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02/02/13

Gruppo su FB invita a boicottare libro su donne anti-'ndrangheta


Da ossigenoinformazione.it


“Non compratelo, è pieno di menzogne”: è la scritta, apparsa sulla pagina Fb dell’editore Laterza. Si riferisce al saggio del giornalista del Corriere della SeraGoffredo Buccini dedicato al sindaco di Monasterace Lanzetta
Milano, 30 gennaio 2013 – “Boicottiamo il libro L’Italia quaggiù, è pieno di menzogne!”: la scritta a caratteri cubitali è apparsa sulla pagina Facebook dell’editore Laterza lo scorso 28 gennaio, a quarantotto ore dall’uscita del volume dedicato al sindaco di Monasterace (Reggio Calabria)Maria Carmela Lanzetta e ad altre donne le cui vite sono legate alla lotta contro la ‘ndrangheta. I libri non si boicottano ma si discutono, ha replicato l’Editore.
Ad invitare al boicottaggio del volume è stato Occupy Monasterace, un gruppo che da tempo pubblica su Fb commenti che svalutano la figura e l’impegno del sindaco Lanzetta. Nel commento postato sulla pagina Facebook di ‘Laterza Editori’, invita “formalmente a ritirare dalla vendita il suddetto (libro, ndr) e procedere all’eliminazione” di alcuni frasi non gradite contenute nel libro stesso (il riferimento è alla ricostruzione di un episodio di protesta contro il sindaco di Monasterace), annunciando che il ritiro sarà richiesto all’Autorità Giudiziaria, insieme ad “un adeguato risarcimento”. Secondo gli autori del post, Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace, avrebbe «denigrato il paese per suo interesse personale»
Il sindaco. Maria Carmela Lanzetta in passato ha subìto due attentati mafiosi (hanno anche bruciato la sua farmacia) per la sua attività contro la ‘ndrangheta: per questo vive sotto scorta. “Francamente non capiamo quale sia la colpa del sindaco di Monasterace se non quella di essere una donna impegnata a cambiare una terra, come dice Goffredo Buccini nel libro, dove le regole della ‘ndrangheta ne riducono la dignità a brandelli”, scrive l’editore Laterza in una nota. “Farò una denuncia contro chi firma attaccandomi”, ha dichiarato la sitessa Lanzetta, interpellata dal Corriere della Sera.
“È una intimidazione inaccettabile”, ha detto il segretario regionale di Sel, Andrea Di Martino, “Bisogna reagire con forza contro chi vuole mettere il silenziatore ad ogni operazione di verità sulla Calabria e il ruolo della ‘ndrangheta. A questo punto la risposta non può che riguardare l’impegno a promuovere il più possibile l’opera del sindaco di Monasterace in ogni sede possibile, affinché passi chiaro e forte il messaggio della Calabria che si ribella”.
La storia di Maria Carmela Lanzetta (insieme a quelle di altre donne che con coraggio hanno combattuto o combattono ancora la ‘ndrangheta: Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno, Katy Capitò, giudice per le indagini preliminari di Locri, Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola, Lea Garofalo) la racconta appunto l’inviato del giornale milanese Goffredo Buccini nel suo libro: “Ci aveva provato sul serio, appena insediata al primo mandato” a combattere la criminalità, scrive il giornalista, “buttando fuori dall’ufficio tecnico i costruttori che si sedevano alle scrivanie degli impiegati a pretendere pratiche su ordinazione. Ci aveva provato, sì, difendendo le operaie delle serre dei fiori, ridotte alla fame da padroncini che le lasciavano senza stipendio. Ci aveva provato, introducendo banali elementi di normalità – il pagamento dei tributi per tutti, o il sostegno ai vigili contro gli abusi – in un paese dove ogni tassa è ancora l’imposizione d’uno Stato nemico e i gabinetti abusivi spuntano pure sulla facciata del convento del X secolo, vanto storico della collettività”.
“Credo che l’invito a boicottare L’Italia Quaggiù“, dice il giornalista adOssigeno, “sia prima di tutto un riflesso campanilistico abbastanza classico in certe zone alle prese con certi problemi: è chi parla di mafia a denigrare la Sicilia, per capirci, e non la mafia stessa con le sue azioni criminali. Accanto a questo c’è una delegittimazione costante del sindaco Lanzetta, fatta segno di due attentati e soprattutto di una campagna (in prevalenza anonima, su Facebook) volta a distruggerne l’immagine pubblica”.
Perché hai deciso di scrivere questo libro e la storia di Maria Carmela Lanzetta?
“Il libro nasce in parte dalla lettera aperta che le scrissi sul Corriere della Sera per indurla a ritirare le dimissioni dopo il secondo attentato, e in parte dal fenomeno del pentitismo femminile. Molte giovani madri calabresi, cresciute in famiglie di ‘ndrangheta, sono passate dalla parte dello Stato per strappare i figli alle faide e alla galera. I volti sono quelli di Lea Garofalo, Maria Concetta Cacciola, Giuseppina Pesce e di tante altre. È dall’incrocio tra il movimento delle sindache e la primavera delle pentite che può nascere una nuova Calabria: la Lanzetta col suo peso simbolico è il filo conduttore tra questi due mondi. Chi attacca il libro senza neppure leggerlo si gira dall’altra parte, semplicemente, con un ennesimo sgarro alle donne coraggiose della sua terra”.

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