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19/11/14

Night club e prostitute: 31 indagati, due carabinieri in carcere


Quest'estate avevamo riportato le notizie qui e qui la notizia di un'operazione dei carabinieri della compagnia di Chiari che aveva portato al sequestro di due locali notturni e di una sala bingo e soprattutto all'arresto di 11 persone, tra le quali due carabinieri, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.
È notizia di oggi che le indagini condotte dalla Procura di Brescia sono quasi concluse così vi riportiamo l'articolo di BresciaToday che spiega come si è evoluta la vicenda fino a oggi. 

Da BresciaToday.it
Si chiudono le indagini della Procura di Brescia sull'inchiesta tra night club e prostituzione, sull'asse Bedizzole-Mazzano-Rovato. Sette arrestati, tra cui due Carabinieri, altri 31 indagati  
Il Lap 69 tra Mazzano e Bedizzole, la Sala Bingo, il Burlesque di Rovato: i luoghi intorno a cui tutto ruotava. Un giro di escort e prostituzione che ha portato all’arresto di sette persone, tra cui due Carabinieri, in carcere dallo scorso luglio, oltre all’iscrizione nel registro degli indagati di altri 31 soggetti.  
Indagini verso la chiusura, e i conti che ora cominciano a tornare per davvero: una vera e propria associazione per delinquere, in cui erano ben delineati ruoli e compiti, con una gerarchia quasi militare. Ragazze in arrivo soprattutto dall’Est Europa, che si prostituivano nei vari locali con prestazioni da 50 a 100 euro, da dividere a metà tra le ragazze stesse e i vari ‘papponi’.   
Tra gli arrestati anche padre e figlio, che gestivano il passaggio nei locali, trattavano con i clienti, procacciavano le escort. In carcere anche due appuntati dei Carabinieri, uno di questi ai tempi in servizio alla caserma di Mazzano.   
Era lui l’uomo giusto, il vero braccio destro dell’organizzazione malavitosa: controllava lo svolgersi delle indagini, faceva sparire denunce e segnalazioni, offriva copertura ai movimenti degli organizzatori delle serate e degli incontri. Rispondeva celermente ai comandi dei ‘capi’ dell’organizzazione, tanto da chiudere al pubblico la caserma in caso di necessità.  
In cambio otteneva regali costosi, orologi e cellulari, perfino un’automobile, oltre a denaro in contanti. Un modus operandi che si ripeteva anche da parte del ‘collega’, in servizio invece nel cremonese.

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