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23/09/14

Processo Moretti: i media bresciani assenti ingiustificati

Nel più totale silenzio da parte dei media cittadini proseguono le udienze del processo nato dall’indagine “Lupo” e che vede alla sbarra l’ex Consigliere Regionale leghista Enio Moretti, suo fratello e, fra gli altri, i fratelli calabresi Rocco e Vincenzo Natale.  
Un processo che sta mettendo in luce un intricato intreccio di rapporti tra l’ esponente della Lega Nord bresciana ed i due fratelli Natale, già noti alle cronache per le loro frequentazioni nel mondo della criminalità organizzata calabrese.
Molto interessante l’udienza odierna, durante la  quale abbiamo potuto ascoltare le parole del Luogotenente della compagnia di Chiari della GdF Antonio Romano, coordinatore delle indagini.
Per un approfondimento sul dibattimento vi rimandiamo alla prossima edizione del settimanale “Chiari Week” (unico organo di stampa presente oggi in Aula) in edicola venerdì, quello su cui invece vogliamo focalizzarci ora è la totale mancanza di attenzione da parte dei media bresciani.
Fa specie, molta specie, constatare come un processo che vede coimputati un esponente di livello della Lega (oltre che ex Consigliere Regionale Moretti era il segretario della sezione clarense e membro dello Staff dell’ex Senatore ed ex Sindaco di Chiari Sandro Mazzatorta) e due fratelli calabresi in odore di ndrangheta non desti interesse nelle redazioni dei quotidiani cittadini. 
Non possiamo non essere critici nei confronti di un’informazione che non informa, perchè questa carenza, ormai cronica, è stata in parte responsabile dell’avvento silenzioso della criminalità organizzata sul nostro territorio.
Per combattere la mafia è necessaria una presa di coscienza da parte dei nostri concittadini, ed in questo i media hanno un ruolo fondamentale: se non funzionano loro non possiamo funzionare neanche noi.
Per questo motivo auspichiamo che il processo venga seguito con interesse ed attenzione da tutti i giornali cittadini. 

Per capire meglio di cosa stiamo parlando vi riproponiamo l’articolo datato  Settembre 2013 uscito a firma Wilma Petenzi sulla pagina locale del Corriere della Sera:  

L'ombra della 'ndrangheta sul prestanome di Moretti

Relazioni altamente pericolose per Enio Moretti, l'ex consigliere regionale leghista arrestato l'altra mattina insieme al fratello Renato e ai fratelli calabresi Vincenzo e Rocco Natale dagli uomini della Guardia di Finanza di Brescia e di Chiari per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, distruzione di scritture contabili e caporalato.
L'ex consigliere regionale - da martedì anche ex segretario della Lega di Chiari e ex presidente di Chiari Servizi - aveva scelto come prestanome Vincenzo Natale, calabrese di Oppido Mamertina, nella piana di Gioia Tauro. Una scelta decisamente ad alto rischio. «Una persona non nuova a attività di indagine - ha commentato il procuratore Fabio Salamone - per la contiguità ad ambienti calabresi di criminalità organizzata».
E proprio da un monitoraggio sull'infiltrazione della 'ndrangheta in territorio bresciano sarebbe emerso il rapporto tra Vincenzo Natale, il fratello Rocco (consulente tributario che gestiva tutta la contabilità del gruppo Moretti) e Enio Moretti. Vincenzo e Moretti sono stati controllati un paio di volte in Calabria: erano insieme.
Vincenzo sarebbe il personaggio più di spicco, figura pure in una società insieme a un personaggio che la procura di Brescia considera di spessore, già finito nei guai per essere il riciclatore della banda della Magliana e della 'ndrina dei Facchineri. E mentre la Procura approfondisce la frequentazione tra i Natale e Moretti, la Guardia di Finanza attraverso un controllo incrociato arriva a ipotizzare che l'ex consigliere leghista, indagato da dicembre anche per «spese pazze» in Regione e fino ad aprile portavoce dello staff del sindaco di Chiari, stia facendo ricorso a false fatture nella sua attività imprenditoriale.
Il sospetto viene da alcune incongruenze nei conti: nel passivo di Moretti ci sono alcuni costi per acquisti effettuati in una impresa intestata a Vincenzo Natale, ma quest'ultimo nel periodo preso in esame dalla Finanza non presenta neppure dichiarazione dei redditi. E sì che le voci non sono da poco, ma il totale sfiora gli ottocentomila euro. Scattano quindi i controlli e le intercettazioni su richiesta dei pm Paolo Savio e Antonio Chiappani.
Il risultato dell'inchiesta «Lupo» ha portato all'esecuzione l'altro giorno di quattro misure cautelari agli arresti domiciliari.
«Abbiamo avuto conferma - è la sintesi del comandante della Finanza colonnello Bonifacio Bertetti - che Moretti avvalendosi di Vincenzo Natale aveva costituito una serie di "cartiere" per emettere fatture per operazioni inesistenti». Un giochetto per creare crediti Iva fittizi utilizzati soprattutto per compensare i contributi dei lavoratori dipendenti.
«Vincenzo Natale - aggiunge il luogotenente Antonio Romano della Finanza di Chiari - era amministratore di tre delle 5 società (Maricar, Palio Immobiliare, Pdn, Cepi e Conar, quest'ultima amministrata dalla moglie di Enio Moretti, finita pure lei nel registro degli indagati, ndr) riconducibili a Moretti, ma non sapeva nulla di quello che amministrativa. Nei mesi di indagine sui fatti che dal 2006 arrivano al 2011 non ha mai ricevuto una telefonata da fornitori o clienti e anche i dipendenti non sapevano neppure chi fosse».
Gli equilibrismi fiscali sono serviti anche per mascherare lo sfruttamento della manodopera: nell'agosto 2011 una delle aziende di Moretti seguiva un cantiere a Ferrara: «Gli operai, in buona parte stranieri - aggiunge Romano - erano costretti a lavorare fino a 12 ore al giorno, sabato e domenica compresi per otto euro all'ora, dei 10 euro promessi, uno andava al caporale e un altro al sotto caporale»
I muratori erano impegnati in commesse private, ma anche in appalti pubblici, anche se gli inquirenti escludono che Moretti abbia sfruttato il suo ruolo politico per ottenere appalti.
A scopo preventivo la Finanza ha sequestrato beni immobili e mobili, tra cui orologi di lusso (Rolex, Franck Muller, Patek Philippe e Cartier), la villa con piscina a Chiari dove Moretti è ai domiciliari, alcune Audi e Mercedes. La Porsche lussuosa su cui Moretti si spostava era già stata venduta quest'estate. Martedì la Finanza ha controllato i documenti di Moretti a Chiari Servizi, oggi l'ex consigliere leghista - già condannato in primo grado a tre anni per bancarotta fraudolenta della Valmadrera - sarà sentito dal giudice. RIPRODUZIONE RISERVATA

Petenzi Wilma

Pagina 05
(26 settembre 2013) - Corriere della Sera

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