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26/03/15

L’ombra della mafia dietro l’arresto di Manenti

Della storia del bresciano Manenti proprietario del Parma Calcio si è parlato tanto nelle scorse settimane.
L’avventura con il club ducale si è conclusa con l’arresto del patron, accusato di reimpiego di capitali illeciti.
Stando alle accuse Manenti avrebbe collaborato con personaggi vicini ad ambienti mafiosi.

Tratto da www.sportparma.com:

C’è di tutto nel film horror che sta vivendo il Parma negli ultimi mesi. Il culmine, o forse no, è stato raggiunto quest’oggi con l’arresto del presidente “fantasma” (come lo abbiamo definito più volte) Giampietro Manenti. L’imprenditore è stato arrestato con l’accusa di reimpiego di capitali illeciti. Nell’ambito della stessa indagine, arresti e perquisizioni sono state effettuate in diverse città italiane su provvedimento della Procura di Roma. In manette anche alcuni dipendenti della Ragioneria dello Stato. In tutto sono 22 i soggetti destinatari delle misure cautelari; una sessantina le perquisizioni effettuate dagli uomini delle fiamme gialle.
Tre mesi di intercettazioni, pedinamenti e controlli che hanno dimostrato anche presunti legami tra Manenti e l’organizzazione criminale e alcuni uomini legati alla ‘ndrangheta.
“Dall’indagine emerge che decine di milioni di euro sono tati ‘rubati’ a banche estere e contatti con uomini della ‘ndrangheta – scrive l’Ansa -. Il secondo filone di indagine dell’operazione della Guardia di Finanza di Roma, chiamato ‘Oculus’, ha individuato un pericoloso gruppo criminale che compiva in Italia e all’estero frodi informatiche, usava carte di pagamento clonate, reimpiegava capitali di provenienza illecita, e riciclava e autoriciclava soldi. Il tutto aggravato dal metodo mafioso. Uno degli episodi contestati è il tentato reimpiego in concorso con il patron del Parma Giampietro Manenti. Questi era in contatto con Angelo Augelli, assieme ad Adelio Zangrandi tra i vertici della banda. Entrambi sono stati arrestati. Il secondo episodio – continua l’Ansa che riporta i contenuti della conferenza stampa di questa mattina dove sono stati illustrrati molti dettagli dell’operazione delle fiamme gialle – ha riguardato l’accesso degli hacker al server di una banca svizzera con trasferimento di 5 milioni di euro a una società spagnola riconducibile a un commercialista di Grosseto, Guido Tori, arrestato. In questo caso è emersa la presenza di soggetti legati alla ‘ndrangheta, Michele Fidale e Ilario Ventrice, intermediari con precedenti per associazione mafiosa. Il gruppo criminale stava cercando di finalizzare altri due clamorosi trasferimenti di fondi per via informatica, per 10 milioni di dollari e dopo 3 giorni di altri 30 milioni di euro da una banca svizzera a un altro Paese europeo. Di qui l’accelerazione dell’indagine della Finanza e gli arresti per impedire il compimento di queste operazioni illecite compiute dagli hacker”.

LE PAROLE DEL PROCURATORE – “I 4,5 milioni erano stati messi a disposizione (di Manenti ndr.) con provviste finanziarie su carte di credito clonate attraverso l’uso delle somme in operazioni commerciali come sponsorizzazioni, gadget e abbonamenti allo stadio”, ha spiegato il procuratore aggiunto della Procura di Roma Michele Prestipino.
“Manenti era solo il terminale, doveva essere il beneficiario in contatto con uno dei componenti di questo gruppo di hacker, che operava sulla piazza di Milano. Sarebbe stato il beneficiario del trasferimento delle somme necessarie se fosse stato portato a compimento il trasferimento. È Manenti che ha contattato il componente di Milano. L’accusa nei suoi confronti è di concorso in reimpiego di capitali illeciti”.

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