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07/08/13

A Palermo per ricordare Paolo, Emanuela, Agostino, Walter, Vincenzo e Claudio

Anche quest’anno una piccola rappresentanza della Rete Antimafia ha partecipato a Palermo alla commemorazione della terribile strage in cui persero la vita il Giudice Paolo Borsellino e gli Agenti della sua scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.
Di seguito la bellissima testimonianza della nostra Ale.

Forse perché quest'anno,il 27 Maggio per la precisione, è iniziato un processo storico, quello sulla Trattativa tra Stato mafia ( trattativa che il Giudice Paolo Borsellino aveva scoperto ed è probabilmente per questo che è stato ucciso), che vede indagati oltre a uomini di “cosanostra” anche uomini delle istituzioni.
Forse perché sono molti i tentativi di ostacolare e di bloccare questo processo (Procedimento Disciplinare C.S.M. contro il P.M. NINO DI MATTEO, Procedimento Disciplinare C.S.M. trasferimento d'ufficio per il Procuratore Capo MESSINEO, Procedimento Disciplinare C.S.M. contro l'ex P.M. dell'inchiesta ANTONIO INGROIA, Arresto di MASSIMO CIANCIMINO testimone chiave, intercettazioni telefoniche tra il Presidente della Repubblica Napolitano e Mancino distrutte, morte improvvisa del Consigliere Giuridico del Presidente della Repubblica Loris D'Ambrosio per infarto dopo aver fatto da tramite tra MANCINO e NAPOLITANO).
Forse perché alle Agende Rosse non è stato permesso sedere tra le Parti civili del processo.
O forse perché ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare qualcosa per poter crescere e per farlo bene si deve necessariamente passare dalla ricerca della verità.

Non so dire quale fra tali motivi sia stato quello che più mi abbia spinto, ma quest'anno a Palermo non volevo assolutamente mancare!
Decido di partecipare, così prenoto !!! E’ stato più facile di quello che immaginavo.
Partenza da Orio alle 19.15. Il programma degli eventi ancora non era disponibile, sicchè ho mio malgrado perso il corteo che da Palazzo di Giustizia ha attraversato le vie di Palermo e ha raggiunto la Facoltà di Giurisprudenza.
All'uscita dell' aeroporto FalconeBorsellino sulla sinistra ci sono dei comodissimi autobus della “Prestia e Comande” che portano a Palermo. Scendiamo all'ultima fermata, quella della stazione dei treni, e in dieci minuti circa, percorrendo via Maqueba, arriviamo alla facoltà di Giurisprudenza.
All'ingresso vediamo moltissime auto della Polizia parcheggiate, capiamo allora che siamo arrivati.
Allora pochi passi e siamo all'interno: l'atrio con giardino nel centro e colonne intorno è un incanto, ci sono moltissime persone sedute e tante in piedi.
Riesco, nonostante il ritardo, a sentire gli interventi di Saverio Lodato, di Antonio Ingroia e di Salvatore Borsellino.
Incontro molte persone che attraverso fb o in occasioni precedenti ho conosciuto.
La sensazione è piacevolissima, sento tutti vicini a ciò a cui io tengo...

Riporto il link per riascoltare l'intera serata http://www.youtube.com/watch?v=j4Oyag57S24 e vedere il video che Carla Donata ha presentato in anteprima: “Caro Paolo”.

Il giorno dopo, in mattinata, abbiamo raggiungo l'ingresso di via d'Amelio, via che non averi riconosciuto se non avessi letto il nome e se non ci fossero state tante persone.
Vederla in fotografia o in TV non da l'impressione di essere così piccola. Mi spiegano che oggi la vediamo così sgombra dalle macchine, ma che allora c'erano auto parcheggiate anche in mezzo alla carreggiata!
Percorro la via, ci sono molti quadri appesi che ricordano le stragi del nostro paese. Continuo a camminare, ed ecco che vedo il portone davanti al quale Paolo Borsellino quella domenica maledetta di vent’uno anni fa, suonando il campanello di sua mamma, è esploso con gli angeli della sua scorta!
É stato molto forte quel momento, sensazioni tra disperazione, rabbia e angoscia!
Come hanno potuto!!!
Vedo l'albero che rispetto al portone è a sinistra: è il punto esatto dove la 126 è esplosa. Ora c’è un bellissimo ulivo, ai rami sono appesi cappellini, braccialetti e bigliettini!
C'è una montagna poco distante, si vede benissimo. Lì c'era una delle sedi dei servizi segreti....
Cerco il balcone della allora nuova costruzione da dove probabilmente hanno premuto il tasto del telecomando che ha provocato l'esplosione! Stanno appendendo un cartello “Le intercettazioni nascoste”. Appese ci sono le conversazioni tra Mancino e D'Ambrosio. C'è anche una finta cabina telefonica: il ColleCenter.
Distribuiscono delle cartellette con le fotocopie di tutte le chiamate: http://www.articolo54.it/documenti.html
I ragazzi rimangono in quel punto per tutta la giornata con un sole fortissimo che li cuoceva, li ammiro moltissimo....


C'è Varese, c'è Napoli, Bari, Campania, Torino, Fano,....Vedo lo striscione “Milano sta con Di Matteo”: dopo averlo attaccato con cura estrema a più transenne sono costretti staccarlo e girarlo perché dal palco avvisano che i magistrati, per motivi di sicurezza, arriveranno dal lato opposto rispetto allo striscione.
Si avvicinano le tre, le persone aumentano ed è bello essere in tanti. Gli ospiti iniziano puntuali e ogni intervento è emozionante ...
Qui tutti gli interventi: http://www.radioradicale.it//scheda/385943/via-damelio-strage-di-stato-manifestazione-organizzata-dal-movimento-delle-agende-rosse-in-collaborazione-?fb_action_ids=10201639056927024&fb_action_types=og.likes

Non siamo da soli, siamo in tanti a chiedere di andare avanti per scoprire cos'è effettivamente successo, siamo in tanti a voler ripartire tenendo fuori le criminalità organizzate.
Lo dobbiamo oltre che a noi stessi anche agli uomini che ci hanno fatto sentire orgogliosi di essere italiani.

Di seguito la documentazione raccolta dalla Ale per raccontare il 19 Luglio 2013:

Video integrale del Convegno organizzato da Antimafia 2000 giovedì 18 luglio alla facoltà di Giurisprudenza

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ndA_SDXAdks

“Caro Paolo” di Donata Gallo

https://www.youtube.com/watch?v=1GAEn9I1PH4

dal sito: http://www.pianetaoggitv.net/osservatorio-planetario/antimafia-duemila-e-terzo-millennio/2358-sintesi-degli-interventi-conferenza-paolo-borsellino-qla-mafia-mi-uccidera-ma-saranno-altri-a-volerloq-palermo-18-luglio

La sintesi degli interventi:

TERESI: "IL PROCESSO SULLA TRATTATIVA STATO-MAFIA NON SI FERMERA', CHI NON LO VUOLE SI RASSEGNI!"
“Viviamo in un contesto complesso e articolato, nel quale cerchiamo di muoverci con rinnovato impegno che però a volte porta un po’ di stanchezza” ha esordito così il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi nel corso del convegno che si svolge presso la Facoltà di Giurisprudenza. Tuttavia “Sono stanco di vivere in un Paese in cui è necessario predisporre misure  di protezione sempre più rigide per dei magistrati che fanno solo il proprio dovere, cercando la verità su fatti complessi e gravi che incidono sulla scena politica recente e che vede dispiegarsi gli effetti sulle vicende politiche attuali”. “Alcuni magistrati – ha continuato il procuratore aggiunto palermitano - sono presi di mira dal doppio fuoco degli attacchi strumentali e intimidatori, da lettere anonime che disvelano presunti punti deboli nel sistema di protezione predisposto dallo Stato, così come strani e inquietanti introduzioni nelle case, marcatamente provocatorie. I colleghi che lavorano con me per portare a termine il processo, e anche chi c’era prima di me, lo hanno fatto e lo fanno tuttora solo in nome di un irrinunciabile desiderio di verità e di un tacito patto di attaccamento e amicizia verso i morti per mano non solo mafiosa”.
Il procuratore Teresi si è poi detto preoccupato per “Quelle polemiche e prese di posizione di chi crede di avere già in tasca tutte le risposte, che crede di poter disorientare l’opinione pubblica meno attrezzata in materia di cultura giuridica e quella degli addetti ai lavori. Ma temo che al di là di ciò esiste una larga fetta di pensatori che questo processo non lo vogliono. Prego tutti di fermarsi, di lasciare lavorare quei giudici. Quel processo si sta facendo e si continuerà a fare fino alla sua naturale conclusione, qualunque cosa possa essere. Lo porteremo a conclusione oltre gli attacchi, le prese di posizione, le provocazioni, oltre le intrusioni nelle case, oltre le lettere anonime per quanto allarmanti siano. Siamo consapevoli – ha terminato Teresi - che gli attacchi proseguiranno più pesanti e inquietanti, in un clima sempre più fosco, ma il processo sarà portato a termine e chi non lo vuole si rassegni!”.

ORLANDO: "PALERMO RICORDA PAOLO BORSELLINO AL GRIDO DELLA VERITA'"
Palermo. “Qui c'è la città di Palermo” ha detto il sindaco Leoluca Orlando intervenuto alla conferenza “La mafia mi ucciderà ma saranno altri a volerlo”, organizzata da ANTIMAFIADuemila, che si tiene presso l’atrio della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo. “C'è la Palermo che amava Paolo e che grida la verità su quella strage. Perché a prescindere dagli esiti processuali noi sappiamo il perché fu ucciso il giudice Borsellino. Ne abbiamo la consapevolezza morale. E i ragazzi delle “Agende Rosse” lo ricordano sempre. Paolo si oppose alla trattativa e quell'agenda fu fatta sparire e ancora oggi ci sono persone al potere che hanno paura di quella verità”. Quindi ha concluso: “In questi giorni ricorderemo Paolo, siamo qui oggi, saremo in via D'Amelio domani, quindi a casa sua, laddove era cresciuto e dove sorgerà la sede del centro Paolo Borsellino che provvisoriamente abbiamo inaugurato a villa Niscemi. E come Comune saremo parte civile al processo su quella ignobile trattativa tra Stato e mafia”.

GOZZO: "DOVERE MORALE DI CERCARE LA VERITA'"
Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafia Duemila, ha letto al pubblico presente nella Facoltà di Giurisprudenza a Palermo all’evento organizzato in ricordo di Paolo Borsellino la lettera di Domenico Gozzo, procuratore aggiunto di Caltanissetta, di cui riportiamo alcuni stralci: “Paolo Borsellino disse ‘sarà la  mafia a uccidermi ma altri la agevoleranno’, Falcone parlava di ‘menti raffinatissime’… queste tracce di ‘altro’ sono presenti nelle indagini su mafia e stragi”. “Fino al 2008 le indagini su via DAmelio sono state oggetto di, come disse il procuratore Lari, un colossale depistaggio. Per ventanni tanti uomini che al tempo ricoprivano cariche istituzionali hanno taciuto ciò che sapevano. È stata emessa una sentenza che dice come gli intenti omicidiari di Cosa nostra sono stati rafforzati dal segnale di debolezza mandato dallo Stato quando ha manifestato la volontà di trattare, ma il resto dello Stato si è comportato come se questa sentenza non esistesse. Siamo quindi credibili quando andiamo dai vertici di cosa nostra quando chiediamo loro di collaborare con la giustizia? Come possiamo convincerli a parlare? Abbiamo il dovere morale di porci queste domane e di darci risposte esaustive. Lo dobbiamo a Paolo e alla dolce Agnese, a Giovanni e Francesca, ad Agostino, Vincenzo, Walter, Eddi e Claudio, a Emanuela, il cui corpo è stato sbattuto nelle prime pagine dai quotidiani che non hanno neanche avuto il coraggio di scusarsi. Lo dobbiamo ai morti del ’93 e ai carabinieri che non sono morti nell’attentato mai attuato allo Stadio Olimpico di Roma, a noi stessi, ai nostri figli e questa Italia perchè le fondamenta di questa democrazia siano più salde”.

SCARPINATO: "PAOLO ULTIMO BALUARDO DELLO STATO DOPO LA MORTE DI FALCONE
E' preoccupante come ancora oggi sia ancora in pieno svolgimento la guerra contro linformazione e il sapere sociale sulla mafia, mistificata e manipolata nonostante la celebrazione di decine e decine di processi come quello a Giulio Andreotti, o della trattativa Stato-mafia” ha detto Scarpinato. “Il binomio mafia e potere e i tanti delitti politici sono considerati un tema scabroso, al quale si aggiunge la rimozione, nelle commemorazioni pubbliche, vengono eliminati tutti i possibili riferimenti al coinvolgimento del potere nelle vicende di mafia”. “Ogni anno alla commemorazione dell’omicidio Mattarella – ha continuato il procuratore generale di Palermo – si tace sistematicamente sul fatto che a volere la sua uccisione sono stati Giulio Andreotti, personificazione stessa dello Stato, Salvo Lima, i fratelli Salvo e i massimi rappresentanti del la classe dirigente siciliana”. “Perché dunque meravigliarsi – si è chiesto Scarpinato - se si tenta di chiudere lo spinoso capitolo delle stragi del ’92 e ‘93 raccontandolo come una storia tragica dovuta al solo scellerato delirio di onnipotenza di personaggi come Totò Riina? Perchè dunque meravigliarsi del malcelato fastidio e dell’intolleranza dimostrata nei confronti del lavoro di quei magistrati che hanno proseguito nel cercare la verità?”. “Sono solo la parte visibile di un iceberg sommerso nelle profondità di ben più terribili segreti che si annidano dietro le nostre stragi”

“Nelle parole che Paolo affida alla moglie Agnese ‘Mi ucciderà mafia quando altri lo consentiranno’ vi è tutta la solitudine impotente di chi sente che nessuno potrà proteggerlo”. Ha detto il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato al convegno organizzato a Palermo da Antimafia Duemila. “Paolo era l’ultimo baluardo dello Stato dopo la morte di Falcone”. “In seguito al procedimento aperto contro di me a seguito della lettera indirizzata a Paolo l’anno scorso – ha raccontato Scarpinato – incontrando  Agnese Borsellino mi ha confidato tra le lacrime Non so se è stato peggio quello che abbiamo vissuto prima delle stragi o quello che siamo stati costretti a vivere dopo le stragi. Una verità terribile di cui era stata costretta progressivamente a rendersi conto, quella stessa verità terribile che aveva cancellato quel sorriso scanzonato di Paolo che lo aveva accompagnato fino a qualche tempo prima. E io ad Agnese ho rinnovato la stessa promessa fatta nel 1992 davanti al corpo carbonizzato del marito – ha concluso tra gli applausi il procuratore generale di Palermo - costi quel che costi, Paolo, non ci fermeremo e prima o poi riusciremo a strappare la maschera dei vostri assassini!”.

INGROIA: "LO STATO NON VUOLE LA VERITA' E COLPISCE I SUOI MAGISTRATI MIGLIORI"
"Per arrivare ad una verità sulle stragi in Parlamento è necessario che la Commissione parlamentare antimafia consenta per la prima volta la partecipazione delle associazioni dei familiari delle vittime di mafia e delle associazioni come le Agende Rosse che si impegnano nella lotta alla verità". A proporlo è l'ex pm Antonio Ingroia intervenuto presso la Facoltà di Giurisprudenza a Palermo dove è in corso il convegno di Antimafia Duemila in memoria di Paolo Borsellino. "Si può fare intervenendo sulla legge così come all'unanimità è stata accolta questa commissione ammettendo tra i punti da discutere la trattativa, pur indicandola erroneamente come presunta. Anche la relazione Pisanu doveva occuparsi di trattativa ma si è conclusa con un'autoassoluzione della politica su quei fatti. Per questo si deve chiedere con forza, anche dal basso con una raccolta firme chiedendo che non vi sia una Commissione antimafia senza la partecipazione della società civile".24.10 “La strage di via D'Amelio è una strage di Stato”. Lo ha detto l'ex pm Antonio Ingroia è intervenuto alla convegno che si tiene alla Facoltà di Giurisprudenza a Palermo in ricordo del giudice ucciso dalla mafia Paolo Borsellino. “In passato avevo detto che eravamo entrati nell'anticamera della verità, poi che eravamo nella stanza ma che qualcuno aveva tolto tutte le luci. Ora mi rendo sempre più conto che in quella stanza è stato creato un nuovo muro di gomma e per questo è importante agire dal basso”. “Noi sapevamo dal principio che dietro la strage di via D'Amelio vi fosse altro così come Borsellino sapeva che dietro la morte di Falcone vi fosse altro. E come è accaduto per i diari di Falcone anche l'agenda di Borsellino è stata fatta sparire mettendo in atto depistaggi di Stato che, come è sempre accaduto nel nostro Paese, coprono stragi di Stato”.
24.20 Palermo. “La magistratura che cerca la verità è oggi un corpo estraneo allo Stato. Quei magistrati che indagano, che applicano la costituzione, vengono presi a colpi di provvedimenti disciplinari. Alcuni vengono colpiti semplicemente perché hanno descritto la verità delle cose, così come è stato con il provvedimento disciplinare nei confronti di Scarpinato e Di Matteo. Poi vengono avanzati conflitti di attribuzione per screditare il lavoro, oppure tirate fuori vecchie storie come è successo con Messineo, solo perché ha presenziato al processo sulla trattativa Stato-mafia. E il messaggio che si da è che chi entra in quel processo pagherà comunque un prezzo sia esso giudice inquirente che giudicante. Diventa un messaggio al prossimo procuratore di Palermo per far capire quel che accadrà qualora appoggerà o darà il proprio sostegno a certe inchieste”

SALVATORE BORSELLINO: "SPERO CHE UN GIORNO I GIOVANI CHE LOTTANO CON ME CONOSCANO LA VERITA'"
“Quando finalmente si arrivò al dibattimento dei processi borsellino quater e trattativa Stato-mafia credevo di essere arrivato al punto a cui avevo da anni anelato” ha detto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso, al convegno organizzato presso la Facoltà di Giurisprudenza. “Finalmente in aula giustizia si analizzava quella trattativa che per tanti anni è stata solo presunta o pretesa, della quale io e i ragazzi delle Agende Rosse parlavamo da molto tempo prima. Credevo che si fosse realizzato ciò che mi sembrava impossibile: lo Stato che processa se stesso. Alcuni magistrati coraggiosi che mettono a rischio le loro vite sono arrivati a portare lo Stato alla sbarra. Ma è stato solo un illusione perchè mi sono accorto che lo Stato poi assolve se stesso: è quello che è successo con la sentenza sulla mancata perquisizione del covo di Riina e con la sentenza di ieri al processo Mori che mi ha lasciato una profonda inquietudine. Mi inquieta che la sentenza sia stata emessa in così poche ore, a meno che non sia stata già scritta… è una sconfitta che aggiungo a un’altra subita negli ultimi tempi, e cioè la mia esclusione come parte civile al processo sulla trattativa Stato-mafia” ha continuato il leader del movimento delle Agende Rosse. Ma io non mi arrendo e insieme ai miei giovani continueremo a combattere e a presenziare anche allesterno dellaula di giustizia, continueremo a sostenere questi magistrati coraggiosi che proseguono senza paura e senza lasciarsi intimidire, saremo sempre al loro fianco. Fortunatamente continueremo ad essere parte civile al processo sulla strage di via D’Amelio, perchè pretendo di sapere che cosa è stato di quel depistaggio e da chi è stato ordito”. Salvatore Borsellino ha poi manifestato una sua ulteriore preoccupazione: “Ho paura che un giorno potrei sentire, come per il processo Mori, che anche la trattativa Stato-mafia non costituisce reato, che era necessaria per salvare i politici e che Paolo sia stato sacrificato sullaltare della ragion di Stato. Non potrei accettarlo. Spero che non succeda e che i giovani che lottano insieme a me possano un giorno conoscere la verità”.

LODATO: "INACCETTABILI CERTE CONSIDERAZIONI CHE VORREBBERO SCRIVERE LA STORIA"
“Oggi siamo in presenza di certe considerazioni che tendono a riscrivere la storia”. Lo ha detto Saverio Lodato presso la Facoltà di Giurisprudenza a Palermo dove è in corso il convegno di Antimafia Duemila in memoria di Paolo Borsellino. “Così gli americani non si rivolsero mai alla mafia in vista dello sbarco in Sicilia. Non ebbero rapporti con i mafiosi negli anni immediatamente successivi alla Liberazione. Lo dice lo storico Salvatore Lupo. E Salvatore Lupo è un uomo d'onore. E' storico d'onore. Non c'è stata mai alcuna “trattativa” fra lo Stato e la mafia, prima durante e dopo le stragi del 1992-1993. Lo dice il sociologo, Pino Arlacchi. E Pino Arlacchi è un uomo d'onore. E' sociologo d'onore. E lo dice anche il giurista Giovanni Fiandaca. E Giovanni Fiandaca è un uomo d'onore. E' giurista d'onore. Se la trattativa ci fosse stata, non ci sarebbe nulla di cui scandalizzarsi. E' legittimo che lo Stato abbia trattato con la mafia. Ed è legittimo anche se, durante quella trattativa, le stragi continuarono. Lo dice il politico Emanuele Macaluso. E Emanuele Macaluso è un uomo d'onore. E' uomo politico d'onore. Il ministro degli Interni, fra le stragi di Capaci e via D'Amelio, non conobbe mai Paolo Borsellino. E non seppe mai che faccia avesse. Lo dice, parlando di se stesso, l'ex uomo di Stato Nicola Mancino. E Nicola Mancino è un uomo d'onore. E' ex uomo di Stato d'onore. I magistrati Nino Di Matteo e Antonio Ingroia provocarono, indagando sulla cosiddetta “trattativa”, la morte per infarto del consigliere del Quirinale, Loris D'Ambrosio. Lo dice il giornalista Giuliano Ferrara. E Giuliano Ferrara è un uomo d'onore. E' giornalista d'onore. Ma anche Di Matteo e Ingroia, fino a prova contraria, sono uomini d'onore. Sono magistrati d'onore. Un imputato per falsa testimonianza, Nicola Mancino, ha tutto il diritto di telefonare al Quirinale chiedendo che venga alleggerita la sua posizione processuale. E ha tutto il diritto di intrattenersi telefonicamente con il capo dello Stato. Lo dice il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. E Giorgio Napolitano è un uomo d'onore. E un capo dello Stato d'onore. Si può commemorare la morte di Giulio Andreotti, non ricordando mai, neanche in una riga che la Cassazione condannò Andreotti a pagare le spese processuali riconoscendo che sino al 1980 incontrò a più riprese il vertice di Cosa nostra. Lo dice, in questo caso è più esatto dire lo scrive, la grande firma del giornalismo italiano, Eugenio Scalfari. E Eugenio Scalfari è un uomo d'onore. E' grande firma d'onore. Fermiamoci qui”.
“In questa galleria di grandi figure,  - ha concluso il giornalista - stanno anche tante figurine che a nostro giudizio, per quanto scalpitino, non meritano di essere citate in un serata seria come questa. E l'elenco delle figurine sarebbe assai più lungo dell'elenco delle figure, diciamo così, autorevoli. Quello che ho cercato di descrivervi con esempi particolari appena accennati è lo Stato della lotta alla mafia, a 21 anni di distanza dal sacrificio di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, Agostino Catalano. A 21 anni di distanza dalla raccolta dei brandelli cui furono ridotti uomoni e donne che nello Stato italiano avevano creduto per davvero”. E infine: “La lotta alla mafia è una partita truccata. La politica e la mafia, alla luce del sole, si mescolano fra di loro. Tutti gli italiani ormai lo hanno capito e lo sanno. Ma a nessuno è consentito aggredire il rapporto fra la mafia, la politica, gli affari. A nessuno è consentito indagare, cercare la verità, processare a far di tutto per arrivare a sentenza di condanna. Il Potere non lo vuole. Il Signore del Colle ha detto no. E noi? E noi allora che faremo? Noi che siamo semplici cittadini? Che siamo cittadini semplici? Non è facile rispondere. Anche noi, però, e nessuno deve mai dimenticarlo, siamo uomini d'onore. Siamo cittadini d'onore. E combatteremo sino alla fine nella speranza che gli assassini di mafia e gli assassini di Stato di Paolo Borsellino vengano un giorno assicurati alla giustizia insieme ai mandanti che li ispirano. Ce la faremo? E chi può dirlo? Ma una cosa è certa: in Italia c'è posto per tutti. Anche per sessanta milioni di italiani. Dei quali, non dimentichiamolo, fa parte Papa Francesco. Giuristi, storici, sociologi, giornalisti, uomini poltici, ex uomini di Stato, capi di Stato, se ne facciano una ragione.

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