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21/09/13

Le terre avvelenate di Montichiari

Vi proponiamo questo interessante articolo nel quale Pietro Gorlani ripercorre per brescia.corriere.it la triste storia di una territorio martoriato da cave, discariche e veleni.
Che Montichiari si trovi ad affrontare una situazione cosí difficile non é certo una novitá; anche nel nostro documentario "Sei sicuro? La piovra a Brescia" abbiamo accennato, attraverso le parole di un testimone, a quanto siano inquinate le terre monteclarensi (qui il video).
Ora che finalmente la situazione é ben chiara a tutti quanti sarebbe il caso di cominciare a muoversi per porre rimedio (o quantomeno provarci) ad anni e anni di abusi del territorio.

La brughiera avvelenata di Montichiari (Foto Bams)La brughiera avvelenata di Montichiari (Foto Bams)
In principio furono le cave. Perché il sottosuolo di Montichiari è ricchissimo di ghiaia e sabbia. Poi, alla fine degli anni Ottanta, molti di quegli stessi cavatori hanno pensato bene di riempire una dozzina di enormi crateri con rifiuti di ogni tipo. E non hanno più smesso. Nasce così il «caso» europeo di Montichiari, nelle cui viscere sono state nascoste in un quarto di secolo la bellezza di 12 milioni di metri cubi (ben 500 mila l'anno).
Un'escalation che sembra non finire. Nonostante le crescenti proteste di una popolazione sempre più esasperata la Regione - che quand'era a trazione PdL non lesinava autorizzazioni agli imprenditori amici (solo negli ultimi 6 anni sono state autorizzate Gedit, Sistema, Bernardelli, Ecoeternit) - ora sta valutando altre due richieste di discariche. La Padana Green (un milione di metri cubi, in prevalenza amianto) e la discarica di Aprica (2 milioni di metri cubi di rifiuti solidi urbani). Chissà se l'assessore regionale all'Ambiente Claudia Terzi accoglierà l'accorata richiesta lanciatale dalla collega di partito (entrambe della Lega), il sindaco Elena Zanola, che al Corriere nel 2011 ricordava di aver sempre bocciato ogni richiesta.
Perché Montichiari, dopo questa intensa abbuffata di veleni, dovrebbe innanzi tutto pensare alle bonifiche di quelle discariche gestite in modo a dir poco illecito, ingozzate di scorie e fanghi industriali gettati direttamente nella terra, senza l'utilizzo di teli protettivi. Ad esempio, in cambio di una nuova autorizzazione la Val.seco Srl (ora Systema Ambiente) aveva promesso all'amministrazione comunale di bonificare quattro siti inquinati: la cava Bicelli (Sole Immomec), la cava Bonomi (Pulinox), la cava Accini (Gandini), la cava Baratti (Moreni). Promesse che si sono fermate alla bonifica del primo sito.
Di questa stranezza hanno chiesto conto al ministro Prestigiacomo Daniela Mazzucconi e altri deputati del Pd con un'interrogazione del giugno 2011. E chiedevano anche lumi sui dati inquietanti inanellati in uno studio epidemiologico dell'Asl di Mantova che aveva rilevato un aumento dell'incidenza tumorale man mano che ci si avvicinava a Brescia. Che ci sia per caso una correlazione con quei veleni stoccati nel sottosuolo?

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