Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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01/03/13

“Ti sparo e ti sciolgo nell’acido!”, estorsione ed usura in Provincia

Che estorsione ed usura siano diffuse nella nostra Provincia non è una novità, come non è nuovo il nome del protagonista di questa vicenda.
Giuseppe Grano, infatti, è un personaggio già noto alle cronache bresciane: nel 2007 venne coinvolto nell’operazione “Mafia sul Lago”, un’indagine che portò alla luce “l’esistenza di un’alleanza tra diverse mafie italiane attive nella zona del Garda” e che noi della Rete conosciamo bene visto che insieme a Grano e ad alti presunti esponenti di camorra e cosanostra furono raggiunti da istanza di sequestro preventivo di beni anche i fratelli Fortugno.
Grano e suo cognato Gennaro Laezza nel ’96 furono indagati dalla DDA di Bologna nell’ambito di un’indagine avviata nei confronti di un sodalizio di stampo mafioso che gestiva locali notturni in provincia di Modena e denunciati per aver emesso fatture false. Nel 1999 si aggiunge l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso della procura di Brescia. “I due -secondo gli inquirenti –gestiscono attività commerciali tra cui una discoteca a Desenzano, un night a Lonato e perfino un albergo”. Nel 2001 Laezza e Grano furono catturati in Venezuela dai carabinieri del Ros e arrestati “per associazione a delinquere, estorsione, sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (procuravano ragazze straniere per impiegarle nei loro night). Rinviati a giudizio nel 2006 per associazione a delinquere, estorsione, riciclaggio, reati fallimentari e violazioni delle norme finanziarie. Le indagini mettono anche in luce i loro collegamenti con il gruppo calabrese dei Fortugno, affiliato al clan dei Piromalli di Gioia Tauro (www.ilfattoquotidiano.it).
Un’ultima riflessione prima di chiudere. Ci teniamo a sottolineare le parole con cui  i Carabinieri di Lonato hanno commentato la vicenda:
«SIAMO CONVINTI - hanno spiegato ieri i carabinieri - che casi come questi non siano isolati. Così come siamo convinti del timore delle vittime a presentare le denunce. La paura principale è rappresentata da ciò che potrebbe succedere ai familiari. Le modalità inizialmente sono poco aggressive, poi la vittima viene accerchiata con richieste sempre più pesanti. Per questo è importante rivolgersi tempestivamente ai carabinieri».
La paura delle vittime è più che comprensibile. Ma è importante che sia chiaro che solo chiedendo aiuto c’è la possibilità di uscire da un tunnel che altrimenti non può che trasformarsi in un estenuante calvario senza fine.

Ecco l’articolo su estorsione ed usura ai danni di due imprenditori bresciani tratto da bresciaoggi.it:

«Ti sciolgo nell'acido, ti sparo, ti schiaccio la testa, faccio fuori la tua famiglia».
Si era arrivati alle minacce di morte per riavere quel denaro prestato a tasso altissimo. Ma a quel punto due imprenditori siderurgici dell'hinterland bresciano hanno deciso di rivolgersi ai carabinieri della stazione di Lonato, ai quali è toccato il compito di portare ala luce una storia che sulla base delle indagini viene classificata come d'estorsione e usura. Vittime i due imprenditori, mentre nei guai è finito Giuseppe Grano, 59 anni, già noto alle forze dell'ordine.
TUTTO INIZIA quando i due imprenditori si rivolgono a Grano per avere in prestito 25 mila euro. La prima volta non ci sono intoppi: il denaro viene prestato e restituito velocemente. Poi però i due si trovano nuovamente in difficoltà e ne chiedono altri 25 mila. E stavolta la musica, secondo quella che per i carabinieri di Desenzano e di Lonato è una prassi, cambia. In questo caso, dalle risultanze investigative, si partiti da un tasso del 15 per cento arrivando fino al 60. I nuovi accordi, ha spiegato il capitano Fabrizio Massimi, comandante della compagnia di Desenzano, prevedono tre tranche: due da 3750 euro e l'ultima da 11200. I due imprenditori riescono a restituire la prima tranche, poi la seconda, ma non la terza. Le difficoltà di reperire liquidi sono parecchie e chi presta il denaro a quei tassi lo sa benissimo. Grano, secondo le indagini, decide quindi di dilazionare il prestito chiedendo e ottenendo un anticipo di 1800 euro. Anche il debito dilazionato, però, non riesce ad essere pagato e le pressioni, secondo la ricostruzione degli investigatori, si fanno sempre più pesanti.
A GARANZIA viene chiesto un assegno da 5mila euro che non viene subito incassato. È in questa fase che sarebbero scattate anche le minacce, al punto che il pm nella richiesta d'arresto aveva contestato il metodo mafioso. Il gip ha convalidato l'arresto, ma non relativamente al presunto ricorso al metodo mafioso. Grano in ogni caso, è stato spiegato ieri, avrebbe in più occasioni fatto capire che il denaro gli era stato prestato da «amici di Napoli». Quando sono arrivate le minacce gli imprenditori hanno iniziato ad aver paura, anche perché sarebbe emersa una conoscenza approfondita della situazione familiare di una vittima. Da lì quindi la decisione di chiedere l'intervento dei carabinieri. È stato organizzato un finto pagamento e quando Grano ha ricevuto la valigetta è scattato il blitz dei carabinieri. Il presunto estorsore è stato arrestato: ora si trova ai domiciliari.
«SIAMO CONVINTI - hanno spiegato ieri i carabinieri - che casi come questi non siano isolati. Così come siamo convinti del timore delle vittime a presentare le denunce. La paura principale è rappresentata da ciò che potrebbe succedere ai familiari. Le modalità inizialmente sono poco aggressive, poi la vittima viene accerchiata con richieste sempre più pesanti. Per questo è importante rivolgersi tempestivamente ai carabinieri».

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