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13/12/12

L’ombra della camorra sulle autostrade

Ancora un interessantissima inchiesta del giornalista Giovanni Tizian, questa volta per repubblica.it. Un articolo da leggere con attenzione, perchè fra le tante storie narrate ce n’è una che ci riguarda da vicino.
Si indaga a Monza, a Roma, a Napoli, sul reticolo di opere eseguite dalle imprese che fanno capo alla famiglia Vuolo (sospetta di rapporti con i clan)  tra cui Carpenfer Roma, Ptam costruzioni e Apf travi elettrosaldate. E sugli intrecci con professionisti e tecnici che avrebbero chiuso un occhio sulla qualità dei materiali. E poi c'è il filone sul denaro sporco del clan. "Ingenti capitali - sostengono gli investigatori - di dubbia provenienza e tentativi sistematici di corrompere i rappresentanti degli enti committenti"
ROMA - Autostrade per l'Italia, Pavimental, Autostrade Meridionali, Impresa grandi infrastrutture. Sono solo alcune società committenti della Ptam costruzioni. La parabola dell'azienda campana parte da lontano. È legata alla fornitura del ferro per la realizzazione di ponti ciclopedonali, pensiline, cartelli e caselli autostradali. La Ptam è operativa dal 2009 con sede a Castellammare di Stabia. In realtà, secondo gli investigatori, è solo l'ultima evoluzione imprenditoriale della famiglia Vuolo. "Re del ferro" finiti sotto indagine e assolti per il crollo della pensilina del casello di Cherasco sull'autostrada Asti-Cuneo su cui continuano le indagini della procura di Monza per le anomalie riscontrate nelle saldature del ponte ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano). La passerella è stata dissequestrata dopo che la magistratura ha disposto gli interventi di messa in sicurezza. Stesse anomalie nelle saldature sarebbero all'origine della caduta, il giorno di Natale del 2011, del cartello autostradale Napoli Roma che indicava l'uscita di Santa Maria Capua a Vetere, crollato improvvisamente sulla carreggiata. Fortuna ha voluto che non passasse nessuno. Un episodio, dei tanti, che rientra tra quelli segnalati da un supertestimone. L'inchiesta, infatti, è partita su impulso delle dichiarazioni di un ex dipendente pentito della Carpenfer Roma (sempre riconducibile all'imprenditore Mario Vuolo) messe a verbale dalla Direzione investigativa antimafia di Milano.
Le imprese Vuolo. Mario Vuolo è un imprenditore di Castellammare di Stabia con precedenti penali alle spalle e sospetti di legami con il clan camorristico D'Alessandro. Il figlio di Mario Vuolo, Pasquale detto "Capa storta" viene definito "figura emergente del clan" e la nuora è figlia di un affiliato di spicco della cosca D'Alessandro. Ombre e parentele ingombranti che non gli hanno impedito di fornire per anni le strutture in ferro per caselli e ponti autostradali. Hanno iniziato a fornire materiali sotto il nome di Carpenteria metallica che ha chiuso i battenti in fretta e furia dopo avere ricevuto lo stop del Prefetto per condizionamenti della camorra. Dalle ceneri della Carpenteria metallica nasce la Carpenfer Roma, che realizza il ponte ciclopedonale di Cinisello Balsamo e la pensilina di Cherasco, il primo a rischio crollo e posto sotto sequestro dalla magistratura, la seconda crollata come una castello di sabbia. Partono le indagini delle Procure di Monza e di Alba, e nel frattempo viene costituita un'altra società che si occupa di posizionare le strutture realizzate dalla gemella Carpenfer. I Vuolo quindi hanno continuato a lavorare sotto l'insegna Ptam Costruzioni, pur non figurando tra i soci. I proprietari ufficiali sono la moglie di Mario Vuolo e, fino a giugno 2012, l'architetto Pino Celotto, un passato nel Pdl e oggi sostenitore di Futuro e Libertà, vittima nel 2009 di un'estorsione, secondo l'accusa, da parte dell' ex presidente della piccola Industria di Napoli, imputata insieme a esponenti del clan D'Alessandro. Nel giugno 2012 lascia la Ptam, si dimette dalla carica di amministratore e cede le quote alla signora Vuolo. Sul ruolo di Celotto di recente hanno parlato alcuni pentiti durante il processo in corso. Raccontano di un architetto consapevole del potere criminale dei suoi interlocutori.
Gola profonda. Il teste chiave con le sue dichiarazioni avrebbe aperto diversi filoni di indagini e da quando ha iniziato la sua collaborazione ammette di temere per la sua incolumità. E non sono mancate le minacce. "La famiglia Vuolo è al centro di un complesso di società che si sono succedute nel tempo, tra queste c'è la Ptam che sta lavorando e ha lavorato in diversi appalti pubblici", conferma il testimone a Repubblica.
Nei giorni scorsi sono arrivate le perquisizioni eseguite dalla Direzione investigativa antimafia di Firenze. Il reato ipotizzato è attentato alla sicurezza dei trasporti.  Secondo la ricostruzione degli investigatori la ditta di Castellammare di Stabia aveva ottenuto la commessa da una società subappaltatrice di Autostrade per lavori di saldatura legati ai cartelloni e in un caso anche per un ponte metallico a Capannori, in provincia di Lucca. "La non conforme esecuzione dei lavori commissionati da Autostrade per l'Italia in svariati tratti autostradali della penisola ha ripetutamente provocato, tra il 2008 ed il novembre scorso, gravi cedimenti strutturali mettendo in pericolo gli automobilisti", si legge nel decreto di perquisione.
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I caselli toscani. Firenze Nord, San Giovanni Valdarno, Capannori e Rosignano, i caselli su cui l'inchiesta della Procura antimafia di Firenza sta cercando di fare luce.  E proprio a Rosignano poche  settimane fa si è verificato un cedimento dei pannelli istallati. Oltre a Mario Vuolo, indagato principale, sono stati perquisiti  un funzionario di Autostrade e della Sat( società che gestisce la Genova-Rosignano) e un ingegnere della Pavimental. Gli inquirenti contestano anche l'utilizzo di manodopera non qualificata, l'utilizzo di materiali scadenti e di tecniche di montaggio non corrette.
E poi c'è il filone sul denaro sporco del clan. "Ingenti capitali di dubbia provenienza e tentativi sistematici di corrompere i rappresentanti degli enti committenti". Quella di Firenze è solo uno dei tanti fascicoli aperti in diverse procure d'Italia. Si indaga a Monza, a Roma, a Napoli, sul reticolo di opere eseguite dalle imprese gestite da Vuolo & Co, tra cui Carpenfer Roma, Ptam costruzioni e Apf travi elettrosaldate. E ora dopo le prime perquisizioni il super testimone teme ancora di più per la sua vita.
Pavimental, società del gruppo Autostrade per l'Italia, conferma a Repubblica "di aver stipulato contratti di sub appalto e fornitura con la Ptam nel corso degli anni 2009-2011". E anche con la Carpenfer i rapporti ci sono stati: "Contratti di fornitura, subappalti e nolo a partire dal 2006 fino al 2009". Altrettante commesse sono state assegnate da Autostrade, Impregilo, Autostrade meridionali e Grandi Impresa Grandi Infrastrutture.

Le commesse di Autostrade per l'Italia.
La conferma arriva anche da Autostrade per l'Italia. "La società  -  scrivono in una nota - ha autorizzato propri appaltatori a sottoscrivere contratti di subappalto e fornitura con la società P. T. A. M. nel corso degli anni 2009-2011 e con la società Carpenfer nel corso degli anni 2006-2007-2009". Tutto secondo le regole, "abbiamo applicato  -  continua - la disciplina pubblica delle leggi in materia". E nei casi di subappalto "Autostrade ha posto in essere, nei confronti del subaffidatario individuato dall'appaltatore, le verifiche previste dal Codice".
Sul sito della Ptam Costruzioni sono indicate tutte le opere realizzate: la pensilina autostradale sulla A4 Torino-Trieste, all'altezza di Rovato; il ripristino della barriera autostradale di Milano est e di Roma Sud; il casello di Viareggio e di Firenze nord; il cavalcavia sull'A1 in prossimità dello svincolo di Ferentino e quello sull'A16 Napoli- Bari all'altezza dello svincolo di Tufino; il casello di Genova; la pensilina autostradale sulla Milano-Napoli all'uscita Settebagni; le isole prefabbricate del casello di Senigallia; il casello di Rimini nord e il nuovo svincolo inaugurato a ottobre della valle del Rubicone. Elenco lunghissimo di opere quello indicato sul sito dell'azienda di Castellammare. Ha partecipato alla loro realizzazione, in alcuni casi come fornitore di ferro in altri come subappaltatrice.
Società che appaiono e scompaiono. Da nord a sud la Ptam, e ancora prima la Carpenfer, ha fornito ferro a volontà per tutte queste importanti e delicate opere pubbliche e da cui dipende la sicurezza di milioni di automobilisti. Strutture che arrivano a pesare anche più di 400 tonnellate. L'ultima commessa ha riguardato il ponte per il nuovo casello romagnolo dell'A14 a Rubicone. Doveva essere inaugurato a ridosso di ferragosto, ma la festa è stata rimandata per un'opera tanto attesa costata circa 22 milioni di euro, unidici in più delle previsioni inziali. "Bisogna fermare l'apertura di quel casello", è l'appello l'ex dipendente di Carpenfer che ha lasciato l'azienda dopo aver denunciato le anomalie delle saldature del ponte ciclopedonale di Cinisello. "Gli operai Ptam stanno ultimando i lavori, è questione di settimane".
Prima Carpenfer e poi Ptam permettono alla famiglia Vuolo di sciogliere il nodo della certificazione antimafia e di procedere a gonfie vele con gli affari. Cambiano le intestazioni, i titolari delle quote, gli amministratori unici. Ma per i segugi dell'Antimafia non ci sono dubbi: le ditte fanno parte della costellazione dei Vuolo, tutte figlie della prima creatura imprenditoriale la Taddeo Vuolo & C. sulle cui ceneri nasce la Carpenteria Metallica, a seguire Carpenfer, Ptam. Sempre attento a non comparire mai negli atti ufficiali, Mario Vuolo sembrerebbe svolgere il ruolo di un vero e proprio manager nella Ptam. Gli operai stessi avrebbero ammesso agli investigatori che a pagarli e a coordinarli è Mario Vuolo. Che non compare né nella società Carpenfer né nella Ptam Costruzioni. Forti di appoggi politici e relazioni con manager dell'imprenditoria italiana, i Vuolo hanno creato un impero. Il testimone ha descritto agli investigatori un sistema fatto di mazzette, regali e favori offerti da Mario Vuolo a due ingegneri. Uno di loro in passato avrebbe lavorato per Impregilo, ed è indagato a Monza per la vicenda del ponte ciclopedonale. Il secondo è ancora attivo e sarebbe il professionista, racconta agli investigatori il testimone, di fiducia delle aziende dei Vuolo. "E quello che gli ha aperto ogni porta", rivela a Repubblica.
Già pronta un'altra impresa. Al momento tutto da provare. Ma le dichiarazioni riportate nero su bianco nei verbali della Direzione investigativa antimafia descrivono il sistema che ha permesso a Carpenteria, Carpenfer e Ptam, di entrare nei lavori pubblici con committenze prestigiose. E aggiunge un particolare: "esiste già un'altra società riconducibile ai Vuolo è l'Apf travi elettrosaldate". Indicazioni che stanno trovando conferma nelle indagini dell'antimafia di Firenze.
E le verifiche antimafia? Come ha fatto Ptam, indicata dalla Direzione investigativa antimafia quale ultima evoluzione della Carpenteria metallica (stoppata in passato dalla prefettura di Caserta perché condizionabile dai clan) a superare le verifiche? "Sia nei casi di appalto  -  scrive Autostrade per l'Italia - che di subappalto, sono state effettuate preliminarmente all'affidamento o all'autorizzazione al subappalto tutte le verifiche previste dalla normativa, tra cui anche la verifica antimafia".
Nell'ultimo anno Ptam ha vinto un appalto in Molise per la realizzazione delle barriere antirumore del carcere di Larino. Ma gli affari delle società targate Vuolo arriverebbero fino alla produzione dei bumper, le barriere in cemento armato che dividono le carreggiate delle autostrade. Secondo il testimone i manufatti prodotti nei capannoni delle aziende dei Vuoli sarebbero di scarsissima qualità. "Realizzati con materiali scadenti tanto da sgretolarsi" riferisce nei verbali. Testimonianze inquietanti che, se dimostrate, lasciano aperti numerosi interrogativi. Uno su tutti: quali complicità hanno permesso alle camaleontiche aziende di Castellammare di continuare a operare negli appalti pubblici, nonostante la prima interdittiva e le indagini che le vedono coinvolte? Lungo le arterie stradali del Paese, la storia continua. E l'Antimafia indaga.

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