Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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31/01/14

I veleni di Castegnato

In questi ultimi giorni il martoriato territorio di Castegnato è stato al centro delle cronache locali per due vicende tanto simili quanto preoccupanti, storie di rifiuti smaltiti illecitamente, rifiuti rimasti sepolti per decenni nel sottosuolo per poi riemergere dal passato insieme a molte domande.

Partiamo dalla notizia più recente: indagato il Sindaco Orizio nell’ambito dell’inchiesta sulla discarica abusiva emersa nello scorso Aprile (qui il post relativo).  Un atto dovuto, ed in effetti non è su  questo punto che vogliamo porre l’attenzione, quanto piuttosto sull’approfondimento riguardo il terreno e la sua storia:

Gli 007 del Noe, che lavorano a tutela dell’ambiente, cercano anche di capire quando siano stati interrati i rifiuti solidi urbani e quelli ospedalieri. La procura ha delegato il Noe ad effettuare ulteriori accertamenti, mentre altri incarichi sono stati affidati all’Arpa di Brescia. In attesa di trovare risposte alle due domande chiave dell’inchiesta sul registro degli indagati resta solo il nome del sindaco, in carica dal 2004 quando venne eletto con 1.905 voti (il 43,35% dei votanti) e riconfermato a giugno 2009 con 2.699 voti (58,82%). Il sindaco è stato nominato anche custode del terreno sequestrato: ha avuto le chiavi subito dopo il sequestro, in estate le ha riconsegnate all’impresa, su richiesta del giudice, per terminare i lavori, e le ha riottenute a conclusione del cantiere. L’area, grande poco meno di 5.000 metri quadrati, è ancora sotto sequestro. «Dal 2003 - spiega il sindaco Orizio - in quell’area non è stato fatto nulla, è stata recintata e il Comune non ha concesso la possibilità nè di coltivare, nè altro». Che ci fossero rifiuti, come rievoca il primo cittadino, si sapeva già dal 2003 quando «venne effettuata tutta la caratterizzazione della zona, dopo lo scoppio del caso Caffaro».

Ma la zona a sud della Ghial non venne inserita nel sito Caffaro, a differenza della porzione occidentale di Castegnato. Benché non fosse inserita nel sito Caffaro il terreno è sempre stato recintato. Nessuno l’ha utilizzato. Nella scorsa primavera, durante i lavori per la realizzazione della Tav, l’impresa che doveva spostare la condotta del metano incappò in una vera e propria discarica: sacchi della spazzatura sepolti anche sotto uno strato di due o tre metri. Alcuni sacchi riportano la scritta Aprica. «Si tratta di rifiuti buttati negli anni Ottanta - è convinto il sindaco Orizio - In quel periodo era sufficiente scavare una buca che subito veniva riempita di spazzatura». Così sarebbe successo anche a Castegnato. «Già nel 2003 si sapeva che lì sotto c’erano i rifiuti, ma quando è intervenuto il Noe - conclude il primo cittadino - sono stati messi subito i sigilli. Gli accertamenti effettuati hanno permesso di appurare che i rifiuti non hanno intaccato la falda e che l’acqua dell’acquedotto è assolutamente a norma». La procura, dunque, prosegue nelle sue indagini per cercare di individuare chi ha infestato il terreno disseminando rifiuti in una zona che potrebbe essere coltivata.
(Da brescia.corriere.it)

Nel frattempo, a pochi chilometri di distanza, un’altra inquietante scoperta accresce i timori nati dalla scoperta delle scorie sotto l’asfalto della A4, ormai soprannominata “Autostrada dei veleni” (qui il post).
Una sostanza tossica molto pericolosa, il tricloroetano, è penetrata nel terreno arrivando a contaminare la prima falda, così come riporta il sito del Corriere:

Dopo il cromo esavalente è la volta del tricloroetano, sostanza tossica arrivata addirittura nella prima falda. Non c’è pace per l’«autostrada dei veleni» nel tratto bresciano della A4. Da venerdì sul tavolo della direttrice dell’Arpa Brescia ci sono le analisi sull’acqua di falda che scorre a valle della montagna di scorie industriali trovate durante i lavori di realizzazione di un sottopasso alla linea Tav. Ebbene, un piezometro ha trovato concentrazioni del nocivo solvente clorurato quattro volte i valori consentiti: 0,9 microgrammi al litro rispetto ad un limite di 0.2 microgrammi.

I LIVELLI DI INQUINAMENTO - «Non si tratta di un inquinamento allarmante come quello riscontrato per il cromo esavalente (i valori arrivavano a 1400 microgrammi per chilo di terra, ndr )» precisa la direttrice dell’Arpa di Brescia, Maria Luisa Pastore. Ma è comunque sufficiente a fermare i lavori per la realizzazione del sottopasso. «Ora è necessario prevedere un piano di messa in sicurezza prima di iniziare la realizzazione dell’opera. Ci sono pochi dubbi sul fatto che i veleni provengano da quella montagna di scorie industriali utilizzate negli anni Ottanta per realizzare la massicciata della terza corsia della A4, da Brescia a Milano. «Il tricloroetano infatti è stato riscontrato in uno dei quattro piezometri installati a valle del sito inquinato - aggiunge la Pastore - mentre i due piezometri a monte risultano in regola». Il tricloroetano, fuorilegge dal 1996, nella seconda metà del Novecento è stato utilizzato come efficacissimo solvente-sgrassante nell’industria metallurgica e meccanica. E con tutta probabilità si trova nelle scorie d’acciaieria e di galvanica smaltite illecitamente. Da lì negli anni, ha proseguito una lenta ma inesorabile discesa verso la prima falda, che a Castegnato oscilla tra i 30 e 40 metri dal piano campagna.

I RISCHI PER L’AGRICOLTURA - La falda profonda (detta seconda falda) quella che si trova a cento metri di profondità e che alimenta i pozzi dell’acquedotto è pulita. Ma l’inquinamento della prima falda rappresenta comunque un’ altra emergenza ambientale, visto che l’acqua di prima falda è utilizzata per irrigare i campi e quindi può mettere a rischio la filiera alimentare, compromessa anche dalla presenza di attività industriali impattanti e da venti discariche (tra abusive e non) nel raggio di pochi chilometri. Il supero di tricloroetano è stato segnalato alla Procura della repubblica di Brescia. Che probabilmente ora aprirà un fascicolo d’indagine (cosa non fatta fino ad oggi) per capire se anche sotto altri punti dell’autostrada possano nascondersi veleni. Un’ipotesi tutt’altro che remota per la dottoressa Pastore, pronta con la sua equipe ad effettuare altri carotaggi se qualche magistrato dovesse farsi vivo. Nel frattempo nel comune franciacortino si dovrà organizzare in tutta fretta una conferenza dei servizi per capire insieme a Cepav Due (società che realizza la linea ad alta velocità per conto di Italferr) ed ad Itinera (società del gruppo Gavio che ha in appalto i lavori) come procedere. Un problema che si pone anche in altri due siti inquinati trovati lungo il tracciato, a Ospitaletto e Travagliato.
Da Arpa intanto arriva un nuovo inquietante monito: nel piano di monitoraggio della prima falda della provincia (300 punti di prelievo) l’inquinamento da solventi clorurati è stato riscontrato, anche in altre zone. Non solo nel sito Caffaro e nell’inquinata Valtrompia, ma anche in Franciacorta (Passirano e Paderno), sul Garda (Desenzano e Lonato) e nella zona orientale (Montichiari, Castenedolo e Mazzano).

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