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02/10/13

L’ombra della camorra sull’ Eurosider di Lonato

La storia la racconta Massimiliano Del Barba su brescia.corriere.it:

Dura lex, sed lex . Anche a quasi 500 chilometri di distanza. Da Monteprandone, provincia di Ascoli Piceno, per l'esattezza, sede del gruppo Straferro, attivo da mezzo secolo nell'ambito di contratti per la realizzazione di opere pubbliche, a cui è riconducibile il controllo della Eurosider di Lonato del Garda, una cinquantina di dipendenti fra diretti e indiretti, specializzata nella piegatura e nel taglio del tondo per cemento armato, oggi in concordato preventivo ma praticamente inattiva, ormai, da inizio estate.

Una vicenda complessa, quella dell'azienda guidata dal marchigiano Fabio Cocci, finita, suo malgrado, nel tritacarne giudiziario a causa di un'interdittiva antimafia spiccata il 27 gennaio del 2011 dal prefetto di Ascoli Piceno, Graziella Patrizi, nei confronti della capogruppo Straferro Costruzioni, impegnata nella progettazione e realizzazione, in project financing, del nuovo teatro di Teramo. Un appalto da 49 milioni di euro vinto dall'azienda guidata da Giovanni Straccia, imprenditore marchigiano apprezzato e conosciuto in zona, ma sfiorato da un'inchiesta, denominata "Staffa", svolta dalla Direzione investigativa antimafia di Napoli, basata su alcune intercettazioni telefoniche che chiamano in causa, appunto, i vertici della Straferro e per la quale, il 21 settembre del 2011 sono stati arrestati 30 componenti del clan camorrista Stolder.

Sono le 12,48 del primo ottobre del 2008 quando Francesco Valelfuoco, che per il clan camorrista Stolder cura gli affari economici, contatta un soggetto chiamandolo zio , al quale annuncia che gli sta passando al telefono una persona di Casal di Principe, suo socio in Italia, che si presenta come Francesco di Tella. Per gli inquirenti, lo zio si rivolge a di Tella perché ha bisogno di certificati necessari ad accedere agli appalti pubblici per le opere legate alla Salerno-Reggio Calabria. Di Tella dice però che non sarà lui a fornire la documentazione richiesta, bensì un imprenditore marchigiano, Giovanni Straccia, appunto. Tanto basta, anche se l'imprenditore formalmente non viene inquisito, per far partire l'interdittiva prefettizia che inibisce non solo la capogruppo, ma anche le società a essa collegate, di partecipare a nuove gare d'appalto. Il risultato immediato, per l'azienda marchigiana, è la rescissione, oltre che del contratto per il teatro di Teramo, di una serie di appalti legati alla ricostruzione dell'Aquila.
Ma non basta, mentre infatti i legali di Straccia ricorrono, senza successo, prima al Tar e poi al Tribunale di Stato per chiedere la revoca dell'interdittiva, il dispositivo, all'inizio del novembre dello scorso anno, viene trasmesso anche a Brescia, con l'effetto di bloccare l'operatività di Eurosider. «Con una lettera del 7 novembre - spiega Cocci - un nostro importante cliente, per la quale stavamo realizzando lavori relativi alle tangenziali di Come e Varese, nonché al collegamento Dalmine-Corno-Varese-Valico del Gaggiolo commissionato da Pedelombarda, ci ha comunicato che il contratto era risolto con decorrenza immediata per effetto dell'informativa antimafia della Prefettura di Brescia. Abbiamo quindi cercato di spiegare a Palazzo Broletto le nostre ragioni, ma senza fortuna».
La tesi di Cocci è che non ci sia alcun collegamento fra la persona di Giovanni Straccia e l'Eurosider e che il provvedimento abbia ingiustamente tagliato le gambe a un'azienda sana e produttiva, in grado di fatturare 21 milioni di euro e occupare 50 dipendenti fra diretti e indiretti. «Fermo restando che Straccia e la nostra capogruppo non sono mai state oggetto di alcuna attenzione da parte della Procura - prosegue l'imprenditore - abbiamo cercato di far capire, tramite anche un ricorso al Tar, che Straccia, il quale io nemmeno conosco, non ricopre alcun ruolo in Eurosider». Diversa la trattazione contenuta nell'informativa prefettizia, secondo cui Straccia, nonostante abbia ceduto le propri quote all'inizio del 2012 e la sede amministrativa sia passata da Ascoli a Brescia, ricopra ancora un ruolo predominante nell'azienda di Lonato attraverso il nipote, Morgan Straccia, membro del cda di Eurosider. L'ultimo capitolo della vicenda, giovedì scorso, quando il Tar di Brescia ha rigettato la richiesta di sospensiva dell'interdittiva presentata da Cocci condannando, in pratica, l'azienda alla chiusura definitiva.
Massimiliano Del Barba

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