Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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29/04/14

Misteriosi incendi di autobus

Ogni tanto nella nostra Provincia capita che degli autobus prendano “misteriosamente” fuoco.
L’incendio di qualche giorno fa a Montirone, raccontato di seguito attraverso l’articolo tratto da giornaledibrescia.it, non è infatti il primo capitato nel nostro territorio. 

Fiamme alte una decina di metri e un fumo nero e denso avvistato a chilometri di distanza. Erano da poco passate le 20 di ieri quando nel piazzale della Bm carrozzerie di via Palazzo a Montirone, azienda specializzata nella riparazione di autobus urbani ed extraurbani, è divampato un incendio che ha distrutto un autobus di linea doppio, due furgoni, il cassone di un rimorchio e, parzialmente, un pullman incidentato. Al momento dell’incendio la carrozzeria era chiusa e, per fortuna, non si sono registrati feriti.

I primi ad arrivare sul posto sono stati alcuni vicini e Andrea, un agente di commercio che era da poco rincasato a Poncarale quando si è accorto delle fiamme e del fumo che si alzava dalla zona industriale di Montirone. Giunto in via Palazzo, ha potuto assistere all’arrivo di alcuni volontari della Protezione civile e dei Carabinieri di Bagnolo Mella.

La telefonata alla sede operativa dei Vigili del Fuoco di Brescia è arrivata alle 20.35 e dalla città si sono subito mosse un’autobotte e un’autopompa, mezzi supportati poi dai volontari della stazione di Verolanuova, chiamati in soccorso dei colleghi. Le tre squadre hanno dovuto lavorare per circa due ore prima di riuscire a domare le fiamme, che nel frattempo hanno letteralmente distrutto i quattro mezzi e, in parte, un quinto autobus.

Come dicevamo non si tratta del primo episodio in Provincia di Brescia: nel settembre 2011, infatti, un evento simile si è verificato nel Comune di Serle: http://www.reteantimafiabrescia.org/2011/09/distrutti-dalle-fiamme-quattro-bus.html.

La combinazione autobus-valle sabbia ci dà lo spunto per parlare dell’intreccio fra la famiglia Cuffaro (si, proprio quella dell’ex Presidente della Regione Sicilia ora in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa) e la ditta “Almici f.lli bus” di Vobarno. Ce lo racconta questo vecchio articolo del Corriere della Sera:

La sua giunta deve fare la legge regionale che recepisce la nuova disciplina nazionale del «noleggio di autobus con conducente», varata l' 11 agosto scorso. E l' imbarazzo è palpabile. Si dà il caso, infatti, che da molti anni la famiglia Cuffaro controlli un impero, piccolo ma ramificato, nel settore dell' autotrasporto e del noleggio degli autobus. Aziende che come molte altre, in Sicilia, hanno anche storicamente beneficiato dei contributi regionali previsti per le autolinee. La nuova legge regionale dovrà stabilire soprattutto «le modalità e i requisiti per il rilascio delle autorizzazioni». Un capitolo spinosissimo da quando si è scoperto che decine di licenze per l' autotrasporto rilasciate da Comuni del Trentino sono finite a ditte siciliane (una quindicina a una sola impresa con sede legale a Giardini Naxos, in provincia di Messina). E a dimostrazione di quanto il terreno sia minato, c' è il fatto che anche alcuni autobus della famiglia del presidente della Regione circolano con quelle licenze. Il factotum del gruppo imprenditoriale, Giuseppe Cuffaro, fratello di Salvatore, nei giorni scorsi ha dichiarato: «Di quelle licenze ne furono vendute mille nel Sud Italia, io ne presi cinque e la stampa attaccò me». Per concludere: «I miei guai sono cominciati quando Totò è diventato capo del governo regionale. Da quel momento i sindaci non mi hanno più voluto dare le licenze e tutti hanno avuto timore di fare affari con me». Ma c' è da dire che il gruppo Cuffaro non ne ha certo risentito. Alla fine del 2001 anzi ha creato con la società Almici di Vobarno, in provincia di Brescia, il gruppo Cuffaro-Almici. E adesso gli autobus può non soltanto affittarli, ma anche venderli. «Al minuto e all' ingrosso», dice la ragione sociale.

Sergio Rizzo

Interessante, per approfondire la questione, il seguente articolo tratto da trentinocorrierealpi.gelocal.it:

Bus, gli acquisti sospetti con i soldi della Provincia
TRENTO. Trotta bus e Trentino Trasporti legate da un sottile filo chiamato Taxibus che tra compravendite di mezzi e prezzi “pazzi” si dipana in un labirinto di imprese, ditte private e città italiane. L’azienda romana che ha vinto l’appalto per la gestione del servizio skibus in Trentino battendo per la prima volta nella storia del Trentino il Consorzio trentino autotrasportatori (Cta), parrebbe non essere poi così aliena all’ambiente locale. Trotta bus, infatti, è una grande impresa di trasporti romana, un vero “gigante” del settore, con una storia cinquantennale. Nel 2002 si allarga acquisendo la Hot Bus società che da due anni apparteneva a un’altra ditta importante, la Gruppo Parenti Almici. Quest’ultima azienda era di proprietà della Fratelli Almici di Vobarno, Brescia, un colosso che assieme al gruppo Cuffaro (di proprietà di Giuseppe Cuffaro, fratello di Salvatore, senatore ed ex presidente della Regione Sicilia condannato definitivamente a 7 anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra) alla fine del 2001 aveva creato il gruppo Cuffaro- Almici.
Giovanni Cuffaro, in quegli anni, era stato al centro di un traffico di licenze per la circolazione dei mezzi, rilasciate a ditte del Sud Italia da alcuni Comuni del Trentino e la stessa Fratelli Almici aveva buoni rapporti con il nostro territorio, visto che, come da atti pubblici, dal 1997 al 2001, aveva posseduto una sede secondaria a Scurelle. Trotta bus, dunque, acquista Hot Bus e tre anni più tardi (nel 2005) finisce per acquisire direttamente anche Parenti Almici. Tra Trotta e Almici, dunque, i rapporti non mancano. E tra Almici e il tessuto trentino i contatti vanno ben oltre una semplice sede. Almici, infatti, in quegli anni fa ottimi affari con Taxibus, in quel periodo di proprietà di Trentino Trasporti (dunque pubblica). L’azienda che oggi fa parte del Cta ed è di proprietà di Marco Peterlini, all’epoca acquistava autobus da Almici a prezzi a dir poco straordinari. Recuperato dal Pubblico registro automobilistico il certificato cronologico di 3 mezzi presi a caso tra il parco auto di Taxibus del 2008 (anno in cui l’azienda da pubblica è tornata privata) abbiamo accertato che due di questi provenivano da Almici, entrambi con un percorso quanto meno accidentato. Il primo mezzo, un Setra del 1983, dopo essere rimasto per 18 anni a Sondrio al servizio della famiglia Vitalini, viene venduto a 16.010,16 euro a una società di Milano. Passa il tempo e, com’è normale, il mezzo si svaluta e viene venduto, nel 2005, a 10 mila euro a Iperbus, sempre di Milano, che in meno di due mesi lo rivende a Almici Fratelli a 2 mila euro (Iperbus “sbaglia” clamorosamente l’affare e perde 8 mila euro d’investimento in 48 giorni). Almici fa il “miracolo” e in 5 mesi rivende il mezzo a Paciobus di Vicenza a 27 mila euro che, però, se lo tiene solo 85 giorni: il 21 dicembre 2005, infatti, il Setra dell’83 torna a Almici che lo ricompra a 15 mila euro (con un guadagno netto di 12 mila euro in meno di tre mesi). Almici però non ne vuole proprio sapere del pullman e dopo 6 mesi lo gira a una ditta di Catania, la Sap, a 15 mila euro la quale glielo rimanda indietro, rivendendoglielo ancora a 15 mila euro, dopo 2 mesi. Il 28 agosto 2006, dunque, il mezzo torna a Vobarno (Brescia) ma vi resta solo per 71 giorni perché l’8 novembre arriva in Trentino, comprato da Taxibus con soldi pubblici a 55 mila euro: una supervalutazione che ha dell’incredibile.

Il Setra in quel momento ha 23 anni. Il mezzo resta in gestione a Taxibus fino a un mese fa, quando lo compra la Fersina Tour del presidente del Cta Lorenzo Laner. E percorso simile lo segue un Fiat 370 del 1987. Questo mezzo finisce nelle mani di Almici il 19 dicembre 2006 che lo compra a 500 euro. Nemmeno il tempo di terminare le vacanze di Natale che Taxibus se lo porta a Trento, il 9 gennaio 2007, a 8 mila e 700 euro (anche qui una supervalutazione non indifferente) e qui resta fino a gennaio di quest’anno quando è stato demolito. Almici, dunque, aveva ottimi rapporti con i dirigenti di Taxibus che in quell’epoca erano di Trentino Trasporti. Per Trotta bus che da Almici Fratelli ha acquistato ben due aziende, venire a sapere che un bando pubblico europeo si apriva proprio a Trento non dev’essere stato difficile. Chissà, però,lo stupore nello scoprire (all’apertura delle offerte) che gli avversari del Cta s’erano presentati alla gara praticamente già sconfitti, con un ribasso dello 0,01% e un’offerta tecnica non conforme ai requisiti richiesti.

La ditta ALMICI F.LLI BUS risulta in liquidazione dal Dicembre 2013.

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