Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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14/04/15

Estorsioni e ricettazione, arresti a Brescia e Cremona

Da www.bresciaoggi.it:
Una holding stratificata capace di diversificare le attività criminali insinuandosi come un virus nell'«organismo» di azi- ende debilitate che venivano salvate temporaneamente dal fallimento, spogliate di ogni bene anche attraverso il recupero coatto e di crediti insoluti e infine «rottamate» nell'inceneritore della bancarotta fraudolenta. Ma l'organizzazione italo-albanese si era specializzata anche nell'acquisto in leasing di escavatori e betoniere che, dopo il versamento di qualche rata, venivano fatte sparire, occultate in capannoni di Montichiari e Castiglione e piazzate sui mercati clandestini di Libia, Bulgaria e Albania. La «cupola» è stata smantellata dal blitz dagli agenti della polizia di Cremona e Brescia, che all'alba di ieri hanno eseguito 12 delle 17 ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip. All'appello mancano tre italiani e due albanesi.
FRA GLI ARRESTATI figura il presidente dell'Us Darfo Gezim Sallaku.
L'imprenditore 42enne è accusato di aver acquistato i mezzi d'opera ricettati, di occuparsi dunque di un segmento della complessa attività illecita legata a truffe, appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta e riciclaggio di denaro attraverso società edili e di movimento terra. E sebbene non sia stata contestata l'accusa di associazione mafiosa, non mancano i collegamenti con ambienti di 'ndrangheta, alla luce dei contatti tra Giovanni Iannone, 56enne residente a Cremona - considerato la mente dell'organizzazione - e personaggi vicini alle cosche calabresi. In effetti, all'inizio le indagini erano partite da Brescia con il sospetto di trovarsi di fronte a una struttura mafiosa. Ma il Gip ridimensionò il quadro e per competenza il fascicolo passò due anni fa alla procura di Cremona. L'inchiesta bis ha aperto nuovi scenari, fino all'epilogo di ieri.

Di associazione a delinquere devono rispondere Giovanni Iannone, 56enne originario di Isola Capo Rizzuto, suo figlio Antonio Iannone, 35 anni, crotonese, Carlo Iannone, 62 anni, fratello di Giovanni, Antonio Del Ponte, napoletano di 33 anni, e Stefan Dragos Babei, romeno di 34, tutti residenti a Cremona. Ora si trovano in carcere, accusati di far parte di un'organizzazione finalizzata alla truffa, all'appropriazione indebita, al riciclaggio, al falso documentale, al trasferimento fraudolento di valori, a tentativi di estorsione, distrazione di beni e dichiarazione fraudolenta con fatture per operazioni inesistenti. L'attività criminale, stando gli inquirenti, sarebbe stata portata avanti attraverso la costituzione di aziende come la Torrazzo Scavi, la Cremona Scavi, la Euro Beton, o attraverso l'acquisto di società, talvolta in chiare difficoltà, come la Top Beton, la Beton 69, la Edil Scavi, la Cremonese Restauri e la Ecoedile, poi intestate a un prestanome e secondo gli investigatori utilizzate per fare contratti di leasing o noleggio e appropriarsi di mezzi da lavoro senza versare le rate. Giovanni Iannone è ritenuto l'organizzatore del sodalizio e l'amministratore di fatto di gran parte delle società. Nelle diverse imprese, con vari ruoli, sono accusati di aver collaborato in attività illecita gli altri arrestati. Più defilata la posizione di due bresciani indagati. Oscar Bertini, 64enne di Lonato, è finito in cella perchè avrebbe occultato betoniere ed escavatori ricettati.
AI DOMICILIARI È FINITO Mattia Confortini, 55enne di Artogne accusato di aver nascosto in cambio di un compenso in un capannone di Castiglione delle Stiviere diversi mezzi d'opera sottratti dall'organizzazione. L'indagine della procura di Cremona prosegue ed è rivolta ora ai flussi finanziari e alla ricostruzione del cosmo di società utilizzate per portare a termine le truffe acquistando materiali che non sarebbero mai stati pagati, ma soprattutto mezzi pesanti, betoniere, camion pompa e macchine di movimento terra, di enorme valore commerciale. Un giro stimato in decine di milioni di euro. La mole di intercettazioni telefoniche ha fatto emergere il fatto che per riuscire a farsi saldare crediti vantati dalle aziende in crisi che venivano rilevate l'organizzazione utilizzasse anche minacce.

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