Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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19/01/15

Ecomafie, Brescia finisce alla sbarra


Articolo di Mara Rodella
In aumento i reati di cementificazione abusiva con oltre 100 persone denunciate in un anno. Rifiuti tossici abbandonati a Rezzato, scorie sospette a Orzivecchi 
Storie e numeri sono impressi nero su bianco in 46 pagine. Dove la parola «Brescia» compare almeno una ventina di volte. E non è un vanto, visto che si tratta di «Ecomafia 2014», il rapporto stilato da Legambiente sugli illeciti ambientali. E che la premessa farebbe pure ben sperare: 29.274 infrazioni penali ambientali accertate in Italia negli ultimi 12 mesi, in calo del 14,2% rispetto all’anno precedente. 
Cemento abusivo
Brescia segna subito un punto in controtendenza. Perché nella nostra provincia il ciclo illegale del cemento segna un aumento (contro una diminuzione nazionale del 13%), con 51 casi intercettati, 101 denunce e 6 sequestri. Protagonisti gli «appalti truccati», che nell’aprile scorso avevano scosso anche gli uffici della Provincia di Brescia, con l’arresto dell’imprenditore Mariano Gaburri e di Pietro Bondoni, funzionario in Broletto: sotto la lente finirono alcune tra le più importanti arterie della Bassa.  
Traffico rifiuti
Il traffico illecito di rifiuti conta 30 procedure avviate al Nord. Anche a Brescia. E coinvolge 30 Paesi. Ma anche se «in Lombardia (che torna quarta) la catena di montaggio del ciclo illegale di rifiuti non si arresta mai» - scrive Legambiente - Brescia registra un calo, con le sue 38 infrazioni, 97 denunce e 29 sequestri. Non pochi. È il 9 luglio 2013 quando la procura di Brescia apre un’inchiesta perché nei comuni di Pompiano, Orzivecchi e Trenzano «potrebbero essere confluiti illecitamente i detriti prodotti dai cantieri della linea 5 della metropolitana di Milano». Tra i sospettati il titolare di un’azienda di movimentazione terra di Agrate Brianza, «già condannato in primo grado con l’accusa di essere affiliato alla consorteria di ‘ndrangheta di Morabito». Un mese dopo, il 19 agosto, in un capannone abbandonato di Rezzato i carabinieri trovano circa 7 mila litri di sostanze liquide «altamente tossiche» dentro decine di cisterne e bidoni. Meno di trenta giorni dopo e grazie agli accertamenti del Noe nei guai finiscono due imprenditori, di Sarezzo e Cazzago San Martino: in entrambe le aziende siderurgiche sarebbe stato accertato che gli impianti di emissione dei fumi non funzionavano correttamente ed erano privi della necessaria autorizzazione. 

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