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19/12/13

Il collaboratore a Brescia non può venire

Non e' una provocazione, e' proprio quanto afferma, in un comunicato mandato alla stampa, la Questura di Brescia.
Dal Bresciaoggi di martedi' 10 Dicembre scopriamo infatti che: "Luigi Bonaventura non poteva venire a Brescia. E non poteva intervenire, nel modo in cui l'ha fatto, in un luogo pubblico". Inoltre "non ci comunica alcunchè della sua presenza a Brescia e quando viene rintracciato dalla Polizia si lamenta".
Come Rete Antimafia di Brescia, essendo noi stati fra gli organizzatori dell' evento che ha determinato la presenza del collaboratore nella nostra città, ed essendo noi stessi stati testimoni di questa assurda vicenda, sentiamo di dover raccontare il nostro punto di vista.
Innanzitutto è bene chiarire fin dall'inizio che non è nostra intenzione assumere i panni dell'avvocato di Bonaventura, nè tantomeno aprire un contenzioso con la Questura. Crediamo però sia giusto, avendo assistito a quanto successo, raccontare i fatti per come li abbiamo vissuti.
Cominciamo col dire che Bonaventura e' arrivato a Brescia giovedì pomeriggio, ma già da almeno 24 ore la Questura era stata avvisata del suo arrivo tramite un fax indirizzato all'ufficio della Digos, fax al quale erano seguite due telefonate con altrettanti agenti.
La serata in Università è stata partecipata
e sentita da parte di un pubblico molto interessato (qui il post scritto da una studentessa presente all'evento). Non sono mancati pero' i momenti di tensione: proprio alle 20.30, orario programmato per dare inizio al dibattito, un cassonetto ha preso fuoco in via San Faustino, di fronte ad uno dei 2 ingressi della Facoltà. Il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco ha fortunatamente scongiurato ogni complicazione. Durante la serata inoltre è stato necessario l'intervento anche di un'ambulanza a causa del  mancamento occorso ad uno spettatore.
Nonostante tutto siamo tornati a casa, giovedì sera, con la convinzione di aver raggiunto gli obbiettivi: innanzitutto una grande partecipazione di studenti (ma non solo), che non si sono limitati ad ascoltare le parole di Luigi Bonaventura, del suo legale Ruggero Romanazzi e del Dott. Giorgi, ma hanno anche dato vita ad un interessante dibattito. Ed in secondo luogo, cosa non meno importante, siamo riusciti ad approfondire due importanti aspetti per migliorare il nostro bagaglio di conoscenza sulla criminalità organizzata: la ndrangheta vista dal suo interno, ed il programma di protezione per i collaboratori di giustizia.
Tutto bene, dunque, se non fosse che la mattina seguente veniamo avvisati del fermo del collaboratore.
Verso le 9 il nostro Presidente ha raggiunto la Questura insieme all'avvocato Romanazzi, trovando un Bonaventura giustamente seccato ma tutto sommato tranquillo. Il clima era sereno, ed il dirigente che in quel momento si stava occupando della faccenda si è dimostrato cordiale e disponibile.
Ci è stato riferito che sul collaboratore pendeva una vecchia richiesta di cattura (risalente addirittura al 2003), e che di conseguenza in quel momento risultava latitante.
Ci sono volute un paio d'ore prima che la situazione si sbloccasse e che venisse redatto il verbale richiesto da Bonaventura e dal suo legale, verbale nel quale si legge "presso struttura alberghiera “REGAL HOTEL” , si è proceduto all’ accompagnamento del nominato in oggetto ai sensi ex art 349 CPP in quanto a carico dello stesso, a seguito di controllo tramite sistema di indagine, risultava attivo un provvedimento di cattura da eseguire".
Questi i fatti come li abbiamo vissuti noi.
Dell'intera faccenda non si e'parlato per 2 giorni, nonostante siano stati numerosi i contatti con diversi giornalisti sia locali che nazionali. Solo domenica un'agenzia ha lanciato la notizia dell'accaduto riprendendo le parole di Adriana Musella, Presidente del coordinamento nazionale antimafia "Riferimenti". A quel punto diversi media, nazionali (bresciaoggicorrierebsnewsbresciatoday,quibrescialinkiesta, fanpage, crotone24news, il quotidiano della calabriaed esteri, si sono accorti di quanto successo a Brescia e prende il via il tam tam mediatico.
E quando sembrava che la vicenda fosse finalmente chiusa ecco arrivare il comunicato dalla Questura...
Stando a quanto si può leggere sulle colonne del Bresciaoggi, infatti, la Questura sostiene di aver fermato Bonaventura perche' la sua presenza a Brescia era "illegale".
Senza voler aprire una polemica ci sentiamo in dovere di dire la nostra riguardo a quanto accaduto.
Non conosciamo nel dettaglio i protocolli che regolamentano il programma di protezione, ma se davvero il collaboratore non avrebbe dovuto recarsi a Brescia, perchè non è stato fermato prima che partisse visto che la Digos era stata avvisata del viaggio un giorno prima? Perchè si è aspettato che il convegno avesse luogo?
Perchè Bonaventura "non poteva intervenire, nel modo in cui l'ha fatto, in un luogo pubblico"? Il collaboratore aveva già partecipato a serate simili in altre città del nord senza aver alcun tipo di problema. Perchè a Brescia questo non sarebbe potuto succedere?

Infine dispiace leggere di presunte lamentele da parte di Bonaventura.
Nelle dichiarazioni rilasciate ai giornalisti il collaboratore ha sempre specificato di aver trovato negli agenti coinvolti degli ottimi professionisti, capaci, nonostante la situazione, di gestire la vicenda senza creare ulteriori problemi.
E' ovvio che quanto accaduto non possa essere considerato un semplice malinteso: che ci siano terminali non aggiornati da 10 anni, e che su una persona che collabora con la giustizia da 7 anni penda ancora un vecchissimo mandato di cattura sono errori gravi che non possono passare sotto traccia.
Ma ci sembra che Bonaventura abbia puntato il dito contro il Ministero, non contro la Questura di Brescia.
Chiudiamo prendendo spunto da questa vicenda per una riflessione più generale: vista l'importanza de collaboratori di giustizia nella lotta alla mafia, non sarebbe il caso di fornire un'adeguata protezione a tutte quelle persone che mettono a repentaglio la propria vita, e quella di loro cari, per fornire preziosi elementi alle indagini?
Ci sembra che su questo, ad oggi, ci sia molto su cui lavorare.

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