Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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08/07/13

Politici, imprenditori e rifiuti illegali: anche 5 bresciani fra gli indagati della DDA di Venezia

Falso ideologico e traffico illegale di rifiuti in forma organizzata. Sono queste le accuse che, a vario titolo, la DDA di Venezia ha attribuito ai 27 indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla presenza di materiali non inertizzati (rifiuti di acciaieria molto inquinanti) interrati sotto al manto dell’autostrada A31, Valdastico sud, come riportato dalle giornaliste Roberta Polese e Benedetta Centin in un articolo apparso sabato sull’edizione online del Corriere del Veneto.

”Tutto era cominciato da un cittadino di Albettone, una delle località in cui passerà la Valdastico Sud. Il suo cane aveva bevuto da una pozza non lontana da un cantiere ed è morto quasi subito per una perforazione all’intestino dovuta all’elevata acidità dell’acqua dei canali. Così ha deciso di fotografare il traffico sospetto di camion e ha immortalato con alcuni scatti i mezzi della Serenissima Costruzioni e del gruppo Locatelli mentre spianano scarti di lavorazione industriale in mezzo ai campi. Tutto allegato poi nell’esposto presentato in procura, che ora ha fatto partire le informazioni di garanzia nei confronti di ventisette persone.”

Una storia che non può che riportare alla mente la nota vicenda “Nicoli Cristiani”, un caso che ha destato molto scalpore e che ci ha riguardato da vicino (qui il relativo post).
Ed in effetti i punti in comune fra le due inchieste sono molteplici.
In entrambi i casi si tratta di indagini relative a traffici illegali di rifiuti, ed in particolare di materiale di scarto proveniente da acciaierie, sepolti sotto lo spesso strato d’asfalto impiegato per la costruzione di un’ autostrada.
In entrambe le vicende nel mirino degli inquirenti sono finiti politici di un certo spessore: l’ex vicepresidente del Consiglio Regionale lombardo nel primo caso, l’ex Presidente leghista della Provincia di Vicenza ed attuale Commissario Governativo della Provincia, nonchè presidente dell'Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova S.p.A., Attilio Schneck in questo.
Ma il vero trait d’union fra le due indagini è l’imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli, già al centro di diverse indagini della DDA di Brescia (tra cui quella che ha portato al suo arresto per corruzione e traffico illecito di rifiuti nell’ambito del caso “Nicoli”,ma anche quella relativa alla “tangenziale sulle scorie” di Orzivecchi) e di quella di Milano: nel 2009 infatti la Locatelli era finita sotto processo, procedimento nei loro confronti conclusosi per prescrizione, con l’accusa di far lavorare nei propri cantieri della TAV l’impresa dei fratelli Marcello e Romualdo Paparo, originari di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), a capo di un solido gruppo imprenditoriale basato nell’hinterland nord milanese, ed in contatto con le cosche crotonesi degli Arena e dei Nicoscia. Una collaborazione che i Paparo non avevano ottenuto con ricatti ed intimidazione (pratiche alle quali si sono dimostrati avvezzi), ma anzi, come racconta il Fatto Quotidiano, “i rapporti tra i padani e i calabresi apparivano improntati alla massima collaborazione, anche quando si trattava di truccare qualche carta per aggirare i controlli antimafia. Circostanza confermata dalla sentenza, ma sono fatti del 2004 e quindi prescritti”.

Ma i punti di contatto tra la vicenda “BreBeMi” e quella “Valdastico sud” non finiscono qui.
Tra i 27  indagati, infatti, ci sono anche 5 imprenditori bresciani, come segnalato da Andrea Tornago, corrispondente di Radio Popolare, nel suo servizio odierno (che potete trovare qui). 
Fra questi i nomi che spiccano sono quelli di Ettore Lonati, il patron del gruppo Lonati che annovera al suo interno, fra le altre, anche l’”Alfa Acciai”,la più importante acciaieria di Brescia, e di Mauro Meriano, Legale rappresentante e Responsabile Tecnico della Portamb di Polpenazze, sulla quale torneremo più avanti. 
Il primo era finito lo scorso Novembre nel mirino della Procura bresciana insieme ad altre 33 persone con l’accusa (in seguito stralciata) di finanziamento illecito ai partiti (qui l’articolo del Corriere). Lonati era stato coinvolto a causa di 2 finanziamenti (per un totale di 30 mila euro) rilasciati a Nicoli Cristiani attraverso  due associazioni: “Amici del Pdl” e “Comitato per Nicoli Cristiani”. Confermando di aver fatto approvare quei finanziamenti al Consiglio di Amministrazione delle sue società Lonati ha dimostrato la correttezza dei contributi, ottenendo il proscioglimento da ogni accusa.

Riguardo Mauro Meriano e la Portamb  il discorso si fa più complicato. Non è la prima volta, infatti, che il nome dell’imprenditore e della ditta che rappresenta finiscono tra le cronache giudiziarie di quotidiani locali.
Meriano era stato coinvolto pochi mesi fa in un’indagine, poi archiviata, riguardante il prezzo del materiale inerte procurato dalla Portamb per i lavori della Valdastico sud. L’inchiesta,  la cui conclusione è raccontata da Giampaolo Chavan su “L’Arena”, rappresentava solo uno dei vari filoni riguardanti i lavori sull’autostrada. Da un altro di questi è nata anche l’ordinanza emessa lo scorso sabato.
Riguardo alla vicenda del prezzo del materiale L’Arena scrive: “A parere della Procura, le società coinvolte (e la Portamb srl), hanno acquisito l'esclusiva di fatto della forniture degli inerti e hanno guadagnato fior di soldi praticando il «loro» prezzo molto più alto di quello mercato. E allora perchè non perseguirli penalmente? Semplice: il capitolato speciale d'appalto tra Serenissima autostrade spa e Serenissima costruzioni non prevedeva la possibilità di rivisitazione dei prezzi. Per i giudici, quindi, non c'è stato alcun illecito penale. Ciò non toglie che questa vicenda si pone «al di fuori di un corretto approccio in termini di contenimento della spesa pubblica», rivela un inquirente. Per di più, è sempre la considerazione degli investigatori, «non è stata individuata la soluzione economicamente più vantaggiosa per la collettività». E in tutta questa vicenda, infine, c'è stato «un indubbio significativo vantaggio privato (primariamente in capo a Portamb srl)». Tutto ciò, però, non rientra in alcuna ipotesi descritta nel codice penale”.

Ma la storia che più ci interessa, in realtà, è un’ altra.
La Portamb, che proprio in questi giorni si trova al centro di intense polemiche per via di una richiesta di autorizzazione ad aprire un nuovo contestatissimo impianto di trattamento rifiuti speciali nel comune di Mazzano (qui l’approfondimento), era già stata coinvolta nel caso “Nicoli Cristiani”.
Come emerge dall’ordinanza, infatti, il materiale incriminato che veniva sistematicamente nascosto sotto la BreBeMi proveniva proprio dall’impianto della ditta di Mazzano:

“XXX riferiva a YYY i problemi evidenziati in BRE.BE.MI. con riferimento alla quantità di ferro rilevata nella scoria ("adesso devo chiamare, c'è tantissimo ferro da far paura ").
La conversazione che seguiva permetteva di accertare che il materiale conferito nei cantieri di Bre.be.mi. non era in realtà proveniente dall’ impianto di Biancinella di Calcinate, ove doveva essere opportunamente trattato, bensì dal diverso impianto di
Mazzano della Portamb. YYY infatti rassicurava XXX che la scoria della Biancinella era pulita e priva di ferro poiché la calamita utilizzata per la separazione era perfettamente funzionante e concludeva che il materiale per il quale era giunta la lamentela da BRE.BE.MI. fosse di provenienza della PORTAMB di Mazzano.

[…]

La provenienza delle mps conferite nei cantieri di Bre.be.mi. dall’impianto Portamb di Mazzano emergeva anche dalle conversazioni nel corso delle quale venivano date istruzioni agli autisti incaricati dei trasporti per fare risultare la diversa origine delle mps.
In particolare, in data 1 giugno 20 XXX spiegava ad un autista non compiutamente identificato la strada per recarsi alla PORTAMB di Mazzano e gli riferiva che.. una volta caricato il materiale, prima di portarlo al cantiere di Bariano doveva ripassare alla Biancinella per farsi cambiare il documento di trasporto:
XXX: "da lì vai in Biancinella cambi il discorso poi passi giù li Bariano ";
autista: "sempre il giro così, va bene ".

Anche il 23 giugno XXX dava disposizioni ad un autista di recarsi alla PORTAMB di Mazzano per caricare scorie da portare in BRE.BE.MI. Anche in questa occasione XXX si raccomandava che l'autista passasse dall’ impianto di Biancinella per farsi cambiare il documento di trasporto.

Anche un’ulteriore telefonata in data 24.6.2011 comprovava la non conformità del materiale utilizzato in BRE.BE.MI.
In tale circostanza risultava che l'autista, tale AAA, dopo aver caricato alla PORTAMB di Mazzano, si era recato a scaricare nel cantiere BRE.BE. senza passare a “sistemare" il documento di trasporto presso l’impianto della LOCATELLI:
nel cantiere BRE.BE.MI. si lamentavano della eccessiva presenza di ferro nel materiale scaricato, giustificata dal fatto che a Mazzano "loro non la vagliano mica là eh! ".
Si riporta la conversazione citata:
AAA: Pronto!
XXX: Si dimmi!
AAA: eeee, ero qui, ho scaricato adesso qui aaa.... alla BREBEMI
XXX: si
AAA: hanno fognato perché nella mia ribalta c'erano dentro i pezzi di ferro sotto! Ha controllato la bolla, ha segnalo giù da dove
arrivava la roba, impianto di Mazzano (ditta PORTAMB S.R.L. n.d.r.), mi ha cercato i cartellini del camion e mi ha detto:
"cerchiamo di toglierli questi pezzi di ferro!" gli ho detto: "magari qualcuno scappa!" Però ho guardato nella mia ribaltata che ho fatto  adesso e ci sono dentroo i pezzi di ferro!

XXX: niente chiamo io l'impianto di Mazzano
AAA: perchè loro non la vogliono mica là eh!

[…]

Il sistema di occultamento della reale provenienza delle scorie emergeva anche nel corso di ulteriore conversazione registrata il 24 giugno 2011 nel corso della quale XXX istruiva l'autista, tale BBB, dicendogli che se nel cantiere BRE.BE.MI. gli avessero chiesto da dove proveniva il materiale, egli avrebbe dovuto rispondere che proveniva dall' impianto di Biancinella di Calcinate

[…]

Il quadro probatorio sinora delineato trovava riscontro nelle coeve attività di polizia giudiziaria.
Infatti, nel corso dei servizi di o.c.p. svolti nei giorni 23 e 24 giugno 20 presso lo stabilimento della PORTAMB di Mazzano gli operanti avevano modo di verificare l'arrivo dei camion della LOCA'TELLI che dopo aver caricato il materiale entravano nello stabilimento di Biancinella ed effettuavano una sosta di pochi minuti durante la quale sarebbe stato materialmente impossibile scaricare il materiale della PORTAMB e caricarne dell'altro.
Dopo la brevissima sosta ripartivano per scaricare il materiale nei cantieri della BRE.BE.MI.

Per chiudere il cerchio, insomma, ci sembra scontato constatare come le due vicende (BreBeMi e Valdastico sud) siano indissolubilmente intrecciate tra loro.
Partendo dal presupposto che in entrambi i casi siamo ben lontani da un verdetto definitivo dei rispettivi Tribunali, e che quindi non ci sono colpevoli fino ad una sentenza in terzo grado, ci sembrava giusto approfondire tutti questi aspetti per dare un quadro chiaro ed il più completo possibile di quale sia ad oggi la situazione, una situazione che, aldilà delle responsabilità, che verranno accertate dai Giudici, ci preoccupa visto i gravissimi danni che l’ambiente che ci circonda è costretto a subire.
E che inevitabilmente non possono che influire sulla salute di ognuno di noi.

Prima di chiudere ci fa piacere porre l’attenzione su quello che è forse l’unico aspetto positivo di tutta questa vicenda: ancora una volta a mettere in moto la macchina investigativa è stato un cittadino comune. Una persona normale che, insospettito dalla morte del suo cane, si è preso la briga di fotografare i camion sospetti e di segnalare la cosa alle autorità competenti. 
Non possiamo pretendere di lasciare la responsabilità di difendere il nostro territorio solamente alle Forze dell’ordine o ai Magistrati. Siamo noi i primi guardiani della nostra terra, ed abbiamo l’onere di dare un contributo.
La storia di questo signore dimostra che quando ognuno di noi, nel suo piccolo, compie il proprio dovere c’è davvero la possibilità di sconfiggere l’illegalità.
La storia di questo signore conferma che se tutti noi ci impegniamo…ebbene allora si, c’è speranza! 

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