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01/10/14

Resta impunita la strage di Urago Mella

Di nuovo tutto da rifare.

Da bresciaoggi.it:

La strage di via Zuaboni è tornata ieri per la seconda volta davanti ai giudici della Suprema corte. Accolto il ricorso dei Marino, ci sarà un nuovo processo. Una vicenda giudiziaria, originata da uno dei fatti di sangue più efferati mai verificatisi in provincia di Brescia. Un'intera famiglia massacrata a colpi di pistola e coltello il 28 agosto 2006. Morirono Angelo Cottarelli, 56 anni, la moglie Marzenne Topar, 41 anni, e il figlio sedicenne Luca.Si cercava del denaro, secondo i giudici d'appello. Così hanno scritto nelle motivazioni. Ma ci scapparono tre morti. Quelle di ieri sera sono state ore ed ore d'ansia per conoscere il verdetto della Suprema Corte. Per sapere se si sarebbe potuto mettere la parola fine a questi otto anni in cui si è passati da un palazzo di giustizia ad un altro. Ieri gli interventi dei legali si sono susseguiti fino al pomeriggio.
MA TUTTO si è rivelato più lungo che in altre occasioni. E si è dovuta attendere mezzanotte per conoscere la pronuncia della Corte di Cassazione. E non bisognerà attendere ancora per sapere se i cugini Vito e Salvatore Marino avranno un'altra chanches. E' stato disposto un nuovo processo d'appello a Milano.
Nelle motivazioni della seconda sentenza di secondo grado, si parla di «vittime barbaramente uccise» mentre per quanto riguarda la ricostruzione della strage è scritto: «Si può ritenere che la situazione, originata dalla ricerca di denaro, scopo indubbio dell' irruzione nell'abitazione dei Cottarelli, e condotta con modalità divenute via via violente ed estorsive, sia degenerata nella strage per il verificarsi di un imprevisto che ha obbligato i malviventi a un cambio di programma». Sarebbe «stato fatto partire un colpo» e a quel punto la necessità di togliere di mezzo qualsiasi possibile testimone. Il delitto fu scoperto la mattina del 28 agosto 2006. Solo Angelo Cottarelli era ancora in vita, ma lo rimase per poco, senza riuscire a fornire indicazioni utili ai poliziotti. Per Brescia fu un colpo terribile.
LA CITTÀ SI TROVÒ ad avere a che fare con altre tre persone ammazzate, dopo le quattro dei giorni precedenti. E in questo caso si trattava di un'intera famiglia. Le indagini quindi si svolsero in unclima d'altissima tensione. Nel giro di poche settimane l'inchiesta registrò la prima svolta: l'arresto dei due cugini trapanesi Vito e Salvatore Marino. Nei giorni successivi finì in carcere anche Dino Grusovin, d'origini triestine. Grusovin presto iniziò a collaborare con gli investigatori. Sostenne d'essere stato nella casa, ma di non aver preso parte alla strage. E nel processo con rito abbreviato venne assolto. Ma assoluzione fu pure, in dibattimento per i due cugini siciliani. Grusovin venne sottoposto a un programma di protezione. In seguito per i due cugini arrivò il processo di secondo grado. In questo caso tutto andò nelle direzione diametralmente opposta per Vito e Salvatore Marino che vennero condannati all'ergastolo. Ma riuscirono a far perdere le loro tracce e solo nei messi successivi vennero rintracciati e finirono in carcere. Questo fino al ricorso in cassazione. Perchè in occasione del primo ricorso davanti alla Suprema Corte, la situazione mutò drasticamente. La Corte di cassazione dispose infatti un nuovo processo d'appello con immediata scarcerazione dei due imputati.
IL SECONDO processo d'appello venne celebrato a Milano ed ebbe l'esito del primo: ergastolo. Nel frattempo anche per Dino Grusvin è arrivata la condanna in appello. Ha preso 20 anni per concorso anomalo. Non era presente quel giorno in quanto irreperibile da tempo. E' stato rintracciato in Svizzera ed estradato in Italia. Non sono quindi ancora finiti del tutto, a distanza di otto anni da quel terribile giorno, i processi per la strage di Urago Mella. Ci sarà un terzo processo d'appello.

Mario Pari

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