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26/02/15

Brescia, un laboratorio contro le mafie

Articolo tratto da www.brescioggi.it:

Se ne è occupato il consigliere Roberto Pennisi, per cui il distretto di Brescia ricopre un significato particolare. E' infatti stato aggregato, da qualche mese, alla Direzione Distrettuale Antimafia che ha sede a Brescia. Per questo assumono un significato particolare, per lui, le pagine della Relazione Annuale 2014, che va da 1 luglio 2013 al 30 giugno 2014 della Direzione nazionale Antimafia, che vanno dalla 437 alla 444. Sono quelle dedicate al distretto bresciano e riportano tanto una dettagliata analisi quanto un elenco delle operazioni più importanti svolte negli ultimi tempi. E in quelle pagine, pubbliche solo da due giorni, ci sono riferimenti importanti alla situazione di Brescia e del distretto.
Ma l'inizio coincide con il triste richiamo a un aspetto che non viene mai meno negli interventi dei magistrati, ad ogni livello su Brescia: gli organici. «Il facilmente immaginabile carico di lavoro rende impossibile che i magistrati addetti alla DDA si occupino esclusivamente dei reati dicui all'articolo 51 co. 3 bis del codice c.p.p.» Solo dalla fine del 2014 è stata prevista una modifica del sistema, tale da far sì che i magistrati della DDA non possano essere destinatari di nuove assegnazioni ordinarie. Ma Pennisi evidenzia subito uno spunto molto importante nell'analisi del crimine nel distretto bresciano.
«AL DI LÀ DEI NUMERI e della statistica è l'esame della situazione crriminale del territorio bresciano che lo rende degno di particolare attenzione, sì da poter essere considerato un vero e proprio laboratorio di ricerca per l'intelligenza dei moderni fenomeni criminali».
Innanzitutto, secondo Pennisi, in quanto alla 'ndrangheta reggina si può dire che nel territorio bresciano «non sia strutturato in termini tali da potersi parlare del femomeno della «colonizzazione», tipico di quella che oggi si suole definire 'ndrangheta unitaria, ovverossia quel sistema criminale unitario (che non esaurisce, però, il genus della mafia calabrese che prende il nome di 'Ndrangheta) che vede nella provincia di Reggio Calabria il suo vertice ed in altre parti del territorio nazionale ed internazionale le sue propaggini, spesso non meno importanti del vertice medesimo, e dotate di una forte autonomia decisionale ed operativa. In altri termini pare proprio che della Lombardia, intesa non in termini geografici, bensì criminali , come distaccamento del crimine reggino in quella Regione, non faccia parte il territorio del distretto di Brescia».
Parlando poi della DDA bresciana, viene descritta come:«particolarmente presente in tema di attività
di contrasto del crimine organizzato manifestantesi nel suo territorio; e, d'altra parte non sarebbe certo mancata la rituale estensione delle investigazioni milanesi (o reggine) nel limitrofo territorio se le esigenze investigative lo avessero comportato e reso necessario, così come avvenuto per i territori piemontesi e liguri».
Peraltro «è accertata la presenza in territorio bresciano di manifestazioni 'ndranghetiste di segno corrispondente a quello che caratterizza altri territori settentrionali (leggasi Emilia e Romagna) in cui l'organizzazine criminale unitaria reggina non risulta essere presente». il riferimento è alla 'ndrangheta crotonese.
Ma nel Bresciano e in particolare nel distretto che fa capo a Brescia c'è anche dell'altro.«L'esistenza nel territorio del Distretto di fenomeni criminali organizzati connessi alla presenza di sodalizi di stranieri, spesso di etnie e nazioni diverse ma interagenti tra loro, il cui agire criminale inizia con il traffico di narcotici - svolto in grande stile, e con il requisito della transnazionalità, intesa nel vero e pieno senso di tale termine, che ha fatto ingresso nella nostra legislazione con la legge n.146 del 2006 - e poi prosegue con altre condotte delittuose che si alimentano dei proventi delle prime, proiettandole verso più elevate sfere dell'agire criminoso, sovrapponibile, dal punto delle sue dinamiche a quello delle mafie autoctone». E qui si fa un importante collegamento «Con gli immancabili rapporti instaurati con le varie espressioni della società civile (istituzioni, impresa, finanza) che con i sodalizi criminali si interfacciano, a volte anche collegandosi e/o legandosi, secondo quella tendenza che caratterizza ormai l'intero territorio nazionale e che, grazie alla "ricerca" bresciana, non può oggi ritenersi più esclusivo appannaggio delle "mafie" tradizionali».
Ma nella complessità del distretto bresciano si colloca anche la lotta alla criminalità legata all'ambiente e in particolare ai rifiuti. « Secondo un trend - scrive Pennisi - che già nel recente passato ha visto svolgersi pregevoli indagini, in tema di rifiuti consumati ad alto livello, vuoi quanto alla tipologia dei lavori pubblici in cui si sono inseriti, che per la presenza di persone ricoprenti alti ruoli istituzionali raggiunte attraverso pratiche corruttive, le investigazioni ambientali proseguono in un territorio particolarmente esposto a tale tipo di aggressioni criminali e dove, alla sofisticatezza delle medesime, si contrappone la non meno sofisiticata attività di indagine svolta dalla Procura bresciana, anche in questo campo definibile quale laboratorio in tema di azione di contrasto di tali condotte penalmente antigiuriche. Non meno, ed anzi forse più, pericolose di quelle cui tanta attenzione siè dedicata, consumatesi in territorio campano; se non altro perchè neppure il bagliore dei fuochi levantisi verso il cielo ha potuto segnalare la presenza di qualcosa di terribile nelle viscere della terra. E proprio per questo è richiesta, è di fatto si svolge, una investigazione di spessore ancora più consistente».

Mario Pari

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