Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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dintorni, dove sono presenti i beni confiscati, dove c'è stato smaltimento illecito di rifiuti o un rogo doloso. Tutti gli eventi sono tracciati e tenuti aggiornati dallo staff della rete.

10/04/15

Perchè anche noi diciamo NO alla discarica Macogna

Alla Macogna noi ci siamo già stati, più di tre anni fa.
Ci eravamo andati durante le riprese del video-documentario che stavamo girando in collaborazione con la lista di rappresentanza universitaria Studenti Per-UDU Brescia (“Sei sicuro? La piovra a Brescia”, la parte sulla Macogna dal minuto 40’48”) per raccontare la storia del sequestro di una porzione della cava da parte della DDA di Brescia.
Per i 12 indagati finiti nel mirino della Distrettuale Antimafia l’accusa di aver conferito illecitamente “la terra di risulta proveniente dal cantiere ex Sobea del Comune di Mapello (BG-ndr) […] con conseguente ingente quantitativo di rifiuti trasportato e gestito, nell’ordine di circa 57000 metri cubi di terra, attraverso il deposito non autorizzato presso la Cava Macogna”.

Fra gli autotrasportatori finiti nell’inchiesta c’era anche Giuseppe Giglio, di origini Crotonesi ma residente a Gualtieri, in Provincia di Reggio Emilia. 
E fu proprio quel nome a farci squillare un campanello d’allarme.
Di lui, infatti, si parla in un’ordinanza emessa nel 2009 dalla DDA di Catanzaro: il pentito Angelo Cortese lo aveva definito il “bancomat” delle cosche crotonesi Grande Aracri, Nicoscia ed Arena.
Giglio, secondo il collaboratore di giustizia, “versava periodicamente somme di denaro senza bisogno di un’esplicita minaccia, al solo fine di garantirsi la piena tranquillità”.
Il sospetto che dietro quei trasporti abusivi ci fosse qualcosa di più di una semplice discarica abusiva ci sembrava legittimo, e non ci sbagliavamo.

A distanza di 3 anni, lo scorso Gennaio, il nome di Giglio è tornato alla ribalta, ma questa volta per una storia di mafia che ha scosso il nord Italia: l’operazione Aemilia condotta dalla DDA di Bologna (oltre 160 provvedimenti di custodia cautelare emessi dalle Procure di Bologna, Catanzaro e Brescia).
Giuseppe “Pino” Giglio, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, risulta essere, stando a quanto riporta l’ordinanza, fra gli organizzatori delle attività dell’associazione “con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, partecipare alle riunioni tra loro (riunioni di 'ndrangheta), concorrere con i capi dell'associazione emiliana ad individuare gli scopi concreti da perseguire e le occasioni da condividere e sfruttare al fine dell’allargamento dell’influenza dell’associazione, riconoscendo e rispettando le gerarchie e le regole interne al sodalizio e pretendendone il rispetto, mettendosi in tal modo a completa disposizione degli interessi della struttura (ciascuno apportando un contributo peculiare all’associazione) e così, svolgendo una funzione organizzativa compresa di potere decisionale, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo, godendo di una autonomia di azione riconosciuta dai capi dell’associazione stessa.”

In particolare, sempre secondo l’accusa, si occupava di “fatturazioni per operazioni inesistenti ed alla gestione di numerosi appalti (taluni come consapevole strumento di reimpiego di denaro ricollegabile direttamente a Nicolino GRANDE ARACRI), […] garantiva il collegamento tra i partecipanti all’associazione, mantenendo i rapporti con la “casa madre di Cutro”, e indirettamente anche con Nicolino Grande Aracri cui faceva pervenire denaro anche direttamente; individuava le linee di intervento del gruppo e le azioni di interesse comune; risolveva i conflitti insorti tra i partecipi; partecipava alla decisione delle azioni di ritorsioni nei confronti dei partecipi che contravvengono alle regole; metteva a disposizione dell’associazione le società commerciali a lui riconducibili e ne costituiva alcune ad hoc, individuando e coordinando l’opera dei prestanome e degli altri concorrenti; manteneva rapporti con imprenditori avvicinatisi alla cosca, e coordinava le attività compiute insieme a costoro; manteneva il rapporto a nome dell’associazione con altri clan di matrice ‘ndranghetistica (in particolare clan Ursino);

Interessante il racconto di alcuni pentiti che spiegano come Giglio fosse partito dalla Calabria con “un camion con le portiere bucate” e si era arricchito al nord attraverso il sapiente investimento delle somme messe a disposizione dai clan, attraverso false fatturazioni o movimenti in nero: “camminavano con camion con dei buchi di fianco, marci, hanno fatto un salto di qualità che io son rimasto quando l’ho visto ... mah ha trovato l’America qua”.
Ma cosa avevano di più, rispetto agli altri che stavano già su, per fare soldi?
Lo spiega ancora Angelo Cortese: “Ma veramente poco e niente perché questa è questione anche di fortuna, loro han trovato quel canale di questa ... il materiale inerte, in nero, nella zona di Brescia e Bergamo e là ... s’è capito che qua subito facevano i soldi, subito”. […]
Lui parte la mattina e fa Brescia, Milano, in tutte le parti c’ha affari. Io so di questo qua anche perché mio cugino, mi fece una confidenza, che GIGLIO ogni quindici venti giorni partiva da… da Gualtieri con la BMW X5 – c’ha una BMW X5 lui – con 80.000,00 euro contanti addosso, che andava a Brescia in una cava…  […] A pagare una cava dove aveva preso materiale lui in nero e quindi doveva pagarlo contanti”.

Emerge chiaramente dalle carte dell’operazione Aemilia come le nostre terre, ed in particolare le cave, fossero considerate dalla criminalità organizzata calabrese una grossa fonte di guadagno.

Il sequestro del 2011 di una porzione della cava Macogna arrivò anche grazie alle ripetute segnalazioni dei cittadini e delle Amministrazioni che cercavano di difendere il loro ambiente dai soprusi di persone senza scMacognarupoli.
Fu lo stesso sindaco di Berlingo, il compianto Dario Ciapetti, a raccontarcelo nell’intervista che ci rilasciò per il nostro documentario (qui il video integrale).

Per questo motivo abbiamo deciso di accogliere l’appello che il Sindaco di Berlingo ha lanciato alle associazioni e partecipare alla manifestazione di Domenica 12 Aprile contro l’autorizzazione concessa dalla Provincia per una discarica di rifiuti inerti proprio alla Macogna (per info clicca qui).

Lottare per la tutela del proprio territorio, della propria salute e della propria libertà è un diritto, ma anche un dovere di ogni cittadino.
Noi ci saremo!

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