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16/09/15

C’è la ‘ndrangheta in Val Gobbia, in tre in aula a febbraio



Tratto da un articolo de "Il Corriere della sera" di Brescia

Autore: Wilma Petenzi




C’è la ‘ndrangheta in Val Gobbia,
in tre in aula a febbraio

La procura contesta l’associazione mafiosa


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La ‘ndrangheta a Lumezzane non è un’invenzione. Metodi, rituali e codici di comportamento sono sbarcati dalla Calabria fino alla Valle Gobbia. Sono arrivati da tempo, da diversi anni. resistono saldamente e non paiono intenzionati ad andarsene. Ma soprattutto sulle rive del Gobbia è arrivata la gestione criminale degli affari. E per l’importazione e la diffusione della criminalità organizzata di stampo mafioso la procura di Brescia ha ottenuto il rinvio a giudizio di tre imputati. Giovanni Tigranate, Salvatore Rachele e Giuseppe Piromalli il prossimo 2 febbraio compariranno davanti ai giudici per rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso.
La procura contesta il 416 bis perché «davano vita a una associazione criminale di tipo ‘ndranghetistico operante a Brescia e nel distretto della corte d’appello di Brescia con Giovanni Tigranate e Salvatore Rachele con funzioni direttive e rivestendo i ruoli di capo coordinatori del gruppo bresciano affiliato a un sodalizio criminale radicato in Calabria nella frazione di Messigna di Oppido, finalizzato alla commissione di un numero indeterminato di delitti sia contro il patrimonio che contro le persone e in materia di traffico di stupefacenti e di detenzione di armi e materie esplodenti e comunque finalizzato ad acquisire in modo diretto e indiretto la gestione e il controllo di attività economiche o a realizzare profitti e vantaggi ingiusti». Per la procura gli indagati «si avvalevano delle condizioni di assoggettamento e di omertà» rafforzando il senso di appartenenza alla terra di origine, effettuando riunioni per disporre la suddivisione del territorio, l’adozione di rituali di iniziazione alla ‘ndrangheta, rispetto di una scala gerarchica, assistenza ai detenuti sostenendone le famiglie.
Ad aggravare la posizione degli associati il fatto che fossero armati. E non ne facessero mistero, perché proprio dalla minaccia delle armi traevano forza, consenso e sottomissione. Il rinvio a giudizio è stato deciso ieri dal gup che ha concluso l’udienza preliminare che vedeva alla sbarra 49 imputati per diversi reati che vanno dal traffico di droga al riciclaggio di denaro sporco. In aula il gruppo di uomini che operavano in Valtrompia e che, tentando di fare un salto di qualità nel 2007 decise di abbandonare l’unico filone criminale che seguivano - il traffico di droga - per allargare i loro interessi anche ad attività più redditizie. Il salto di qualità fu reso possibile dall’alleanza - secondo la ricostruzione della procura - con gli uomini saliti al Nord da Oppido Mamertina. In udienza preliminare alcuni indagati sono stati prosciolti. E sono state comminate anche le prime condanne: Luca Sirani, per reati fiscali, è stato condannato a 5 anni e 6 mesi.

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