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27/08/13

La Rete dal collaboratore di giustizia: l’intervista

Da Brescia a Termoli, dalla Lombardia al Molise per dare sostegno a chi ha scelto non solo di abbandonare la vita criminale, ma anche di combattere le cosche.Rete Termoli
E’ questo l’obbiettivo con cui la Rete Antimafia il 20 ed il 21 Luglio ha fatto visita al collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura (qui il report “a caldo” del viaggio).
Insieme a noi Lorenzo Bagnoli, giornalista milanese che ci ha accompagnato per documentare l’iniziativa e per ascoltare quello che l’ex reggente della cosca Vrenna-Bonaventura aveva da raccontare.
Di seguito l’articolo che Lorenzo ha scritto per il blog “Mafie in Lombardia” dell’Agenzia “Redattore Sociale”, a questo link invece potete trovare il video che racconta il viaggio della Rete.
Da parte nostra un grosso GRAZIE a Lorenzo Bagnoli. 

Bonaventura, pentito di mafia: una famiglia sotto assedio

Luigi Bonaventura è pentito di mafia e oggi vive a Termoli. In un video il viaggio dalla Lombardia in Molise degli attivisti della rete antimafia di Brescia ''per non lasciare solo chi ha scelto non solo di abbandonare la vita criminale, ma anche di combattere le cosche''

Dal balcone di casa si vede il negozio di uno degli scagnozzi di Piero Speranza, un falso pentito finito in cella per stupro e violenza su una ragazza ventottenne. In un box poco distante, le forze dell'ordine hanno trovato nel 2011 un arsenale degno di una squadriglia della morte: kalashnikov, pistole, silenziatori, passa montagna, giubbotti anti proiettile. Tutto materiale appartenente alla cosca dei Ferrazzo, famiglia 'ndranghetista del crotonese. Un "arsenale" che secondo gli inquirenti sarebbe stato destinato a Luigi Bonaventura.

Sotto assedio: ecco come vive a Termoli la famiglia di Luigi Bonaventura, ex reggente della cosca Vrenna Bonaventura, dal 2007 collaboratore di giustizia. Ha già ricevuto diverse proposte per ritornare al suo vecchio mestiere di criminale. Invece, oggi Bonaventura testimonia in nove procure, da Catanzaro a Bologna, alla Direzione nazionale antimafia e alla procura di Stoccarda, in Germania. Ha cominciato a uccidere nel '92, a 21 anni, e vuole che lo stesso destino non tocchi anche ai suoi due figli, un bambino e una bambina di 11 e 8 anni. "Non voglio che ci rimettano loro per colpa della famiglia dove sono nato io", spiega. E così si è dissociato dalla 'ndrangheta: è diventato pentito. La moglie lo sostiene passo dopo passo. E ora può contare anche sull'appoggio di un gruppo di giovani che fanno parte della rete antimafia di Brescia: sono andati a trovarlo nella sua casa di Termoli, per esprimergli solidarietà e vicinanza. Il video racconta questo viaggio: dalla Lombardia al Molise per non lasciare solo chi ha scelto non solo di abbandonare la vita criminale, ma anche di combattere le cosche.

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