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02/08/13

A Brescia la crisi ha colpito anche la Giustizia

“Giustizia con le pezze al culo”.
Questo è il commento con cui l’amico che ci ha segnalato gli articoli seguenti ha accompagnato i 2 link.
Parole molto forti è un pò colorite, ma che ben rendono l’idea di una situazione che non possiamo certo definire idilliaca.
La raccontano due interessanti approfondimenti pubblicati rispettivamente sui siti brescia.corriere.it e bresciaoggi.it, che rilanciano un problema di cui avevamo già parlato in altre occasioni, fra le quali anche nel corso della nostra intervista all’ex Procuratore Generale.
In quella circostanza il dott. Papalia lanciò un chiaro segnale d’allarme riguardo le carenze di giudici, ma soprattutto di personale amministrativo, che affliggono il Tribunale cittadino.
Segnali che fino ad ora sembra ci sembrano essere passati inosservati.
Da brescia.corriere.it:
Questura, le «pantere» non graffiano più: ferme 10 auto su 16

Dal cancello escono i colleghi, a bordo di un'auto particolare per una pattuglia di polizia, sia pur in abiti civili: una mini gialla, dal motore potente. Ma non l'hanno mica scelta in concessionaria quell'auto. Altri colleghi, invece, aspettano in divisa all'ingresso sul retro della Questura: sembrano pendolari alla fermata del bus, ma attendono che gli agenti del turno precedente ritornino e lascino le chiavi delle Volanti. Perché alla questura di Brescia «i mezzi non bastano per coprire tutti i cambi», assicura Rosario Morelli, segretario provinciale del Siulp, che conta oltre quattrocento iscritti. Ma non si tratta della «solita» denuncia, pur vera, su quanto poco si investa in sicurezza nel nostro paese. Quella che sta vivendo il parco auto di via Botticelli e dei suoi commissariati lui la definisce «una crisi totale», che sì, «deriva anche dai tagli dei governi precedenti a tutti i capitoli di spesa, ridotti del cinquanta per cento». Manutenzione, equipaggiamenti, ma pure straordinari e pulizie.
I numeri dicono di una situazione paradossale. Le Alfa 159 blindate a disposizione della sezione Volante (le chiamano «pantere» per via del felino che caratterizza le carrozzerie e il simbolo del reparto), deputata al controllo del territorio, sono 18: 16 tra questura e commissariato Carmine, due per quello di Desenzano. «Assegnate a ottobre del 2006, quando il sindaco Corsini sottopose la questione all'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato», ricorda Morelli. Quasi tutte contano 200mila chilometri, tranne tre, a quota 60mila. Bene, di queste, «solo sette sono operative su strada - sei su dieci tra San Polo e Carmine e una a Desenzano - undici sono parcheggiate in officina per guasti meccanici, al cambio o al motore». Ripararle? «La garanzia scade al settimo anno o ai 200mila chilometri, faccia lei due conti...». I fondi ministeriali non ci sono. «L'ultimo accreditamento arrivato per la manutenzione all'inizio dell'anno, pari a 15mila euro, è bastato giusto per saldare i debiti del 2012 - ammette Morelli - Ed è paradossale che con la carenza d'organico che viviamo, ad oggi, con queste poche auto, i colleghi che entrano in servizio debbano attendere che rientri l'auto dei colleghi per lavorare», sottolinea Morelli.
A Verona, addirittura, i poliziotti sono rimasti senza Volanti. Tutte in officina. E per sostituirle è stato necessario ricorrere a tre Fiat Stilo da sempre deputate agli spostamenti interni alla questura. Nessuna blindatura, niente vano di sicurezza per la mitraglietta nè divisorie per separare eventuali fermati dagli operatori. «Ci avevamo pensato, ma in effetti è rischioso, anche il questore non ha mai voluto».
Non va meglio ai reparti investigativi, Digos e Squadra Mobile: otto auto civili sono ferme, oltre la metà. «I servizi di intelligence sono garantiti grazie alle macchine sequestrate nei processi penali, che la magistratura dà in custodia giudiziale a questi reparti». Come quella Mini gialla utilizzata dagli investigatori, che si aggiunge alla Fiat Punto e alla Panda «assegnate un paio di anni fa dal Comune grazie al patto Brescia Sicura, che speriamo sia rinnovato».
Mara Rodella
Di seguito l’articolo tratto da bresciaoggi.it che racconta le carenze di personale del Tribunale di Brescia:

Nel 1861, data dell'Unità d'Italia, il Tribunale Ordinario di Brescia aveva lo stesso numero di magistrati di oggi: allora erano 60, oggi sono 61 ma solo se nel novero dei togati si conta anche il presidente Adriana Garrammone.
Il dato, già significativo, assume contorni ancora più inquietanti se lo si mette in relazione alla crescita della popolazione bresciana dell'ultimo decennio: a fronte di una impennata del 13 per cento, pari a 146.000 abitanti in più, l'organico dei giudici è infatti rimasto invariato. Va anche peggio se si guarda al personale amministrativo: dai 183 dipendenti di 8 anni fa si è passati ai 174 del 2008 sino ad arrivare ai 161 del dicembre 2011 (in pratica un amministrativo ogni 7.623 residenti). Al 30 giugno 2013, il personale amministrativo toccava addirittura quota 127 unità, con 34 posti vacanti e un tasso di scopertura sull'organico previsto del 21 per cento.
A METTERE ancora una volta nero su bianco «l'emergenza risorse umane» che affligge il Tribunale di Brescia è il Bilancio di Responsabilità Sociale del 2012 e dei primi 6 mesi del 2013 redatto nell'ambito del progetto «Innovagiustizia» finanziato dal Fondo Sociale Europeo e promosso dalla Regione Lombardia per il miglioramento dell´organizzazione degli uffici giudiziari.
Uno spaccato «esaustivo e trasparente» di tutto il lavoro che il foro bresciano ha svolto negli ultimi 18 mesi, spiega il presidente Garrammone che, affiancata dal magistrato di riferimento per l´informatica Giuseppe Ondei, dal responsabile di distretto Lorenzo Benini e dal responsabile del progetto Innovagiustizia per Brescia Mauro Salvato, torna a puntare l'accento sugli sforzi fatti per mantenere a regime la macchina della giustizia a fronte di carenze così strutturali.
Un tema, quest'ultimo, sul quale sono intervenuti ieri anche i leghisti bresciani Davide Caparini e Fabio Rolfi che, alla notizia che nessuno dei 69 magistrati messi a disposizione degli organici della giustizia italiana sarà destinato a Brescia (63 andranno a Napoli e 6 a Spoleto), hanno chiesto al Ministro Cancellieri di «modificare subito» la destinazione decisa dal Csm e dall'ex Guardasigilli Severino a favore di un Tribunale che «pur lamentando una cronica carenza di personale riesce comunque a mantenere livelli di eccellenza». 
IL BILANCIO di Responsabilità Sociale, del resto, parla chiaro. Nonostante l'annoso problema delle risorse, a  Brescia si lavora, e anche bene.
Ne sono la prova i numeri relativi alla domanda e all'offerta di giustizia registrati nell'ultimo quadriennio ma anche le “politiche di miglioramento” messe in atto nei confronti di alcuni interlocutori fondamentali, dai cittadini alle imprese sino ai professionisti e ai giovani.
Se, infatti, sul fronte della domanda di giustizia (le cause sopravvenute tra il 2008 e il 2012) si registra un indice di litigiosità costante (con circa 24 cause ogni 1000 abitanti) e un tasso di delittuosità in diminuzione (-4,7% contro il +6% della Lombardia e il +0,8% nazionale), sul fronte dell'offerta gli indicatori mostrano come, nel civile, la durata dei procedimenti di contenzioso ordinario si assesti sui 3 anni, con una durata inferiore per tutti gli altri procedimenti ad eccezione delle esecuzioni immobiliari (che crescono del 53% rispetto al 2008/2009) e dei fallimenti, che pur durando mediamente 6 anni si collocano al di sotto della media nazionale di 8.
Meno rosea la situazione del penale, dove aumentano le pendenze sia del dibattimento monocratico che quelle del dibattimento collegiale e, contestualmente, anche la durata media dei procedimenti. Una dimostrazione, per Salvato, del fatto che “sino ad un paio di anni fa il sistema ha retto, mentre oggi comincia ad arrancare alla luce dei continui tagli”. 
IL TRIBUNALE, dal canto suo, ha sfruttato al meglio gli strumenti  del progetto “Innovagiustizia” ormai agli sgoccioli. Se, per i cittadini, molto hanno significato l'istituzione dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico (33.000 accessi nel 2012, con un grado di soddisfazione dell'85%) e la costruzione di una rete di collaborazioni con la rete del volontariato territoriale, avvocati e notai hanno potuto usufruire di importanti soluzioni telematiche di semplificazione del lavoro ed i giovani di tirocini formativi (25 nell'ultimo anno e mezzo) utili al fine dell'occupabilità. Solo sul fronte delle imprese i progetti che si era preventivato di cantierizzare sono rimasti monchi: ancora una volta, chiarisce la Garrammone, «per carenze di organico e di risorse».
Istituito il cosiddetto «tribunale delle imprese», infatti, i vincoli di personale non hanno consentito di specializzare alcun giudice né di attivare lo sportello dedicato all'Urp, questa volta per le difficoltà di bilancio della Camera di Commercio che doveva finanziare il progetto.
CINQUE LE PRIORITÀ da perseguire nel prossimo futuro: la diffusione del processo civile telematico in collaborazione con gli avvocati; la revisione dell'albo dei periti e dei Ctu (consulenti tecnici d'ufficio) in collaborazione con gli ordini professionali; la costituzione dell'Ufficio del Giudice con l'apporto dei tirocinanti; il trasferimento (per effetto della soppressione prevista dal decreto legislativo 7 2012) dei procedimenti in carico alle sezioni distaccate di Breno e Salò a quelle del Tribunale di Brescia e la costituzione dell'Ufficio Innovazione che, spiega il presidente di sezione Ondei, «prosegua e incorpori l'importante lavoro svolto in questi anni, supportando il ciclo di pianificazione e controllo e sviluppando i servizi on line».
Angela Dessì

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