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02/04/14

Discarica abusiva nell’ex “Bengodi” di Manerbio

Da bresciaoggi.it:

Manerbio si scopre seduto su una «microbomba» ecologica. Che quel capannone abbandonato in via Brescia fosse diventato un «cimitero» abusivo di rifiuti e scorie era risaputo da anni, ma negli ultimi due mesi nel sito posto alla biforcazione fra la 45 bis e la tangenzialina sono spuntati inquietanti fusti contenenti residui di sostanze chimiche. Una presenza che ha fatto scattare l'allarme fra i residenti delle rade abitazioni poste nei pressi della discarica abusiva, ironia della sorte sbocciata come un fiore tossico sulle ceneri del «Bengodi», una delle tappe fisse della movida notturna degli anni Duemila. Nella struttura che un tempo ospitava il pub è stoccato un campionario di veleni e scorie.
Latte di vernice industriali semivuote si mescolano a cumuli di copertoni, lamiere, materiale di risulta, scarti edili ed enormi gabbie di ferro che mal contengono casse di plastica strabordanti liquami. Dalla montagna informe di rifiuti si levano miasmi fetidi e un tanfo insopportabile che si avverte a decine e decine di metri di distanza. Ma la situazione rischia di precipitare, non tanto e non solo per via di un pacchetto di lastre in fibrocemento che potrebbero contenere amianto. L'incessante pioggia dei primi mesi dell'anno ha fatto percolare il liquido tossico contenuto nei fusti creando una sorta di rivolo di poltiglia di acqua mista a fluidi chimici che finisce in un fosso irriguo. Sulla natura tossica delle sostanze smaltite senza la minima precauzione non ci sono dubbi: sulle latte arrugginite si intravede l'avvertenza «nocivo».
Nella parte esterna del capannone sono stati ammassati frigoriferi industriali fuori uso, lamiere, mattonelle, copertoni e bancali di legno ammucchiati insieme a barattoli contenenti materiali infiammabili. «Siamo perfettamente consapevoli della situazione di degrado e pericolo e per questo ci siamo mossi con tempestività - spiega l'assessore all'Ecologia, Nerina Carlotti -. Si tratta di un sito di una società immobiliare fallita. Di conseguenza l'onere dello smaltimento di quei rifiuti ricadrà sul Comune». Una spesa imprevista per un ente locale già alle prese con una faticosa opera di risanamento del bilancio. Una volta concluso il piano di caratterizzazione, ovvero l'identificazione della natura delle scorie stoccate per definire le corrette procedure di smaltimento, il bunker dei veleni sarà bonificato. L'operazione richiederà un sostanzioso investimento. Solo se saranno identificati i responsabili dell'inquinamento, il Comune potrà cercare poi di ottenere il risarcimento. Ma c'è un altro pericolo che grava sulla struttura abbandonata: i resti dei muri portanti e il soffitto sono deformati dall'umidità e il rischio crollo è incombente.

Sara Napolitano

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