Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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03/09/14

Agenzia bloccata, oltre 900 beni confiscati restano da destinare

Condividiamo il triste allarme lanciato da Libera tramite il proprio sito web.
Solo pochi giorni fa hanno destato gran scalpore le parole di Riina, intercettato durante una conversazione con un boss della Sacra Corona Unita nel carcere di Opera, nei confronti del fondatore di Libera don Luigi Ciotti. Ad "infastidire" l'ex boss dei Corleonesi sarebbe l'ottimo lavoro che don Luigi con la sua associazione svolge da anni sui beni confiscati.
Colpire le mafie privandole del loro patrimonio economico è diventata senza dubbio una delle strategie più efficaci nella lotta alla criminalità organizzata, e le parole di Riina lo dimostrano.
E allora crediamo che la miglior risposta che le Istituzioni possano dare a queste minacce non siano gli attestati di stima o di sostegno, ma i fatti. Uno di questi, ad esempio, potrebbe essere smetterla di perdere tempo e nominare finalmente il Consiglio direttivo dell'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, in modo di poterle permetterle, finalmente, di lavorare.

Da www.libera.it:
Destinazioni dei beni confiscati alla criminalita' organizzata ferme a gennaio 2014: da allora sono oltre 900 i beni che aspettano di essere destinati, ma manca un decreto del presidente del Consiglio che nomini il consiglio direttivo dell'agenzia, senza il quale non possono essere destinati altri beni. Dopo il richiamo di don Ciotti sull'urgenza di intaccare il patrimonio economico delle mafie rispondendo alle minacce del boss Riina rese pubbliche in questi giorni, torna a far discutere la lentezza burocratica delle istituzioni italiane. A denunciare i ritardi e' il responsabile per i beni confiscati di Libera, Davide Pati, che al governo chiede un intervento immediato affinche' l'agenzia torni a funzionare. Uno stop di sei mesi. L'agenzia per i beni sequestrati e confiscati e' ferma dagli inizi di marzo. A fine febbraio, infatti, l'ex direttore dell'agenzia, il prefetto Giuseppe Caruso, e' andato in pensione. Da allora ci sono voluti ben tre mesi e mezzo per nominare il suo successore, il prefetto Umberto Postiglione, durante il Consiglio dei ministri del 13 giugno scorso. Una nomina che rispondeva all'urgenza di rimettere in moto una macchina che riceve costantemente beni da destinare, ma che per farlo ha bisogno di tutto il consiglio direttivo al completo. ''Oggi viviamo il paradosso che a distanza di oltre due mesi e mezzo dalla nomina del nuovo direttore - spiega Pati -, quando tutto sembrava essersi risolto, alla fine siamo al punto di partenza perche' l'agenzia oggi non puo' destinare beni perche' non c'e' un decreto del presidente del Consiglio dei ministri che nomina il consiglio direttivo, cioe' gli altri quattro membri oltre al direttore''. Oltre 900 beni in attesa. In Commissione antimafia, spiega Pati, il prefetto Postiglione ha parlato di piu' di 900 beni pronti per essere destinati, ma fermi in attesa della nomina del consiglio direttivo. Beni che attendono ora un cenno soprattutto dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. ''L'agenzia non destina beni da gennaio di quest'anno - spiega Pati -. A febbraio non c'e' stato nessun consiglio direttivo. La nomina del nuovo direttore e' arrivata a meta' giugno e l'agenzia e' ancora senza potere. Noi chiediamo con forza al governo che sblocchi questa situazione e che l'agenzia possa tornare ad avere pieni poteri''. Per Pati, il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie coinvolge una fetta importante dell'economia sociale del paese. ''In Italia abbiamo censito circa 500 tra associazioni, cooperative, comunita', gruppi e parrocchie che gestiscono beni confiscati dal nord al sud del nostro paese - racconta Pati -. Una spina dorsale dell'economia sociale e delle politiche di welfare. Chiediamo che queste realta', che in questi anni si sono rimboccate le maniche per poter portare avanti percorsi di accoglienza, di inclusione sociale, ma anche di legalita' e di contrasto alle mafie, vengano sostenute''. Bene il governo sul ddl contro la criminalita'. Eppure, l'attenzione al tema non manca, anche da parte dell'attuale governo. ''Negli ultimi mesi - spiega Pati - sono state tante le occasioni di confronto sulla necessita' di introdurre modifiche al codice delle leggi antimafia per rendere le norme piu' efficaci sul contrasto al patrimonio delle mafie e per rendere effettivo il riutilizzo sociale dei beni confiscati''. La prima fumata nera, pero', e' capitata proprio a conclusione dell'esecutivo Letta. ''Nel gennaio scorso - spiega Pati - il governo Letta aveva presentato, grazie al lavoro della Commissione Garofoli, una proposta articolata e ben fatta. Quella proposta che doveva andare in consiglio dei ministri, ma poi ci furono le dimissioni di Letta''. A quel lavoro segui', poi, la relazione della Commissione antimafia. ''Un altro importante contributo all'analisi delle varie forme di criticita' che oggi si riscontrano - spiega Pati -, ma soprattutto soluzioni normative''. Infine il consiglio dei ministri di venerdi' scorso, con la presentazione del disegno di legge sul contrasto a criminalita' organizzata e ai patrimoni illeciti. ''Abbiamo accolto con favore l'impegno del Consiglio dei ministri che ha approvato un ddl sulla criminalita' economica - aggiunge Pati -, con una parte dedicata sull'agenzia nazionale e i beni confiscati. Non abbiamo ancora avuto modo di leggere i testi, ma auspichiamo che ci siano le norme da tempo attese, di rafforzamento della fase del sequestro, dell'agenzia nazionale affinche' abbia pieni poteri, e sulle aziende confiscate''.

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