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16/07/14

Ndrangheta: prestanome sequestrato e picchiato da 6 calabresi

Era successo a Novembre, e fin da subito avevamo percepito la gravità della vicenda (qui il post).
Le indagini della Squadra Mobile di Brescia hanno confermato quanto in molti sospettavano: dietro quel rapimento e quel pestaggio si nascondeva una storia di mafia.

Da www.ilgiorno.it\brescia:
Si è trattato di una vera e propria esecuzione 'di stampo mafioso', avvenuta nelle primo pomeriggio del 6 novembre 2013 in via Moretto a Brescia. Un uomo si stava dirigendo in banca per espletare le pratiche, quando è stato fermato, caricato su un furgone e picchiato con una mazza da baseball, pugni e calci da sei calabresi. Poi, abbandonato lungo l'argine del Mella.  Un'azione violenta per farlo desistere dal nominare una terza persona rappresentante legale di una societa' riconducibile a due degli indagati. In quest'ultima, l'uomo sequestrato faceva da prestanome. Soccorso dal personale del 118 era poi stato ricoverato al Civile, dove si era chiuso nel silenzio. 
Le indagini dell'operazione denominata Hazard, condotte dalla squadra mobile e coordinate dal sostituto procuratore Claudia Moregola, sono partite a seguito della segnalazione di un passante che, trovandosi casualmente in zona, ha notato l'uomo pieno di ferite. Sono così stati arrestati sei calabresi, raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare. L'accusa è di rapina, lesioni e sequestro di persona, con l’aggravante del metodo mafioso. Secondo a quanto si apprende i sei uomini sarebbero in contatto con la cosca Pesce di Rosarno.
Aggiornamento da www.bresciaoggi.it:
Il sequestro e le botte per costringerlo ad accettare le loro condizioni. Per la magistratura bresciana si è agito con metodo mafioso e in carcere sono finite sei persone, tutte d'origine calabrese e con accuse che a vario titolo vanno dal sequestro all'incendio, alla rapina e all'estorsione. Accuse aggravate, appunto, secondo la procura, dal metodo mafioso. Sono stati arrestati Martino Alessi, Giuseppe De Maria, Francesco Pantano, Giuseppe e Michelangelo Preiti, Rocco Zerbonia, tutti d'origine reggina, residenti nel Bresciano e nella Bergamasca.
ERA IL SEI novembre scorso quando, a Brescia, in pieno centro, in via Moretto, un calabrese è stato caricato con la forza su un furgoncino, picchiato e malmenato in via Orzinuovi e abbandonato lungo le rive del Mella. «È un' indagine importante - ha esordito Giuseppe Schettino, capo della Mobile bresciana - perchè alla fine è stato utilizzato il metodo 'ndranghetista nella nostra provincia». L'indagine è stata svolta dalla sezione criminalità organizzata di Brescia. «Si è trattato di una vera e propria esecuzione di stampo mafioso - ha spiegato Katia Riga, vicecapo della Mobile di Brescia -. L'azione è avvenuta nel primo pomeriggio in una via centralissima di Brescia, in via Moretto, nei pressi della BNL, ad opera di un commando di sei persone».
L'INDAGINE nasce da una segnalazione  arrivata intorno alle 14.30 del sei novembre: un passante che camminava casualmente lungo gli argini del Mella in via Orzinuovi incontra un uomo con ferite al volto e alla testa e chiama  le forze dell'ordine.
La Squadra Mobile lo identifica e scopre che si tratta di un calabrese, residente a Roncadelle. Viene ricoverato al Civile, 15 giorni di prognosi. Inizialmente parla poco dell'accaduto, ma sin dalla stessa giornata inizia a dare le prime frammentarie informazioni. Così riferisce che nel 2013 gli era stato proposto di diventare amministratore di una società di noleggio di videopoker. Nella trattativa, chi gli aveva fatto questa proposta era con un altro uomo che lui conosceva soltanto di vista in quanto sapeva essere il titolare di una sala giochi a Roncadelle.  La vittima si era già resa conto che il titolare occulto di questa società che si accingeva ad acquistare sarebbe stata la terza persona.
La trattativa in ogni caso è stata portata a termine. Quindi la vittima decide di acquisire l'amministrazione della società estromettendo la terza persona. E, soprattutto, decide di modificare le deleghe alla movimentazione dei conti correnti.
«Questo - ha detto Riga - spiega la sua presenza in via Moretto il sei novembre, dal momento che insieme al nuovo amministratore della società stava andando ad operare questa modifica sulle deleghe dei conti correnti».
MA C'È CHI non gradisce. La vittima viene avvicinata da un calabrese, tra via Moretto e via Gramsci . Si avvicina un altro degli indagati. Tra di loro ci sono due fratelli, personaggi di rilievo, poi arrivano anche gli altri. Caricano la vittima su un furgone e partono. Nel corso del tragitto lo percuotono con pugni e calci, gli legano una corda al collo, lo colpiscono con una mazza da baseball e prima d'abandonarlo lungo il fiume Mella lo minacciano con una pistola dicendogli:«Non sai chi siamo noi, conosciamo i tuoi parenti». E aggiungendo che se avesse cambiato le deleghe per la movimentazione dei conti, l'amministrazione della società, se la sarebbero presa con i parenti.
Nel corso del tragitto è stato anche rapinato del telefono cellulare e di mille euro. Le indagini da quel giorno proseguono e il gruppo appare, è stato detto ieri, come molto pericoloso. Si è al lavoro su un incendio a Mairano con collegamenti a colpi di pistola esplosi a Roccafranca. Nei giorni scorsi le indagini e l'ordinanza.
Mario Pari 

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