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01/06/14

Aziende in odore di mafia: è interdizione

dal Bresciaoggi di sabato 31 maggio (pag. 9)articolo di Mario Pari 
L’INCHIESTA. Si abbatte anche su alcune decine di imprese bresciane il provvedimento che impedisce di prendere parte agli appalti, a partire da Expo 2015 
Il Procuratore generale Pierluigi Maria Dell’Osso: «Occorre
che il nostro distretto
faccia da baluardo di legalità» 
Expo, un grandissimo evento. Ma, come si è visto, un evento che ha già avuto a che fare con la giustizia. Meno noto è che la macchina della giustizia e dei controlli fosse da tempo al lavoro per far sì che la grande rassegna del 2015 non abbia alcun problema con la legge. La mannaia dei controlli si è abbattuta anche su alcune aziende bresciane. Sono state destinatarie di «interdittive», provvedimenti che impediscono di partecipare alle gare d’appalto, perché si tratterebbe di aziende collegate con soggetti inquisiti o con la criminalità organizzata. 
Se poi si va a vedere la situazione bresciana delle aziende che, estranee ad Expo, sono state raggiunte da «interdittive» - ha spiegato ieri il Procuratore generale Pierluigi Maria Dell’Osso -, il numero sale ad alcune decine. Un quadro inquietante, che dà l’idea dei rapporti, mai smentiti, tra le aziende bresciane e le realtà contigue alla criminalità organizzata. Si tratta pur sempre di una piccola parte rispetto alla stragrande maggioranza di aziende oneste. Ma in questo periodo di crisi, assume un significato particolare. 
«Expo - ha ribadito il magistrato - è un grandissimo evento. Se andate un po' indietro nel tempo, vedrete come molte edizioni dell’ Expo abbiano lasciato dei segni importanti». 
E ha ricordato: «Io ho fatto parte fino a qualche settimana fa della sezione specializzata della Prefettura di Milano. Non è l'esposizione di Milano, è l'esposizione della Lombardia, di Brescia, d'Italia, l'esposizione dell'Unione europea. L'anno prossimo di questi tempi Expo sarà una realtà, anche sotto il profilo dell'attenzione degli aspetti antiterrorismo, degli aspetti legati alla lotta al riciclaggio e alla corruzione. E badate bene, non è solamente una corruzione di stampo mafioso». «Quella - prosegue - è sicuramente una delle armi che le mafie utilizzano come primo impatto, come arma di prima scelta, perché laddove trovi il soggetto corruttibile ci metti un’aliquota della ricchezza illecita e non ti devi più preoccupare. Dove non trovi il soggetto corruttibile, devi passare alle minacce e alle intimidazioni, poi alle esplosioni dimostrative». Ma aggiunge: «Accanto a questa corruzione, che è di grandissimo rilievo, sono in grande difficoltà quelle articolazioni mafiose delle quali siamo riusciti a individuare dove si trovavano le ricchezze illecite. Un esempio è il clan dei casalesi». Ma si va poi a finire sempre agli organici. È il caso di Brescia. «Come può Brescia - si chiede il magistrato -, con 21 persone che devono studiare le sentenze, studiare anche le strategie? Io mi sono già fatto portatore di queste istanze». 
Expo, prosegue Dell’Osso, vede centinaia e centinaia di imprese che hanno sede nel distretto o nella provincia di Brescia, Bergamo, Mantova o Cremona.TRA QUESTE vi sono appunto quelle che sono state destinatarie di «interdittive». Nella maggior parte si tratta di interdittive ordinarie antimafia. Non riguardano direttamente Expo, ma altri appalti. 
A questo punto, per il capo della Procura generale di Brescia «occorre che il distretto di Brescia faccia da baluardo di legalità, come se avesse un ruolo particolarmente attivo nel drenare e filtrare. Dobbiamo fare presto». La sfida di Expo quindi è iniziata ancora prima che il taglio del nastro avvenga e Brescia con la sua mole di prodotti, ma anche con l’intenzione di prendere parte agli appalti, può recitare un ruolo importantissimo. Che, a quanto si è appreso, non è solo quello espositivo. 

Gli organici 
Leonessa «Cenerentola» chiede altro personale 
I mali della giustizia bresciana sembrano tutti avere un minimo comune denominatore: gli organici. I vertici della giustizia bresciana non si stancano di ripeterlo. È accaduto anche ieri, quando, nel corso di un'ampia digressione, il Procuratore generale Pierluigi Maria Dell’Osso ha tracciato un’analisi del primo mese al vertice della Procura generale.E nel proprio intervento, davanti alla stampa, il magistrato è partito proprio dalla questione degli organici. 
HA RICORDATO, anche sulla base della propria esperienza di vicario alla direzione Nazionale Antimafia, che «il distretto bresciano presenta una realtà di criminalità organizzata multiforme altamente operativa, capace d'individuare tempestivamente ogni illecita prospettiva d'illecito arricchimento, d'interfacciarsi al bisogno con interlocutori istituzionali, di sperimentare infltrazioni nel tessuto economico sociale, senza remore con i complessi problemi di interazioni e di conflitti fra le varie consorterie criminali in competizione». 
Il magistrato è poi tornato sulla descrizione dell’area bresciana con i fenomeni criminali del confine a ovest, «l’effervescente galassia del Veneto» a est e a sud la «contigua area emiliana, con scambi osmotici all’interno dell’area».Questa, ha spiegato, «è la situazione che la Procura della Repubblica di Brescia si trova ad affrontare con 21 sostituti, 2 procuratori aggiunti e il Procuratore della Repubblica. In tutto 24 persone, per un bacino d’utenza di oltre 900mila persone». Il raffronto con Torino è impietoso: il capoluogo piemontese ha un bacino di poco più di un milione di abitanti, ma può contare su 62 magistrati per la Procura della Repubblica. Quanto a Milano, ha un milione 750mila abitanti e una procura della Repubblica con 85 inquirenti. 
«Non c’è da meravigliarsi - ha spiegato Dell’Osso - se guardando la media, per magistrato, dei procedimenti ci troviamo di fronte a numeri assolutamente non comparabili. Non si tratta di piccole differenze per distretto. Il distretto bresciano sfiora i due milioni di persone e ha 56 magistrati. Milano è un po' più del doppio, però i magistrati sono 167. Torino ha un bacino d'utenza di due milioni di persone e ha 137 magistrati. Genova ha un bacino d'utenza di un milione e 100mila persone e ha 66 magistrati. Brescia ha un milione e 900mila abitanti e 56 magistrati. Io ho tutti i dati perché ragiono su quelli per le interlocuzioni con le autorità competenti. Servono anche i numeri». 
C’È POI IL LAVORO svolto e da svolgere: «La procura di Brescia, per esempio, nel 2012-13 ha avuto una sopravvenienza di procedimenti penali di circa 36mila ed è riuscita con uno sforzo notevole a eliminarne 34.600 e passa».Ma nonostante si sia lavorato a ritmo elevato, la Procura della Repubblica di Brescia è stata dichiarata sede disagiata in due occasioni. Non ci sono domande per coprire i posti: «Un magistrato sa che si trova già sul groppone, prima di prendere possesso, 3.000-3.500 fascicoli che non farà in tempo a sfogliare».  

L’analisi 
Dal crimine economico alle mafie straniere 
A un mese dall’insediamento, ci sono state sorprese per il Procuratore generale Pierluigi Maria Dell’Osso, nel ricoprire il nuovo incarico bresciano? Pare proprio di no. L’esperienza alla Direzione nazionale antimafia, ma anche il precedente periodo lombardo, sono stati osservatori speciali. Ma non solo. E quando si tratta di passare in rassegna le forme di criminalità bresciana, non ha dubbi. Parte da quella economica. «È di grande importanza in una regione come la Lombardia. In città come Brescia, Milano, Bergamo, dove è concentrata la stragrande parte delle attività economiche. Ci sono le sedi delle banche, delle finanziarie, una realtà composita che si esprime non solo in termini fisiologici, ma ha dei risvolti di carattere criminale. Brescia, da questo punto di vista, è tra le realtà più sensibili a livello nazionale». 
Nell’elenco si arriva poi ad altre voci: criminalità organizzata e mafie straniere, un capitolo che secondo il magistrato richiede una trattazione specifica: «Una cosa però posso dire - aggiunge -: le mafie straniere rappresentano nel distretto di Brescia una realtà». 
CI SONO LE infiltrazioni dei russi, una realtà particolare, diversa. «Fino a questo momento - ha detto - abbiamo avuto indagini giudiziarie i cui risultati sono stati significativi, per quanto abbiano toccato un numero non molto alto di cittadini russi. I cittadini russi in ogni caso stanno aumentando con riferimento a un particolare fenomeno, quello degli investimenti. È in costante crescita il volume degli investimenti russi in beni. Nel distretto di Brescia risultano acquistate da russi ville di grandissimo pregio. Indirizzano i loro acquisti verso quei beni che rappresentano il top del settore. Succede per esempio nella Bassa gardesana. Mentre all’estero le mafie russe si muovono in altro modo, qui i russi investono grandi capitali». 
Difficile esimersi, nel contesto della criminalità, dall’analizzare il fenomeno della prostituzione. «È il caso della prostituzione nigeriana. Ci si è dovuti misurare con un fenomeno che è legato alla criminalità organizzata. In Nigeria ha storiche radici e capacità operative». 
E NON SI PUÒ trascurare la mafia cinese: «Per la stragrande maggioranza lavorano sottopagati per 12 ore al giorno e questo in alcuni casi ha assunto la forma della tratta degli esseri umani. Nel distretto bresciano il costo dello spostamento dalla Cina verso l’Europa costa dai 10 ai 14mila dollari. Chi vuole affrontare il viaggio deve avere simili disponibilità. Proprio Brescia alcuni anni fa portò a termine un’indagine relativa ai laboratori cinesi. Ne vennero scoperti a centinaia con persone che di fatto erano come ridotte in schiavitù». 
Il Procuratore generale nella conclusione del proprio intervento ricorda l’impegno del suo predecessore Nicola Maria Pace. Ma tocca anche uno dei temi che stanno più a cuore ai bresciani: le indagini sulla strage di piazza della Loggia: «La sentenza di Cassazione riconosce il lavoro che ho avuto modo di seguire, esprimendo pareri sul programma di protezione di Carlo Digilio, di Tramonte, di quando si pentiva e non si pentiva. Io, dalla Direzione distrettuale antimafia, quando me lo chiedevano me ne sono occupato. E c’è quella sentenza della corte di Cassazione, che è molto significativa. Il nuovo processo che si farà meriterebbe la sede bresciana, perché Brescia ha una ferita ancora sanguinante e tutto quello a cui può aspirare è che non sanguini più. Ma non sono ferite che si rimarginano. Si farà il processo d’appello, si farà la cassazione, riconoscendo la bontà del lavoro fatto tra mille difficoltà in quarant’anni a Brescia, istituendo una banca dati ad hoc». 
«Ci sono delle prospettive e per la verità a Brescia non mancano ancora degli aspetti che costituiscono oggetto attuale d’approfondimento e che potranno aggiungere qualche altra tessera al mosaico di conoscenza», aggiunge. Per finire con quel sogno della Dia che potrebbe diventare realtà prima della fine dell’anno.

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