Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

Clicca sulla mappa e scopri quali sono le allerte in provincia di Brescia e
dintorni, dove sono presenti i beni confiscati, dove c'è stato smaltimento illecito di rifiuti o un rogo doloso. Tutti gli eventi sono tracciati e tenuti aggiornati dallo staff della rete.

24/01/15

Allarme dei vertici antimafia: Brescia capitale dello smaltimento illecito dei rifiuti

Il Procurtore Pennisi: “L’ unico scopo al quale fino a questo momento è servita la Brebemi è stato per interrare rifiuti”

Da brescia.corriere.it:

Brescia e lo smaltimento illecito di rifiuti sono sempre più al centro dell’attenzione della Procura nazionale antimafia. La conferma arriva dalle parole dette un mese e mezzo fa da Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, e dal suo sostituto Roberto Pennisi, alla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Dichiarazioni in parte «secretate» e in parte pubbliche. E che faranno discutere.
«Brescia è uno dei punti sensibili del nostro territorio dal punto di vista dei traffici dei rifiuti - ha spiegato Pennisi, che diversi giorni al mese lavora anche nella procura di via Gambara -. Se non altro perché nel territorio bresciano si concentra un quantitativo estremamente rilevante di attività produttive che producono rifiuti, tant’è vero che l’unico scopo al quale fino a questo momento è servita la Brebemi è stato per interrare rifiuti». Parole pesantissime quelle di Pennisi, che si riferiscono alle indagini dell’antimafia (da pochi giorni ha una sede anche a Brescia) la quale recentemente ha effettuato anche un’ispezione a Roncadelle, su un cantiere connesso a Brebemi. Va anche ricordato che per lo smaltimento di rifiuti sotto la A35 è in corso a Bergamo un processo nei confronti dell’imprenditore Pierluca Locatelli. Per l’accusa ha smaltito scorie industriali (diversi camion provenivano dalla Portamb di Mazzano, specializzata in trattamento rifiuti) senza averle prima inertizzate, come impone la legge. E lo ha fatto anche sotto la tangenziale di Orzivecchi. Nelle verifiche dei periti della procura, in tre campioni di terra su 35 sono stati riscontrati livelli di cromo e altri metalli superiori ai limiti di legge.
I due super magistrati puntano il dito sulle opere pubbliche e sul movimento terra. «In diversi casi però sarebbe più opportuno parlare di delitti di impresa che non di delitti di mafia, perché sono le imprese che attivano il ciclo illegale di rifiuti, non le organizzazioni mafiose» ha aggiunto Franco Roberti.
I membri della commissione (tra i quali figura la bresciana Miriam Cominelli) hanno chiesto lumi anche sull’import di rifiuti industriali dall’Australia alla Valcamonica: quelli finiti alla Selca di Berzo Demo (società che prima apparteneva alla Union Carbide) per i quali sono finiti a processo i vecchi titolari dell’azienda, Flavio e Ivano Bettoni.
Altro allarme - che però non riguarda solo Brescia, ma l’intero sistema Paese - è quello riguardante il problema inverso, ovvero l’export di rifiuti soprattutto verso la Cina ed altri paesi asiatici ma anche in Nord Africa. Un problema sottolineato dal direttore dell’agenzia delle dogane (Giuseppe Peleggi) e da Rocco Antonio Burdo, direttore dell’ufficio intelligence della direzione centrale antifrode e controlli. «I rifiuti per poter lasciare il territorio nazionale dovrebbero essere trattati e bonificati» ha spiegato Burdo. Ma raramente succede, perché dei broker specializzati nella loro commercializzazione modificano codici e bolle d’accompagnamento, ed eludono i controlli ottenendo congrui profitti. Un ruolo di primo piano lo sta avendo la criminalità cinese: «si tratta di trafficanti di rifiuti che hanno piedi in Italia e in Unione Europea e la testa in Cina - ha confermato il sostituto procuratore Pennisi -. Un fenomeno estremamente complesso. Altro che camorra dei casalesi, che si limitava a buttare la spazzatura a casa propria».
Burdo conferma che da Brescia è partita una delle tre grandi inchieste italiane sul traffico di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee); «Prodotti che inizialmente sembravano riferibili all’attività di migranti che avevano messo nei container frigoriferi e lavatrici usate, perché venissero utilizzati nei Paesi d’origine. In seguito abbiamo visto che in realtà la raccolta in questi centri di stoccaggio era curata da esponenti della criminalità campana e che la spedizione in container, in particolare verso i paesi africani, era utilizzata dalla comunità campana, con il rischio di intombamento». Delle «finte» esportazioni fatte per evitare gli elevati costi di trattamento e bonifica: quei rifiuti non sarebbero mai arrivati in Africa, ma sarebbero stati smaltiti irregolarmente in Italia.

Nessun commento:

Posta un commento

Per evitare SPAM o la condivisione di contenuti inappropriati ogni commento verrà visionato da un moderatore prima della pubblicazione.