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16/03/14

Capretto sgozzato e santini bruciati, ad Orzinuovi il summit della ndrangheta

Già qualche anno addietro proponemmo all'amministrazione di Orzinuovi il nostro progetto su Pizzo ed Usura a seguito di una segnalazione che ritenevamo attendibile. Ci piaceva l'idea di presentarci sul territorio e provare ad approfondire le voci che ci erano giunte all'orecchio, ma non fummo presi sul serio (qualcuno si fece addirittura quattro risate) e la nostra idea finì nel dimenticatoio.

Sono passati due anni, e dopo l'operazione Squalo, che portò alla luce una vicenda di racket mafioso proprio nel Comune orceano, un'altra clamorosa vicenda ha scosso la bassa bresciana.
"Mercato libero", questo il nome dell'operazione congiunta condotta da Questura-Squadra Mobile, Carabinieri-Nucleo Investigativo e G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, che ha portato all'arresto di nove responsabili di reati tributari, fallimentari e di riciclaggio di denaro, nonché di traffico di sostanze stupefacenti.
Sequestrati inoltre circa 100 immobili tra unità abitative, autorimesse, terreni, magazzini e fabbricati, oltre a società e valori per 12 milioni di euro. Tutto ciò in esecuzione di specifico provvedimento emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia, Dott. Cesare Bonamartini.

Sono tanti gli aspetti di questa vicenda (raccontata qualche riga più in basso attraverso l'articolo del Corriere di Brescia ed il comunicato stampa delle forze dell'ordine) da sottolineare.
Innanzitutto allarma constatare come sempre più spesso siano gli stessi bresciani ad andare a cercare la mafia con lo scellerato intento di cercare un ritorno economico da una collaborazione criminale.
Tendenza confermata dalle numerose indagini condotte negli ultimi mesi dalle varie Procure del Nord e che non può non preoccuparci seriamente.
In secondo luogo colpisce leggere il racconto del summit avvenuto ad Orzinuovi.
Capretto sgozzato, santini bruciati... nell'indifferenza (colpevole) generale la ndrangheta ha trasferito i suoi riti al Nord.
E' così la criminalità organizzata ha potuto banchettare allegramente con imprenditori collusi sotto il naso dei tanti bresciani che passavano il tempo a demonizzare gli extracomunitari.
E prendiamo spunto da questa considerazione per allacciarci ad un altro aspetto importante emerso da questa vicenda: il coinvolgimento dell'ex Consigliere regionale leghista  Enio Moretti (qui il post sul suo arresto).
Da notare che Moretti è stato fino a qualche mese fa a capo dello staff del Sindaco leghista di Chiari Sandro Mazzatorta, che nell'intervista realizzata per il nostro documentario aveva sostenuto l'impossibilità di infiltrazione nel suo Comune della criminalità organizzata visto la forza del suo "tessuto sociale". Evidentemente o era in malafede, o non si è accorto che il suo collaboratore gliela faceva sotto il naso...
Infine è importante sottolineare come anche una delle più importanti grandi opere della nostra Provincia, la metropolitana cittadina, sia stata preda degli appetiti della criminalità grazie al varco legislativo lasciato in ambito di sub-appalti. Una questione su cui bisogna urgentemente discutere: regolamentare meglio la gestione dei cantieri è diventata un'urgenza da prendere immediatamente in considerazione.

L'articolo tratto da brescia.corriere.it:
Il sodalizio tra calabresi e bresciani parte da lontano. Nasce dall’ambizione dei triumplini, usciti a pezzi dopo l’operazione «Centauro» curata dalla procura di Brescia che aveva sguinzagliato decine e decine di carabinieri tra Lumezzane e Gardone, stanando buona parte dei trafficanti triumplini e valgobbini, che rifornivano il mercato bresciano della droga.
Usciti con le ossa rotte, da una delle principali operazioni antidroga, i valgobbini volevano risollevarsi, ma volevano farlo alla grande, abbandonando il traffico di stupefacenti, troppo rischioso e non abbastanza remunerativo. Puntavano a fare un salto di qualità, l’ambizione li proiettava verso nuove avventure, volevano fare tanti soldi e in fretta, senza spacciare morte, ma infiltrandosi nella florida economia bresciana. Criminali dal colletto bianco, ecco quello che volevano diventare.
Il giorno della svolta è impresso nella mente degli investigatori.

L’incontro nella cascina ad Orzinuovi

Era il 24 novembre del 2007 quando a Orzinuovi, in una cascina fuori dal centro abitato, dove il rendez vous non doveva dare nell’occhio, si incontrano i valgobbini e i calabresi saliti al Nord da Oppido Mamertina. All’incontro, secondo quanto ricostruito in questi anni dalla procura che quell’incontro lo conosce nel dettaglio, c’erano una trentina di persone, tutti pezzi da novanta.
Nella cascina, rispettando le tradizioni e i rituali propri delle cosche, non ci si limita a parlare d’affari ma ci si divide anche il capretto. Una sontuosa cena, con l’animale sgozzato e macellato. E segue anche il rito dei «santini» bruciati. Quella sera a Orzinuovi la Calabria è più vicina che mai.

Frank, il «collettore» tra calabresi e lumezzanesi
A fare da filo conduttore tra i calabresi e i valgobbini ci sarebbe stato Francesco Scullino, detto «Franco» o anche «Frank», 48 anni, nato a Oppido Mamertina ma residente a Desenzano. Lui aveva le conoscenze, lui aveva i contatti giusti per mettere in contatto i due gruppi. I «lumezzanesi» chiedono appoggi e aiuto: loro vendono droga, i compari di Oppido giocano con le società, le creano, le usano e poi le svuotano. E fanno un sacco di soldi. E a far fare tanti soldi al clan calabrese, secondo la Procura di Brescia e l’indagine «Mamerte», ci sarebbe l’abilità di Luca Sirani. Non è laureato in Economia e commercio, forse non ha neppure un diploma, ma pare che Sirani sia un mago con numeri e bilanci. Quando è stato arrestato sabato scorso era a Como, libero in affidamento ai servizi sociali per una condanna che deve scontare per il 648 ter, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Il «mago» di Chiari che moltiplicava i soldi

Un mago che moltiplica i soldi. Questo è Luca Sirani per la procura di Brescia. Talmente bravo - si lasciano sfuggire gli inquirenti - che il genietto di Chiari è considerato il riciclatore storico del clan calabrese dei Facchineri ed è già stato arrestato come riciclatore della banda della Magliana (nel processo a Roma è stato assolto, specifica il difensore Gianbattista Scalvi). All’incontro di Orzinuovi c’è anche un altro contabile vicino alla ‘ndrangheta: alla cena a base di capretto partecipano anche Vincenzo e Rocco Natale, quest’ultimo è il consulente tributario che gestiva tutta l’attività del gruppo Moretti. Vincenzo e Rocco Natale sono stati arrestati lo scorso settembre insieme a Enio Moretti, ex consigliere regionale leghista; in manette era finito anche il fratello Renato (lunedì inizierà il processo con rito abbreviato). L’arresto, notificato dalla guardia di Finanza, era scattato per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, distruzione di scritture contabili e caporalato. L’ex consigliere leghista aveva scelto come prestanome Vincenzo Natale di Oppido Mamertina, nella piana di Gioia Tauro. E proprio da un monitoraggio sull’infiltrazione della ‘ndrangheta in territorio bresciano era emerso il rapporto tra i fratelli Natale e l’ex consigliere leghista. Vincenzo Natale e Enio Moretti erano stati controllati un paio di volte in Calabria. Vincenzo Natale figura in una società con Luca Sirani. Tanti gli affari nati dalla riunione di Orzinuovi. Il summit che ha creato sinergia tra bresciani e calabresi.
 Di seguito il comunicato stampa riguardo l'operazione diramato dalle Forze dell'ordine:

Nelle prime ore dello scorso 8 marzo, appartenenti alle tre Forze di polizia della Provincia di Brescia (Questura-Squadra Mobile, Carabinieri-Nucleo Investigativo, G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza) hanno arrestato 9 responsabili di reati tributari, fallimentari e di riciclaggio di denaro, nonché di traffico di sostanze stupefacenti, e sequestrato 100 immobili circa tra unità abitative, autorimesse, terreni, magazzini e fabbricati, oltre a società e valori, fino a concorrenza dell’importo di 12 milioni di Euro, in esecuzione di specifico provvedimento emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia, Dott. Cesare Bonamartini.
6 dei soggetti arrestati sono stati portati in carcere, mentre per gli altri 3 responsabili è stata disposta la misura degli arresti domiciliari.
I provvedimenti cautelari sono stati ordinati in relazione a indagini avviate e coordinate sin dall’ottobre del 2010 dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Brescia, Dott. Paolo Savio, le quali hanno consentito di ricostruire l’operatività di un sodalizio criminale, composto da cittadini italiani dimoranti in questa Provincia, dedito alla gestione di aziende operanti nel settore edile che, nel periodo preso in considerazione, hanno consentito agli amministratori di fatto di accumulare ingenti disponibilità finanziarie, frutto di sistematica evasione fiscale.

In particolare, gli accertamenti iniziali, svolti in conseguenza del fallimento di una della citate società edili, hanno portato ad individuare due soggetti – gestori di fatto dell’azienda – i quali risultavano di estremo interesse investigativo, poiché già gravati da precedenti per traffico di stupefacenti, sequestro di persona, riciclaggio e bancarotta fraudolenta.

I medesimi in passato sono stati riconosciuti quali affiliati a cosche della ndrangheta, in particolare quella dei “Facchineri” di Cittanova(RC) e alla Famiglia “Feliciano” egemone ad Oppido Mamertina (RC), Frazione Messignadi.

A riprova dello spessore criminale, si rappresenta che il principale soggetto dell’attività investigativa in passato, unitamente ad altri, trasferiva reiteratamente su alcuni conti correnti somme di denaro provento dei delitti di bancarotta, usura, estorsione, truffa, traffico di stupefacenti, riciclaggio, commessi da accoliti della C.D. “Banda della Magliana”.

Attraverso le successive indagini, anche di natura tecnica, gli investigatori avevano modo di portare alla luce una ramificata struttura di aziende (8 complessivamente), formalmente rappresentate da prestanome, ma di fatto tutte facenti capo e gestite dai due soggetti di cui sopra, le quali si erano aggiudicate appalti e subappalti pubblici e privati nel Nord-Centro Italia: tra i lavori aggiudicati anche alcuni riguardanti la metropolitana di Brescia.

Omettendo con sistematicità la presentazione delle dichiarazioni dei redditi e i versamenti contributivi e previdenziali per l’impiego dei dipendenti, con conseguente abbattimento del cuneo fiscale, le aziende oggetto di indagine riuscivano ad ottenere subappalti, anche di rilevanza pubblica, con costi tali da sbaragliare la concorrenza, al di fuori delle ordinarie leggi del mercato.

Le indagini bancarie svolte hanno consentito di individuare e tracciare i canali del riciclaggio dei profitti illecitamente conseguiti, per oltre 3 milioni di Euro: il denaro veniva sia movimentato in contanti per milioni di euro, sia trasferito in Svizzera, attraverso l’utilizzazione di società “schermo” di San Marino, incaricate di effettuare operazioni bancarie a cura di sodali preposti all’attività di riciclaggio.

Nell’ambito delle attività investigative sopra indicate veniva inoltre represso un traffico di sostanze stupefacenti, con il sequestro di un chilo di cocaina a riscontro del reato, perpetrato da quattro responsabili.

Per quanto riguarda i sequestri disposti, riguardanti denaro e altri beni per un valore corrispondente a circa 12 milioni di euro, volti a ristorare il danno erariale cagionato, allo stato risultano effettivamente sequestrati beni mobili e immobili, nonché disponibilità finanziarie per circa 6 milioni di euro: più in dettaglio, si è proceduto al sequestro di quote del capitale di 4 società e del complesso di beni di 2 di esse (consistenti in 19 appartamenti, 20 autorimesse, 23 terreni, 3 magazzini, 2 fabbricati e 1 autovettura), 8 terreni, 6 appartamenti, 12 autorimesse e 2 autovetture intestati a persone fisiche, disponibilità bancarie per oltre 270.000 euro.

I provvedimenti cautelari personali e reali sono stati eseguiti nelle province di Brescia, Bergamo, Como, Milano, Mantova, Reggio Calabria e Vicenza.

E’ da sottolineare la circostanza che è stata richiesta l’esecuzione di sequestri di beni e disponibilità finanziarie anche in territorio elvetico. Tale attività è ancora in corso di esecuzione.
  
Brescia, 14 marzo 2014 

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