inchiesta legato a criminalità
economica. Luca Sirani è stato condannato in abbreviato a 5 anni e sei mesi mentre Sirani è stato rinviato a giudizio per 416 semplice (associazione per
delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali).
Tra i presenti al summit di Orzinuovi si registra la presenza di Vincenzo Natale
che assieme al fratello Rocco, come emerge da un altro procedimento giunto al primo grado di giudizio, è protagonista  dell'universo Conar. I due sono
calabresi di Oppido Mamertina e sono considerati vicini alla 'ndrangheta locale. Nel processo a loro carico sono stati condannati nel luglio scorso in quanto
assieme ai fratelli Moretti, Ennio e Renato (il primo ex consigliere regionale
della lega nord),  erano parte di un meccanismo associativo finalizzato alla
commissione di reati tributari  realizzati avvalendosi di società cartiere.
Il summit di Orzinuovi lega, quindi sia i mafiosi calabresi ,      desiderosi di
espandere i propri traffici di droga, sia alcune figure, diciamo pulite,  con
interessi nell'economia legale e anche in politica.
Si tratta di due mondi, quello dell'illecito e quello del mercato legale , che
dialogano e si alimentano a vicenda.

Il Processo

L'inchiesta riguarda fatti accaduti fra il 2007 e 2008 ed è strutturata in due
filoni principali: una parte il 416-bis, indagine condotta dai Carabinieri, e una
seconda parte condotta dalla Polizia di Stato e Guardia di finanza , rivolta a
reati economici. Nel l'udienza odierna si sono svolti gli atti preliminari al
dibattimento che hanno riguardato prevalentemente l'ammissione dei
 testimoni.
La prossima udienza avrà luogo il 21 Giugno 2016, data in cui il Pm titolare del caso, Paolo Savio, porterà a testimoniare in aula i Carabinieri in merito al reato di associazione mafiosa.
Noi saremo presenti e vi terremo aggiornati.


Filone lombardo Aemilia

A seguito della celebre operazione Aemilia, conclusasi nel 2015, sono stati
arrestati per vari reati (  associazione mafiosa, usura, estorsione, intestazioni
fittizie, reimpiego illecito di capitali, detenzione illegale di armi  ) circa 160
persone.
L'immensa operazione ha toccato anche il territorio lombardo, in particolare il mantovano e il cremonese dove sono state scoperte importanti 'ndrangheta
facenti capo a Nicolino Grande Aracri.
Inoltre è stata portata alla luce una rete di corruzione che ha intaccato l'ex
sindaco di Mantova e addirittura senatori della Repubblica.
Nicolino viene rinviato a giudizio con l'accusa di essere a capo di
un'associazione di stampo mafioso operante in Lombardia (i tribunali bolognesi e catanzaresi nel frattempo celebrano processi paralleli a suo carico).
La data fissata per il dibattimento è il 4 Aprile 2016 presso il tribunale di
Mantova

Aggiornamento del 16/9/2016

Come richiesto dal legale di Luca Sirani pubblichiamo il seguente testo:


"Con riferimento ai seguenti articoli:


-Le mani della ?Ndrangheta a Brescia: inizia il processo

-Nuova mafia a Brescia: 3 rinvii a giudizio per Associazione mafiosa

nel quale il Sig. Luca Sirani è rappresentato quale soggetto avente contatto con la 'Ndrangheta calabrese, si precisa che il Pubblico Ministero, relativamente ai fatti di cui ai citati articoli, non ha contestato al Sig- Luca Sirani - bensì ad altri soggetti - il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (vedasi sentenza GIP Tribunale di Brescia n 1243/2015). Il Sig. Luca Sirani non è dunque coinvolto nei legami con la Ndrangheta Calabrese a cui si riferiscono gli articoli sopra indicati"


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