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25/04/14

“Rastrellarono” hotel sul Garda, condannati i Catapano

Della storia dell’imprenditore desenzanese Lino Cauzzi avevamo già parlato tempo fa (qui il post).
Oggi si aggiunge un nuovo positivo tassello:
dall’edizione bresciana del Corriere della Sera di oggi l’articolo di Matteo Trebeschi.

Lui, Lino Cauzzi, imprenditore di Desenzano e proprietario di cinque alberghi, cercava dei soci disposti a investire capitali. Loro, i fratelli Catapano, avevano già truffato diverse aziende nel Nordest e volevano subentrare anche nella società di Cauzzi. Con minacce sì, ma anche con tanto di atti notarili per far apparire che formalmente era tutto regolare. Una storia tragica, quella dell’imprenditore gardesano, che nel 2009 è stato spogliato di tutti i beni.Uno degli alberghi sottratti a Lino Cauzzi
Ma ora, a distanza di cinque anni, il tribunale di Padova ha riconosciuto che Cauzzi e altri imprenditori erano vittime di un’associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, truffa e falsa scrittura. Sono questi i reati per i quali, a vario titolo, sono stati condannati alcuni esponenti del gruppo Catapano. Al vertice dell’associazione c’era Giuseppe Catapano il quale, davanti al Gup di Padova, ha patteggiato una pena a cinque anni di reclusione; tre anni e sei mesi invece al fratello Carmine Vincenzo, ritenuto il contabile della società; tre anni e due mesi a Luca Montanino, consulente dei Catapano. Pena sospesa invece per gli altri imputati usati come prestanome (Vittorio Gallina e Salvatore Avitabile) e per Bruno Rizzieri, un ex agente della polizia non più in servizio che ha patteggiato una condanna a due anni.
Un’associazione a delinquere, quella dei Catapano, che si muoveva con disinvoltura tra imprenditori in difficoltà e aziende alle prese coi debiti. Allo stesso Cauzzi, che aveva contratto mutui per 25 milioni, i Catapano avevano proposto di trasferire le sue proprietà in una società che poteva godere di finanziamenti europei. Il gruppo sapeva che il valore patrimoniale delle strutture era di 60 milioni di euro e quindi si trattava di un affare. Tra truffe e minacce, Cauzzi firma nel 2009 la cessione dei suoi alberghi davanti ad un notaio consenziente, oggi sospeso dall’Ordine e con una vertenza penale in corso. Una storia di criminalità che vive anche grazie alla complicità di colletti bianchi insospettabili. Senza di loro il raggiro non potrebbe apparire come una vicenda in apparenza pulita. Oggi Cauzzi si ritrova con un albergo distrutto e bruciato, quello di Marcaria, e un altro, a Cremona, in mano al tribunale fallimentare. Danni per i quali l’imprenditore si è mosso anche in sede civile avanzando una richiesta di risarcimento di oltre 50 milioni. Intanto un primo traguardo – quello della condanna penale - è stato raggiunto. E a Giuseppe Catapano il gup di Padova ha riconosciuto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Vietando a lui, al fratello Carmine e a Luca Montanino di esercitare qualsiasi ruolo direttivo in un’impresa per dieci anni.

Matteo Trebeschi

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