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17/05/13

L’accusa chiede l’ergastolo per i cugini Marino

Da brescia.corriere.it:

I cugini Marino (foto Cavicchi)

MILANO - Ha ricostruito gli spostamenti, la dinamica dei fatti, la scena della mattanza in taverna. Le telefonate, i legami negli affari «sporchi» e le deposizioni dei teste. E per il procuratore generale Lucilla Tontodonati non c'è dubbio: il massacro di Urago Mella porta la firma di Vito e Salvatore Marino, i cugini di Paceco (Trapani) a processo per il triplice omicidio di Angelo Cottarelli, della moglie Marzenna Topor e del figlio Luca, 17 anni appena. Uccisi a colpi di pistola e sgozzati al 23 di via Zuaboni il 28 agosto del 2006. Per gli imputati l'accusa ha chiesto il massimo della pena: ergastolo e isolamento diurno per tre anni. Vito Marino, in aula, non ha battuto ciglio ed è rimasto zitto.

Davanti alla terza sezione penale della corte d'assise d'appello di Milano (presidente Sergio Silocchi) è entrato dunque nel vivo il processo bis a carico dei Marino - assolti in primo grado il 27 settembre 2008 e condannati all'ergastolo due anni dopo: verdetto annullato il 10 novembre 2011 dalla Cassazione che ha disposto un nuovo appello. Chiedendo di approfondire i riscontri individualizzanti a carico degli imputati, come le deposizioni testimoniali, oggetto di una «valutazione a doppio binario». Ed è proprio la rilettura di questi elementi che il pg ha messo al centro della sua requisitoria di cinque ore, per dimostrare che non ne servono di ulteriori. Partendo dalle dichiarazioni di Dino Grusovin, sedicente architetto triestino e loro grande accusatore, «che ammette di essere stato presente, ma legato al tavolo della cucina: mente solo sul proprio ruolo per sminuirlo sin dall'inizio, inventando un quarto uomo».

Sua risultò la sim intestata a David Romance che il 27 e il 28 agosto 2006 agganciò la cella di Urago Mella, di Nuvolera e di Desenzano: «l'unica utenza con cui Cottarelli si mise in contatto in quei giorni» e che secondo Giuseppina Tratta - consulente finanziaria e amica di Grusovin - veniva usata anche da Vito Marino. Una scheda che avrebbe tracciato anche i sopralluoghi dei trapanesi e di Grusovin la sera precedente alla strage. Non solo. Ci sono testimoni che dicono di aver visto la Fiat Grande Punto noleggiata da Vito Marino a Milano vicino alla villetta di Urago, e vicini che ricordano tre persone entrare a casa Cottarelli, uno con una 24ore, alle 7.45 di quella mattina, per poi uscire in fila indiana verso le 9.15. Poco importa, per l'accusa, se i testimoni, «tutti attendibili», in aula hanno vacillato o si sono confusi sui dettagli fisici o sui riconoscimenti. Al pg si sono associate le parti civili. Ergastolo. Che solo a sentire quella parola, Mario Cottarelli, in fondo all'aula, ha avuto un sussulto. Lui, fratello di Angelo, non si è perso un'udienza. E nel tardo pomeriggio si dice «più fiducioso», dopo una requisitoria «completa». Ma lancia l'affondo. «Se le indagini fossero state condotte in modo non superficiale a tempo debito, questa storia sarebbe già chiusa».

Mara Rodella

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