Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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11/02/15

I veleni partiti dall’Australia abbandonati in montagna a Brescia

La storia, già raccontata un anno fa da Presa Diretta (dal minuto 1h 42min, le immagini sono davvero inquietanti) e da Andrea Tornago, è stata ripresa in questi giorni da www.corriere.it
All’articolo ed a quanto documentato da Giulia Bosetti aggiungiamo un particolare che ci riguarda da vicino:
del gruppo Catapano, che nel 2011 cercò di acquisire la Selca, avevamo già parlato su questo blog (qui e qui) raccontando la storia dell’imprenditore di Desenzano Dino Cauzzi.

E la nave va. Di navi, da Sydney ne sono partite almeno due, con 23mila tonnellate di rifiuti avvelenati. Hanno attraversato tre mari (Oceano Indiano, mar Rosso, Mediterraneo) prima di attraccare a Porto Marghera. Qui quei rifiuti hanno proseguito il viaggio in camion fino a Berzo Demo, piccolo comune sulle montagne di Brescia dove una ditta avrebbe dovuto renderli inoffensivi. Ma poiché l’azienda è falliti le 23mila tonnellate dal 2011 sono lì esposte alle intemperie e hanno cominciato a contaminare il ciclo dell’acqua. Storia esemplare del mondo diventato piccolissimo e dove un’industria agli antipodi dell’Italia ha convenienza a scaricare qui i suoi rifiuti scomodi, storia che può essere ricostruita tirando i fili di un’inchiesta chiusa a dicembre dalla procura di Brescia con la richiesta di rinvio a giudizio di cinque persone per reati fallimentari e ambientali.

Le persone rinviate a giudizio sono ex dirigenti ed ex titolari della Selca, azienda di Berzo Demo, comune di 1.700 abitanti dell’Alta Valle Camonica che ora si ritrova in casa le 23mila tonnellate esposte alle intemperie in un capannone industriale cadente; all’altro capo del filo che parte dall’Australia, troviamo invece la Tomago, colosso della lavorazione dell’alluminio, mittente della spedizione che non ha invece indagati nell’inchiesta. Nondimeno, è la Tomago che tra il 2010 e il 2011 decide di affidare alla Selca lo smaltimento di una gran massa di rottami ferrosi contaminati da fluoruri e cianuri, come recita il capo di imputazione formulato dal pm Claudio Pinto. Ma perché una multinazionale australiana decide di spostare i suoi rifiuti in uno sconosciuto paesino del Nord Italia? Perché - secondo quanto ricostruito dal Corpo Forestale di Brescia - la Selca di Berzo Demo avrebbe garantito che avrebbe “inertizzato” quei rottami, separandoli dai veleni.

E così il viaggio comincia. «Io me li ricordo gli autotreni che tra settembre e febbraio del 2011” invasero il paese, mi ricordo anche i camionisti che dopo le operazioni discaricano entravano qui con gli occhi arrossati» racconta Mauro Bernardi, titolare del ristorante “Vivione” che sorge proprio dirimpetto alla Selca. Secondo i calcoli dell’amministrazione comunale che attraverso l’avvocato Francesco Menini si è costituita parte civile nel processo, sono almeno 700 i Tir che da Porto Marghera sono risaliti fin qui nell’arco di quattro mesi. Ma la miracolosa operazione di “pulitura” da fluoruri e cianuri non si compie: l’azienda di Berzo va incontro a difficoltà finanziarie e viene dichiarata fallita e le 23mila tonnellate di rifiuti”made in Australia” restano abbandonate a se stesse. C’è anche un risvolto inquietante. In extremis arriva l’offerta d’acquisto per la Selca da parte del gruppo Catapano, ma proprio nei giorni della trattativa alcuni dirigenti di quest’ultimo vengono arrestati dalla procura antimafia di Padova e l’affare va a monte.

Ma del caso di Berzo Demo comincia a interessarsi la magistratura e si interessa anche la commissione parlamentare antimafia che lo inserisce tra le questioni più scottanti e pericolose, assieme alla «terra dei fuochi»: nel maggio 2011 l’allora comandante dei carabinieri di Brescia Marco Turchi viene ascoltato dalla commissione parlamentare per fare il punto della situazione, anche l’Arpa Lombardia installa apparecchiature per tenere sotto controllo fuoriuscite di sostanze pericolose e purtroppo la previsioni negative si avverano. «In alcuni pozzetti poco a valle della fabbrica - racconta Giovanni Battista Bernardi, sindaco di Berzo Demo - gli strumenti hanno già segnalato la presenza di fluoruri provenienti dalla Selca». Pochi metri sotto il sito abbandonati scorre il fiume Oglio, affluente del Po, terminale delle infiltrazioni. Che fare adesso?”Dalla Regione - racconta il sindaco - arriveranno 240mila euro per la messa in sicurezza dei rifiuti. Ma al massimo si potranno installare dei teloni di copertura; l’intera rimozione costerà milioni di euro. Abbiamo chiesto al curatore fallimentare, che ci risulta abbia già incassato 9 milioni dalla vendita di beni della Selca, di intervenire, ma non abbiamo ottenuto risposta- Di sicuro questo non è un problema che possiamo risolvere con le nostre sole forze».

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