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03/03/14

“Elefante bianco” e omicidio di Bedizzole: come è andata a finire?

Sovente capita di leggere o ascoltare notizie riguardanti operazioni di Polizia o fatti di cronaca che nel giro di pochi giorni finiscono nel dimenticatoio.
Di queste vicende, nella maggior parte dei casi, ci sfuggono gli aggiornamenti, i piccoli pezzi che vanno a comporre un quadro sempre più completo e chiaro di quanto successo.
Oggi vogliamo ritornare su due storie rimaste in sospeso per raccontarvi, attraverso due articoli tratti da giornali locali, i recenti sviluppi emersi proprio in questi giorni.

Cominciamo da quella meno recente:
ricordate l’operazione “Elefante bianco”? Si tratta di un’ indagine riguardante un’ingente traffico internazionale di sostanze stupefacenti condotta dalla GdF e dai CC che ha portato, nell’Aprile del 2012, all’arresto di 58 persone, fra cui numerosi bresciani (qui la storia). 
Ebbene qualche giorno fà è arrivata la sentenza di primo grado: condanne per un totale di 138 anni, come emerge dall’articolo che segue tratto da giornaledibrescia.it:

Condanne pesanti, ma pure cinque assoluzioni. Così si è conclusa nei giorni scorsi la tranche arrivata al dibattimento davanti ai giudici della Prima sezione penale del Tribunale (presidente Vittorio Masia) dell'indagine «Elefante bianco».

Si tratta dell’inchiesta condotta dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Silvia Bonardi - che aveva coordinato l’attività di Carabinieri e Guardia di finanza - e che aveva visto iscritte nel registro degli indagati ben 87 persone.

L'ordinanza di custodia cautelare aveva toccato 38 persone per le quali il gip Marco Cucchetto aveva deciso il carcere, altre 13 per le quali erano scattati i domiciliari e altre tre con l'obbligo di firma. Senza contare i sequestri di beni mobili e immobili.

Dall'inchiesta era emerso uno spaccato sul mondo del narcotraffico e dello spaccio di droga nella nostra provincia, negli anni 2008-2010. 

La storia processuale degli imputati era stata suddivisa tra riti alternativi (patteggimaenti e abbreviati) e ordinari.
E dei 14 finiti a dibattimento, cinque come detto, sono stati assolti. Si tratta di Ivan Buono (assistito dall’avv. Ida Tagliani), per il quale peraltro la pubblica accusa aveva chiesto 7 anni di carcere; Mario Franzè (difeso dall’avv. Patrizia Scalvi), nome già noto fin dai tempi dell’operazione «Vesuvio», alla fine degli anni Novanta; Mario Giuberti (affiancato dall’avv. Marino Colosio); e poi ancora Bosco Morandini (che aveva come legale l’avv. Gianfranco Bertussi) e Violeta Paraschiv (difesa dall’avv. Giovanni Migliorati).

Per gli altri invece le condanne sono state assai severe. Molto più di qunto la stessa accusa avesse chiesto. In tutto sono stati comminati 138 anni di carcere, anche se, tra i più colpiti, vi sono serbi, croati e slavi (che nell’inchiesta venivano chiamati i «montenegrini») che oggi risultano essere latitanti e che hanno fatto perdere le loro tracce.

Ben più intricata la seconda vicenda, quella dell’omicidio, ad oggi irrisolto, del Mantovano Tiziano Stabile, freddato per strada a Bedizzole il 19 Novembre scorso con 2 colpi di pistola (qui il relativo post).
Le intercettazioni svolte durante le indagini hanno infatti condotto gli inquirenti ad “imbattersi” in un altro reato per il quale è stato arrestato un personaggio ben noto a Bedizzole: Giovanni Bonomelli, accusato di violenza sessuale ai danni di una sedicenne ospite della comunità per tossicodipendenti di cui è il fondatore.
Bonomelli, già arrestato all’alba di tangentopoli per una maxi frode ai danni dello Stato (definito dai giudici “personalità inquietante e pericolosa”), è il suocero di Jonella Ligresti, figlia del magnate Salvatore Ligresti.
La storia tratta da gazzettadimantova.geolocal.it:

Stavano indagando sull’omicidio di Tiziano Stabile i carabinieri che ieri hanno arrestato per violenza sessuale ai danni di una minorenne l’ex consuocero di Ligresti, l’imprenditore Giovanni Bonomelli, 62 anni, fondatore della comunità di recupero per tossicodipendenti Lautari di Pozzolengo, e una donna di 40 anni, Michela Righetti, ospite della comunità, ex moglie di un pregiudicato.

Per far luce sull’assassinio del 54enne di Rivarolo Mantovano, giustiziato con due colpi di pistola la sera del 19 novembre in un parcheggio di Bedizzole, gli investigatori si stavano avvalendo di intercettazioni ambientali e telefoniche, concentrate soprattutto nei giri del traffico di stupefacenti, in cui Stabile si era ficcato negli ultimi tempi.

Il colonnello Giuseppe Spina, comandante provinciale dei carabinieri, ha spiegato che c’era un rapporto tra Tiziano Stabile e Giovanni Bonomelli «un rapporto datato, si conoscevano molto bene da oltre vent’anni e avevano dei momenti d’interesse in comune che noi abbiamo cercato e stiamo ancora cercando di delineare con esattezza».

D’Imperio ha detto: «Ci sono state una serie di testimonianze in ambito familiare e d’amicizia che collocavano questa forte frequentazione tra Bonomelli e Stabile con conoscenza anche da parte della Righetti». La donna ora è rinchiusa nel carcere bresciano di Verziano, in provincia di Brescia, mentre Bonomelli, il cui figlio ha sposato Jonella Ligresti e poi si è separato, è piantonato in ospedale in seguito ad un malore e oggi verrà ascoltato per l’interrogatorio di garanzia. La presunta vittima della violenza sessuale è una ragazzina di 16 anni che fino a venerdì scorso era ricoverato nella struttura. «Stando alle intercettazioni telefoniche e all’ordinanza di custodia cautelare, la giovane vittima era consenziente» ha affermato l’avvocato Alessandro Mainardi, legale di Giovanni Bonomelli. Proprio attraverso le intercettazioni i carabinieri sono arrivati a scoprire i rapporti sessuali tra i due adulti e la minorenne, che sarebbero stati consumati in casa di Bonomelli, sul lago di Garda e in alberghi a Roma e a Venezia. Sempre, quindi, lontano dalla comunità Lautari, che nel processo di costituirà parte civile. Lo ha annunciato Andrea Bonomelli, figlio dell’arrestato, che da domenica ha ereditato il testimone alla guida della comunità dopo che il fondatore, al momento dell’arresto, ha rassegnato le dimissioni da ogni incarico. «Se le accuse dovessero essere confermate, per tutelare la comunità ci costituiremo parte civile contro il signor Bonomelli che non voglio più chiamare papà» ha detto Andrea Bonomelli.

Emerso il quadro delle intercettazioni nell’ambiente del traffico di droga, è prevedibile che nei prossimi giorni ci possano essere novità nell’ambito dell’inchiesta per l’omicidio di Tiziano Stabile.

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