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20/12/13

"Brescia é in pericolo", parola del Procuratore nazionale antimafia

Dopo mesi di polemiche ed un travagliato iter costitutivo la Commissione parlamentare Antimafia ha iniziato i propri lavori.
Le prime "uscite" non potevano che essere dedicate all'evento che sta catalizzando le maggiori attenzioni della criminalitá organizzata: EXPO 2015, che con i suoi appalti e tutto l'indotto rappresenta un ghiotto boccone per le mafie italiane.

Appuntamento a Milano, dunque, per una serie di incontri il cui scopo avrebbe dovuto essere quello di delineare un quadro della situazione a poco piú di un anno dall'inizio della fiera.
Di particolare interesse il vertice con Franco Roberti, il Capo della Procura Nazionale Antimafia, le cui dichiarazioni durante la relativa conferenza stampa hanno destato un certo scalpore.  



Sono tre gli spunti di riflessione che vorremmo approfondire.
Innanzitutto la frase che é rimbalzata nei giorni scorsi su tutti i media locali: "il distretto di Brescia é ha rischio".
Non si puó certo dire che si tratti di una novitá visto che proprio la DNA (Direzione Nazionale Antimafia) nella relazione sui lavori del 2011 aveva giá denunciato la "presenza massiccia della ndrangheta" sul nostro territorio (leggi il post).
In questi anni peró il pericolo non é stato percepito (tranne rare eccezioni) con la giusta considerazione dai media e dal mondo della politica bresciana, ecco perché oggi le affermazioni del Procuratore Roberti destano tanto scalpore. 
Sempre nella stessa conferenza stampa il procuratore generale vicario della direzione nazionale antimafia, Pierluigi Dell’Osso, ha spiegato che si sta presentando un fenomeno di «nuova `ndrangheta”, riscontrato in particolare nella «zona costiera» dell’Emilia-Romagna e «nella bassa bresciana fino al Garda con proiezioni verso il Veneto». Una `ndrangheta «proiettata verso le sofisticazioni finanziarie» e un’autonomia particolare che «fino a una certa soglia» permette di decidere come agire a livello locale, «entro una maxi area»
Perole importanti, soprattutto perché permettono di percepire quanto pervasiva sia la forza della criminalitá organizzata, in grado di allargare i propri tentacoli su gran parte del territorio bresciano.

Capitolo DIA: anche in questo caso il tema é trito e ritrito, quanto meno da parte nostra (leggi i post). 
Brescia é sede di DDA (Direzione Distrettuale Antimafia), ma non ha a disposizione un distaccamento DIA. Ció significa che per le indagini e gli approfondimenti si debba spesso ricorrere agli agenti della sede di Milano, con tutta una serie di problematiche che l'ex Procuratore Generale Papalia ci aveva ben spiegato in un'intervista di qualche mese fa (leggi il post).  
Le pressanti richieste dello stesso Papalia e dell'ex Procuratore capo della DDA Nicola Maria Pace hanno smosso le acque in cittá, ma non sono state sufficienti per perorare una causa che sembra essersi "arenata" a livello ministeriale. 
Il problema pare essere di tipo economico. 
Al di lá del  fatto che non investire (ma in realtá potremmo tranquillamente usare il verbo "tagliare") sul personale inquirente, personale, lo ricordiamo, specializzato nelle indagini in ambito antimafia, é oggettivamente un errore grossolano, ci chiediamo come possa la DIA essere considerata un problema economico dal momento in cui con le confische derivate dalle proprie indagini é in grado di fornire un grosso contributo alle casse dello Stato.     
Ad ogni modo il problema esiste, e finalmente sembra che anche a livello centrale se ne stiano rendendo conto.
L'auspicio ora é che oltre a ripristinare il prima possibile il presidio presso l'areoporto di Malpensa (per info leggi qui) si lavori anche per accelerare l'insediamento di una centrale operativa nella nostra cittá.

Terzo, ma non per importanza, l'aspetto dell'omertá. E' importante che finalmente si parli di quello che ormai é un palese dato di fatto: la colpa che viene spesso imputata solo alla gente del sud é invece una peculiaritá di tutti gli Italiani, Lombardi compresi.

L' omertá é un elemento imprescindibile per l'infiltrazione ed il radicamento della criminalitá organizzata, non a caso la Rete é nata dietro ad uno striscione con scritto "La parola é l'arma più potente contro le mafie". E mentre i Pm ed i Giudici lombardi denunciavano nelle loro ordinanze e nelle sentenze la piaga del silenzio, la maggior parte dei "polentoni" additava il sud. Ad avvallare questa tesi ci ha pensato persino il Ministro Cancellieri (leggi qui).
Oggi finalmente si comincia a percepire il problema con la giusta prospettiva, chissá che forse non si cominci addirittura a fare un lavoro culturale sulla societá civile, sul mondo della politica e su quello dei media per debellare questa pericolosissima piaga.     

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