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10/01/13

Il Procuratore Generale di Brescia ci racconta la mafia

La mafia è una presenza pericolosissima per la democrazia, ormai anche qui punta ad infiltrare il tessuto politico-amministrativo. Brescia, così come le altre Procure del distretto, è interessata da questi fenomeni. Cosa può fare il cittadino? Usare la propria intelligenza e scegliere bene.

Qualche mese fa abbiamo incontrato il Procuratore Generale della Repubblica di Brescia Guido Papalia, che ha accettato di fare quattro chiacchiere con noi e che ringraziamo per la grandissima disponibilità e professionalità con cui ci ha accolto.
Di seguito l’intervista esclusiva che risale a Novembre e che siamo riusciti a pubblicare solamente ora. Un’intervista molto interessante che affronta diversi temi “caldi”: la presenza criminale sul nostro territorio, gli interessi verso il mondo politico-amministrativo, lo sfruttamento del lavoro nero, l’usura, ma anche la situazione in cui è costretta a lavorare la Procura, ad oggi priva di una sede DIA e con grosse carenze di organico.

Possiamo cominciare con una panoramica della situazione riguardo alle infiltrazioni criminali nella nostra Provincia?

Posso riportarle quello che mi riferiscono i Procuratori della Repubblica del mio distretto. Il mio ruolo mi permette di avere una visione generale ed eventualmente di dare delle indicazioni su come procedere e che linea privilegiare per reprimere certe forme di criminalità.
Quindi le posso dire questo: Brescia, e per Brescia intendo l’intera Provincia, è interessata da tempo da diverse indagini che riguardano spaccio di droga nel quale sono implicati personaggi direttamente od indirettamente collegati alla ndrangheta o anche a clan di Cosanostra, parlo in particolare della mafia di Gela. E poi ci sono anche altre mafie,come ad esempio quella russa,o quelle africane, ma riguardano aspetti diversi.
La Procura di Brescia, così come le altre Procure del distretto, ad esempio Mantova, è interessata poi da attività che riguardano fenomeni per i quali non c’è ancora una diretta prova di infiltrazione mafiosa, ma che sono sintomatici della presenza di queste organizzazioni che cercano di inquinare il tessuto socio-economico della nostra realtà.
Quindi indagini che riguardano il traffico di rifiuti, o altre inerenti collegamenti con la pubblica amministrazione per ottenere agevolazioni nel suddetto campo: attraverso questo canale molto spesso la mafia cerca di inquinare non più soltanto il tessuto economico, al quale si era già particolarmente interessata a partire dagli anni 70, ma anche il tessuto politico-amministrativo.
E’ questo il fatto nuovo che emerge dalle indagini e che dimostra che un cambio di attenzione c’è stato.


Può chiarire meglio questo punto?

Una volta la mafia aveva i collegamenti politici a Roma e quelli finanziari a Milano (inteso come Nord, nrd), e quindi aveva interessi in queste zone soltanto per investire e riciclare denaro. Non aveva necessità di trovare collegamenti diretti in ambito politico qui, perchè i collegamenti ce li aveva già a Roma, ed attraverso questi riusciva ad ottenere vantaggi anche al Nord.
Oggi la ndrangheta cerca di infiltrarsi nel settore amministrativo-politico perchè ambisce al potere in queste zone.
Io l’ho detto più volte: la denuncia di Saviano di due anni fa
La 'ndrangheta al Nord, come al Sud, cerca il potere della politica e al Nord interloquisce con la Lega» ndr) non era sbagliata, era una denuncia che aveva un suo fondamento. Se, come dicevamo prima, la criminalità organizzata una volta cercava collegamenti politici giù al sud e si accontentava di quelli perchè erano sufficienti per avere favori a Roma, e di conseguenza in tutta Italia, ad un certo punto si è presentato un fenomeno nuovo nella politica nazionale: la Lega Nord, un partito che non aveva rappresentanti del Sud. Di conseguenza per trovare “agganci” col potere che conta, perchè anche la Lega a Roma conta, necessariamente bisognava spostarsi al Nord. Ecco quindi i tentativi di infiltrazione in Lombardia, che chiaramente non riguardano solamente la Lega, ma che non la vedono nemmeno esclusa.
E come si ottengono queste infiltrazioni? Non con l’intimidazione. L’intimidazione avviene sul territorio quando c’è la necessità di far presente la forza di questa organizzazione, che dev’essere occulta nella sua rappresentanza umana, ma dev’essere chiaramente presente come entità di controllo. E questo avviene quando ci sono lotte fra le varie cosche per avere la supremazia nel territorio.
Ma quando cerca di infiltrarsi nel potere amministrativo la ndrangheta non minaccia, la ndrangheta seduce. E seduce o offrendo favori, o ricattando. La maggior parte delle volte offrendo favori, come per esempio scambi di voti. E può disporne perchè attraverso la forma di supremazia che ha imposto ha avuto sul territorio la possibilità di gestire non soltanto il potere illecito, ma anche le attività lecite, inserendosi nell’economia sana.


Proprio riguardo a quest’ultimo punto: in che modo la criminalità organizzata riesce ad infiltrare il tessuto economico di un territorio?

Lo può fare in molti modi. Sfruttando questo periodo di crisi economica la mafia può impossessarsi di aziende in difficoltà con offerte di liquidità che in un primo tempo richiedono interessi all’apparenza abbordabili, ma che poi diventano via via superiori fino al punto in cui i malviventi arrivano ad acquisire l’azienda. Questo serve per avere potere, perchè possedere un’attività implica controllarne i dipendenti, e quindi controllare voti, ma anche avere la possibilità di partecipare agli appalti, di investire e riciclare denaro sporco.
Tutto ciò inevitabilmente inquina tessuti sociali ed economici sani.
Noi dobbiamo evitare che si verifichi quella situazione che purtroppo si è realizzata al sud col mancato tempestivo intervento delle Istituzioni, nonostante le Commissioni Antimafia, nelle zone dove la criminalità è radicata da tempo.
Per evitare che questo avvenga è importante che ci sia una grande attenzione a queste attività di seduzione e ricatto.


Allora cosa deve fare un amministratore per evitare di cadere nel “tranello”?

Primo: non accettare offerte di voti.
Secondo: evitare di essere ricattabili, perchè la mafia sa benissimo quali siano i punti deboli di chi ha responsabilità politiche ed amministrative e può, attraverso il ricatto, avere a propria disponibilità il politico o l’amministratore. E non parlo solo di droga o avventure extra-coniugali, che sono fatti marginali anche se è capitato che anche questi fossero oggetto di ricatto. Mi riferisco soprattutto alla corruzione, perchè, anche se la criminalità non è coinvolta direttamente, sa benissimo quali sono i politici corrotti. La tangente è un altro valido canale di infiltrazione della criminalità organizzata all’interno del mondo politico-amministrativo.
A Brescia certi segnali sono presenti e da parte nostra vengono approfonditi. E’ importante, però, che i politici siano a conoscenza di questo. E io, devo dire la verità, ho avuto contatti con molti amministratori e sono convinto che ne siano consapevoli. Speriamo che riescano ad intervenire tempestivamente per impedire che diventi un fatto di infiltrazione verificata.


Veniamo ad un tema che come Rete Antimafia abbiamo trattato spesso: i fenomeni di Pizzo ed Usura. I dati forniti dalla DIA inerenti alla Lombardia sono preoccupanti, soprattutto per quanto riguardo le estorsioni. In un periodo di crisi economica come quello che stiamo attraversando è lecito però aspettarsi che anche l’Usura sia molto diffusa. Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario appena concluso aveva parlato di “fenomeno che difficilmente viene scoperto e perseguito in momenti di crisi come quello attuale”.  Che cosa intendeva dire?

Vista la complessità del reato è difficile estrapolare dati specifici riguardo l’usura e quindi fare delle statistiche.
La vera vittima di usura all’inizio considera l’usuraio come un benefattore, specialmente chi ha bisogno immediato di liquido e non riesce ad ottenerlo nonostante si rivolga ad istituti bancari o ad altri enti. Quando trova qualcuno che gli consenta di restare a galla, anche se gli chiede interessi superiori a quelli proposti dalle banche, ha già ottenuto un vantaggio enorme e ritiene quella persona un benefattore. E’ chiaro che l’usuraio, specialmente quello intelligente, comincia con un interesse che può essere sostenuto da chi ha bisogno del prestito per poi aumentare piano piano la richiesta, portare la vittima alla rovina, obbligarla a cedergli l’azienda ed alla fine costringerla a perdere tutto. Quindi alla fine, quando è ormai troppo tardi, ci si accorge in quale giro si è caduti, ma all’inizio le vittime non sono portate a denunciare gli strozzini, sono loro stessi, spesso, ad andarli a cercare…


Una realtà inquietante…

La mafia ha per struttura la capacità di soddisfare bisogni che normalmente non possono essere soddisfatti. Un esempio è la droga: ad un certo punto diventa una necessità, e non può essere soddisfatta legalmente. Quindi si rende necessaria la mafia.
I bisogni spesso vengono creati artificialmente. Sul denaro: non esiste soltanto l’aspetto della mancanza della liquidità per cui si diventa vittima dell’usura, ma anche quello della necessità di avere un profitto maggiore da parte di imprenditori senza scrupoli..
Nel campo, per esempio, degli appalti edili l’appaltatore di un’opera sa benissimo che certe commissioni non possono essere eseguite rispettando tutte le norme se non si pagano determinate cifre. Quando trova un sub-appaltatore che per avere il lavoro gli offre  un importo inferiore non può non sapere che questo è dovuto al fatto che si utilizza manodopera in nero e che si sfrutta il bisogno di lavoro del clandestino. Un extracomunitario ha una necessità assoluta di lavorare per restare a vivere in Italia, perchè la legge non gli consente altrimenti. Ma se è irregolare un imprenditore onesto non può dargli lavoro perchè rischierebbe la pena. Quindi c’è questa situazione assurda in cui un clandestino deve trovare un impiego per essere regolarizzato, ma la legge impedisce al datore di lavoro onesto di dargli un’occupazione. E chi è che può offrire un sostentamento a queste persone? La mafia. 
Di conseguenza la mafia ha un potere enorme perchè riesce facilmente a convogliare clandestini per eseguire lavoro in nero, specialmente nel campo edilizio, e poi offrire manodopera a basso costo agli imprenditori che vogliono avere profitti superiori a quelli consentiti.
E non dimentichiamoci del traffico di rifiuti: la mafia consente trasporti illeciti a basso costo, soddisfando il bisogno di risparmiare sullo smaltimento degli stessi. Ne abbiamo avuto riscontro in diversi procedimenti, alcuni dei quali ancora in corso.
In tutti questi casi la criminalità si arricchisce soddisfacendo il bisogno di risparmio dell’imprenditore compiacente.


I soldi che girano sono parecchi. Il lavoro per seguirne i flussi non deve essere facile. 

Con i mezzi che oggi abbiamo a disposizione per gli accertamenti patrimoniali, che sono sempre più penetranti (anche a Brescia è stata costituita una squadra presso la Procura della Repubblica dal collega Pace, che purtroppo è scomparso recentemente), siamo riusciti ad individuare notevoli patrimoni illeciti.
Ma un aspetto che deve preoccuparci è capire come si formano questi patrimoni illeciti. Ci vuole una maggiore attenzione non soltanto da parte delle forze politiche o amministrative, ma anche da parte di tutti coloro che seguono il flusso di denaro in una certa zona affinchè controllino che i passaggi avvengano correttamente.
Un aspetto fondamentale sarebbe la possibilità di punire più severamente il falso in bilancio. Non si può considerare un fatto veniale falsificare i conti di società in maniera tale da poter poi agire indisturbati con somme notevolissime di denaro. In questo modo non soltanto si creano degli importi in nero per attività illecite, ma si facilita anche il riciclaggio di denaro sporco.
La magistratura lo sostiene da tempo, come da tempo sosteniamo che ci debba essere la possibilità, così come avviene in altri Paesi, di perseguire l’autoriciclaggio
.

A questo proposito sarebbe molto utile per migliorare la qualità e l’efficacia delle indagini, come Lei stesso ha più volte ribadito pubblicamente, avere una sede DIA a Brescia. Sappiamo che se n’è parlato in diverse circostanze. Come si procede da questo punto di vista?


Il Comune è stato disponibilissimo ad offrire una sede. Addirittura quando l’anno scorso (Giugno 2011, ndr) è stato qua il dirigente della DIA D’Alfonso avevamo già individuato dei locali. Credo che il problema sia la possibilità da parte del Ministero, dal punto di vista anche economico, di istituire questo centro a Brescia. Però la Ministro Cancellieri aveva assicurato che in autunno, dopo aver istituito quello di Bologna, si sarebbe attivata. Io adesso sto aspettando che si faccia qualcosa.
Guardi, è importantissimo! Noi collaboriamo con la DIA di Milano, ma non è la stessa cosa avere delle risorse direttamente in loco: avere rapporti diretti con la Guardia di Finanza, con la  Squadra Mobile, con le banche del posto è diverso che averli a distanza. E siccome Brescia è sede di Corte d’Appello dovrebbe avere questo centro. Io spero che venga presto istituito e le persone che ho interessato mi sembrano ben disposte a farlo. Spero che venga fatta al più presto, è essenziale, importantissimo. In questi giorni si sta insediando il nuovo dirigente De Felice, aspetto che prenda possesso delle sue mansioni e vedremo come concordare di istituirlo il prima possibile.


Un altro punto su cui nel distretto di Brescia si soffre ormai da anni è la carenza di organico. In che modo questo problema influisce nel vostro lavoro?

Per quanto riguarda la carenza d’organico dei Magistrati significa non avere alla DDA il numero di persone sufficiente ad affrontare in maniera adeguata la situazione. Ma il problema riguarda anche i Sostituti che si occupano di criminalità ordinaria perchè diminuisce la possibilità di approfondire sempre meglio i reati “civetta”, cioè quei reati, fra cui ad esempio quelli contro la pubblica amministrazione o i falsi in bilancio, dai quali spesso scaturiscono poi indagini che sfociano in inchieste per reati collegati all’attività mafiosa.
E poi quello che è importante è anche la struttura amministrativa dell’ufficio, che forse è l’aspetto più grave.
Vede, se noi non riusciamo a seguire la procedura che a garanzia di tutti, giustamente, richiede determinate forme, rischiamo di perdere tutta l’attività di mesi e mesi di lavoro e siamo costretti a ricominciare (
come purtroppo avvenuto ad esempio recentemente con il processo “Infinito” a Milano, ndr) . E quindi ci vuole del personale amministrativo che segua queste cose. L’organico però è fermo da anni. Questa è una differenza che bisogna sottolineare: mentre gli organici degli uffici giudiziari del sud sono stati aggiornati proprio, giustamente, in previsione del pericolo mafia che doveva essere affrontato più efficacemente, gli organici al nord non sono stati aumentati perchè si riteneva che il pericolo mafia non fosse parimenti grave anche qui. Ma ora che abbiamo chiaro che la situazione è allarmante anche al nord bisogna cercare di aggiornare questi organici.
E la cosa più grave è che non solo gli organici non vengono aggiornati, ma spesso ci ritroviamo addirittura con posti vacanti. E questo rende ancora più difficile il lavoro del Magistrato.
Vede, spesso si parla di udienze rinviate, di lungaggini, di processi che si devono rifare. Si tratta di problematiche che un’attenta attività amministrativa avrebbe potuto superare facilmente.


Chiudiamo con due domande che ci vengono poste molto spesso: cosa può fare un semplice cittadino per dare, nel suo piccolo, un contributo? E soprattutto: alla luce di quanto detto fino ad ora, dobbiamo preoccuparci o possiamo guardare al futuro con un pizzico di ottimismo?

Diciamo intanto una cosa: la mafia è una presenza pericolosissima anche per la democrazia, perchè proprio intervenendo nel momento più delicato del sistema democratico, che è quello elettorale, lo inquina in modo molto grave.
Il fatto che vengano alla luce situazioni di una gravità eccezionale, notizie di realtà verso cui ci si sentiva immuni come quella del voto di scambio fra politici e ndrangheta, è in realtà positivo: significa che riusciamo a dimostrare quello che sapevamo esserci, ma che fino ad ora non eravamo stati in grado di far emergere. Sono passi importanti che dimostrano come la magistratura, grazie anche alle intercettazioni, senza le quali non sarebbe possibile raggiungere certi risultati, riesca ad individuare ed a reprimere questi fenomeni. Quindi, sotto questo profilo, diciamo che stiamo migliorando.
Cosa può fare un cittadino? Intanto tenere conto delle cose positive. Ci sono pubblici amministratori che hanno sacrificato la vita. E giù in Calabria ed in altre zone molto a rischio ci sono amministratori che continuano a rischiare per difendere la libertà e la democrazia. Queste sono figure da prendere da esempio, da valorizzare.
Allora che deve fare il cittadino? Usare la propria intelligenza e distinguere il bene dal male. La mafia inquina quando influisce sulle elezioni, che sono l’aspetto decisivo per allargare il proprio potere. Il cittadino deve capire che nel momento elettorale deve avere rispetto per se stesso e per il valore del proprio voto, e allora votare per chi ritiene la persona più giusta, e non per quella che gli promette il favore o il lavoro.
Deve capire e scegliere bene, che poi non è tanto difficile.

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