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24/07/13

La Rete Antimafia a casa del collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura

Luigi Bonaventura è un collaboratore (volontario)di giustizia o, come usa definirsi egli stesso, “un dissociato dalla ‘ndrangheta”.
Nato “giovane d’onore” in quanto nipote del capostipite della cosca crotonese Vrenna-Bonaventura, ne diventa reggente nel 2001; fino a quando nel 2005, senza essere in carcere e senza avere a carico alcuna condanna, decide di prendere i primi contatti con la Giustizia nella persona dell'ex Procuratore di Crotone. Nel 2007 ufficializza la sua collaborazione con il dott. Pierpaolo Bruni della DDA di Catanzaro.
Oggi lavora con 10 Procure, di cui una straniera, e viene ritenuto attendibile. Le sue testimonianze hanno permesso di portare a termine diverse operazioni antimafia, e sono fondamentali per indagini che riguardano sia il Sud che il Nord Italia.

Abbiamo avuto modo di incontrarlo per la prima volta nel Maggio 2013 a Lodi, in occasione della presentazione del libro “C’era una volta la Lombardia” del giornalista Fabio Abati.
La serata si era conclusa con l’invito di Bonaventura a Don Ciotti affinché questi andasse a trovare lui e la sua famiglia (moglie e 2 minori) per rendersi conto della situazione in cui versano.
Colpiti dalle parole ascoltate in quell’occasione, ci siamo chiesti cosa si nasconda dietro la figura, forse un pò troppo stereotipata, di un collaboratore di giustizia. E abbiamo pensato che sarebbe stato interessante approfondirne sia l’aspetto familiare, sia quello legato alla sua collaborazione, con particolare attenzione nei confronti di alcuni punti del programma di protezione che Bonaventura aveva aspramente criticato.

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Nasce così l’idea di organizzare un viaggio per portare supporto alla famiglia ed intervistare Luigi.
Dopo un incontro preliminare che ci ha premesso di conoscere un pò meglio la situazione abbiamo preso una decisione: la Rete scende al Sud!
Partenza fissata per Sabato 20 Luglio di prima mattina. Siamo in 8, ed a noi si aggrega un giornalista di Milano.
Il viaggio che ci aspetta è lungo e tribolato: al traffico tipico dei week end estivi si aggiungono le contrastanti emozioni che possono attanagliare un gruppo di ragazzi e ragazze in procinto di passare 2 giorni a casa di un collaboratore di giustizia che vive senza scorta. E così alla curiosità di conoscere Luigi, i suoi cari e di ascoltare le sue parole, si contrappone il timore suscitato da un contesto non certo sereno.
 
Appena arrivati a casa Bonaventura non abbiamo potuto fare a meno di constatare la drammaticità delle condizioni in cui è costretta a vivere l’intera famiglia. E’ facile immaginare come sia dura e ricca di preoccupazioni la vita quotidiana di chi è costretto a ricorrere al programma di protezione, ma lo scontro con la realtà è davvero forte, e nonostante fossimo preparati, l’impatto è stato duro.
Siamo stati molto colpiti dalla forza e dall’impegno con cui l’intera famiglia affronta i numerosi ostacoli che si contrappongono tra loro ed una vita ”normale”. In particolare ci ha impressionato lo sforzo quotidiano con cui genitori e zii provano a crescere in serenità due bambini costretti ad una vita non certo invidiabile. Così, per dare un piccolo contributo “umano”, all’impegno tecnico dell’intervista abbiamo accostato momenti di svago dedicati soprattutto ai figli.

IMAG0155 Durante l’intervista, durata un’intera giornata, le emozioni sono state molteplici e contrastanti.
Dalla tensione iniziale, dovuta probabilmente alle preoccupazioni di ciascuno dei presenti, si è passati man mano che il colloquio proseguiva allo stupore, all’incredulità, ed in certi tratti alla rabbia. Le parole di Bonaventura, del suo legale, e di sua moglie sono state forti, difficili da digerire per un gruppo di ragazzi bresciani che certe situazioni nella loro vita le hanno solamente sfiorate in maniera indiretta.
C’è stata in noi una presa di coscienza che ci ha dato modo di ampliare gli orizzonti dell’attività antimafia che proviamo a portare avanti.
Grazie alla grande mole di materiale raccolto, su cui a breve cominceremo a lavorare, sono nati nuovi obbiettivi e progetti che presto animeranno le nostre iniziative.
 
L’incontro è servito a renderci chiara l’idea che le mafie possono essere debellate solo se c’è la volontà sociale e soprattutto politica di farlo.
Nell’immediato, però, c’è da impegnarsi a denunciare e a combattere anche contro quei meccanismi politici che impediscono una seria lotta alle mafie.
Quest’esperienza inoltre ci ha permesso di comprendere la realtà umana che si cela dietro la spoglia cronaca giornalistica, spesso più interessata agli aspetti giudiziari delle vicende.

Ringraziamo la famiglia Bonaventura per l’accoglienza riservataci, per le emozioni ed il bagaglio di conoscenza che ci ha trasmesso e per l’averci regalato un’ulteriore obbiettivo: rendere possibile per loro e per tutti i collaboratori di giustizia,con le rispettive famiglie, di tornare a condizioni di vita normali o per meglio dire serene.










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