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28/09/15

"Nuova mafia" a Brescia: 3 rinvii a giudizio per associazione mafiosa

Gli approfondimenti di Andrea Mihaiu per l'edizione di venerdì scorso del settimanale ChiariWeek:

La sentenza di lunedì (vd articolo sottostante, ndr) è solo un passaggio intermedio del complesso procedimento penale nato da «Mamerte», l’indagine che ha cercato di mettere nuovamente a fuoco la presenza della ‘ndrangheta nel nostro territorio.
La condanna di Luca Sirani riguarda infatti solo il filone concentrato sui reati di natura fiscale e finanziaria. Reati commessi nell’ambiente torbido e malavitoso al centro del secondo filone:
quello che sempre lunedì ha visto Giuseppe Piromalli, Salvatore Rachele e Giovanni Tigranate rinviati a giudizio dal Gup per «416 bis», ovvero per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.
La tesi accusatoria che dovrà essere dimostrata a processo è questa: Piromalli, Rachele e Tigranate sono accusati di avere costituito una nuova ’ndrina nel bresciano emancipandosi dal «mandamento» già insediato a Lumezzane e prendendo contatto con soggetti di origine calabrese trasferitisi nel bresciano nel corso degli ultimi anni: i «mamertini», appunto, ovvero i calabresi di Oppido Mamertina.
Questo tentativo di affrancamento e di contatto sarebbe stato registrato già durante l’attività investigativa dell’operazione «Centauro», e mediato, sostengono gli investigatori, da Luca Sirani e da Francesco Scullino, originario di Oppido e in relazioni d’affari accertate con Sirani. E’ nel quadro di questa «progettualità criminale» orientata al controllo del territorio che sarebbe avvenuto l’incontro - ricco di rituali di affratellamento - organizzato nel 2007 a Orzinuovi.
Della nuova organizzazione criminale Tigranate, residente a Lumezzane ma di fatto operante dalla Calabria, sarebbe stato il vero e proprio fondatore. Sarebbe stato lui a consegnare «il fiore» (nel linguaggio ’ndranghetista la gestione della ’ndrina) al vecchio capo Rachele.
Giuseppe Piromalli sarebbe stato il cavallino rampante incaricato di traghettare i soggetti della vecchia organizzazione all’interno della nuova.
L’udienza è stata fissata al 2 febbraio 2016.

CHIARI (mha)
Cinque anni e sei mesi di reclusione.
Questa la condanna che il Giudice per le udienze preliminari Enrico Ceravone ha deciso lunedì mattina per Luca Sirani.
Origini clarensi, classe 1965 e una serie di precedenti che vanno dal concorso in associazione mafiosa al riciclaggio, dal porto abusivo di armi fino a una grande vastità di reati finanziari, Sirani era finito in arresto l’ultima volta lo scorso anno nell’ambito di un’importante indagine contro la criminalità organizzata. L’accusa per lui era ancora una volta quella di aver commesso una lunga serie di reati finanziari e bancarotte fraudolente. Fatti commessi all’interno di un quadro  torbido e, sebbene il reato di associazione mafiosa non gli sia stato attribuito, in costante contatto con soggetti in odore di ’ndrangheta.
Secondo gli investigatori fu lui, insieme a Francesco Scullino, l’elemento di contatto che permise ad alcuni esponenti della ‘ndrangheta lumezzanese di incontrare altri criminali uniti in associazione operanti nel bresciano: i calabresi di Oppido Mamertina. Un contatto che sarebbe nato dall’esigenza dei «lumezzanesi» di affrancarsi da una ‘ndrina ormai poco operativa e di trovare compagni di malaffare più intraprendenti, più forti. La presenza dei mamertini aveva portato la Procura bresciana a etichettare l’indagine con il nome di «Mamerte». Alla stipula dell’accordo tra le parti stipulato nel 2007 all’interno di una cascina di Orzinuovi con capretti sgozzati e santini bruciati fu presente anche Scullino (Luca Sirani era assente, ma è ritenuto uno degli organizzatori del «meeting»). A quell’incontro fu registrata la partecipazione di Vincenzo Natale, prestanome di Enio Moretti e anche lui originario di Oppido Mamertina. 
Nonostante il preoccupante quadro criminale che ha permesso di individuare infiltrazioni in importanti appalti lombardi (dalla Pedemontana alle stazioni della metropolitana bresciana, fino alla realizzazione del casello autostradale di Brescia Centro), Sirani ha dovuto rispondere solamente ad accuse riguardanti i reati fiscali.
Per il Gup il valore delle somme certamente distratte e fatte transitare in paradisi fiscali ammonta a oltre 2 milioni di euro.
Nella medesima sentenza sono state pronunciate condanne per Giuseppe Fazio (4 anni e 8 mesi), per Rosina Punteri (8 mesi) e per Domenico Saraceno (6 anni). Luca Sirani non potrà ricoprire cariche all’interno delle imprese per dieci anni e, scontata la pena, dovrà essere sottoposto a libertà vigilata per un anno.


Aggiornamento del 16/9/2016

Come richiesto dal legale di Luca Sirani pubblichiamo il seguente testo:


"Con riferimento ai seguenti articoli:


-Le mani della ?Ndrangheta a Brescia: inizia il processo

-Nuova mafia a Brescia: 3 rinvii a giudizio per Associazione mafiosa

nel quale il Sig. Luca Sirani è rappresentato quale soggetto avente contatto con la 'Ndrangheta calabrese, si precisa che il Pubblico Ministero, relativamente ai fatti di cui ai citati articoli, non ha contestato al Sig- Luca Sirani - bensì ad altri soggetti - il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (vedasi sentenza GIP Tribunale di Brescia n 1243/2015). Il Sig. Luca Sirani non è dunque coinvolto nei legami con la Ndrangheta Calabrese a cui si riferiscono gli articoli sopra indicati"

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