Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

Clicca sulla mappa e scopri quali sono le allerte in provincia di Brescia e
dintorni, dove sono presenti i beni confiscati, dove c'è stato smaltimento illecito di rifiuti o un rogo doloso. Tutti gli eventi sono tracciati e tenuti aggiornati dallo staff della rete.

19/12/12

Camorra a Brescia: in città i summit del clan Fabbrocino

E’ quanto emerge dall’inchiesta che si è conclusa con l’operazione “Fulcro”, condotta ieri dalla DIA di Napoli.
Stando a quanto riferito anche in Provincia di Brescia, in particolare a Rovato, sono stati effettuati sequestri di immobili. Ma a rendere ancor più allarmante il quadro c’è un altro fatto: al boss reggente del clan, Biagio Bifulco, costretto ai domiciliari a Brescia, erano di fatto riconducibili unaserie di attività presenti sul nostro territorio. E proprio presso la sua abitazione,in pieno centro cittadino, si tenevano i summit grazie ai quali Bifulco compiva la sua opera di gestione del gruppo criminale. 

Di seguito le notizie riportate dai siti di Giornale di Brescia e Bresciaoggi:

Camorra, il "regista" soggiornava a Brescia
Con un sequestro di beni per un valore di circa 120 milioni di euro e 24 arresti già eseguiti (altre 4 persone sono ricercate) la Dia di Napoli ha assestato un duro colpo al clan Fabbrocino, che dall’area vesuviana si era radicato al Nord e Centro Italia, attraverso catene di negozi di abbigliamento e supermercati.
I sequestri sono stati eseguiti in sette regioni a 36 fiancheggiatori o prestanome del clan. Nel mirino 80 aziende di Milano, Brescia, Mantova, Roma, e Frosinone; aziende agricole in provincia di Perugia; supermercati in Abruzzo, fabbriche tessili e stirerie nell’ area vesuviana.
Tra gli arrestati ci sono alcuni «colletti bianchi» del clan: l’ avvocato Salvatore Ambrosino, 45 anni, che fungeva da consulente del clan per l’ acquisizione di beni nelle aste pubbliche - che era diventata una sorta di specializzazione del clan - e l’ imprenditore immobiliare Pasquale Ciccarelli, 60 anni, marito di un notaio e candidato a sindaco di Ottaviano (Napoli) nel 2009 con il sostegno del clan al quale - ha detto in una conferenza stampa il Procuratore aggiunto di Napoli Rosario Cantelmo - «era organico».
A reggere la cosca dei Fabbrocino - dopo l’ arresto, nel 2006, del boss Mario Fabbrocino, che sta scontando due ergastoli - era, secondo gli inquirenti, il pluripregiudicato Biagio Bifulco, 55 anni. Assegnato al regime di libertà vigilata a Brescia, Bifulco ne aveva approfittato per allargare la rete dei traffici dell’organizzazione camorristica in Lombardia. Riciclando i capitali delle estorsioni, Bifulco aveva creato un’impresa nel settore dell’abbigliamento, della quale risultava dipendente.
Sul proprio territorio i Fabbrocino imponevano tangenti di circa il 30% (e fino al 50%) per l’ attività di recupero credito, un’altra specializzazione della cosca, riuscendo a infiltrarsi anche in appalti pubblici, come il rifacimento di alcuni tratti della Statale 268. Qui le tangenti versate dalle imprese erano state tra il 3% e il 5%, ma il clan era riuscito a fare assumere propri elementi.  
Radicato alle pendici del Vesuvio, il clan Fabbrocino ha legami con i Licciardi di Secondigliano, con la frazione Amato-Pagano degli «scissionisti», i Mazzarella di San Giovanni a Teduccio, e i fratelli Russo di Nola, la cui latitanza - secondo gli investigatori - fu protetta a lungo e finanziata dagli uomini dei Fabbrocino. Profondamente radicato nell’area vesuviana - secondo quanto emerso dalle indagini - il clan Fabbrocino cerca il consenso sociale e non impone tangenti a negozi e piccole imprese, concentrandosi sui grossi appalti, sulle aste fallimentari e sul recupero crediti. «Il loro controllo del territorio - ha detto il pm Cantelmo - era totale: uno dei rivali sopravvissuti all’egemonia dei Fabbrocino, l’ex cutoliano Giuseppe Radunanza è stato costretto a una vita blindata in casa, dove vive barricato nella camera da letto».
Le indagini condotte dalla Dia di Napoli sono cominciate nel 2008 e hanno ricostruito una rete di società ed esercizi commerciali che hanno più volte cambiato pelle e assunto nuove denominazioni. Ai 24 arrestati è stata notificata un’ ordinanza di custodia cautelare di ben 700 pagine.

La camorra ripuliva i soldi a Rovato
IL BLITZ. L'operazione anti-riciclaggio «Fulcro» della Direzione investigativa antimafia di Napoli ha toccato anche la nostra provincia. In Franciacorta sequestrati  un negozio di lusso con magazzino. Un affiliato del clan Fabbrocino teneva i contatti con il Bresciano
Brescia, e in particolare la Franciacorta, erano una delle «lavatrici» del denaro sporco della camorra. A Rovato era aperto uno dei punti vendita della rete di negozi di lusso che riciclavano i proventi dell'attività illecita del clan Fabbrocino. Un terminale di un network nazionale di attività commerciali e imprenditoriali controllate dalla holding della criminalità organizzata disarticolata dall'operazione «Fulcro» della Direzione investigativa antimafia di Napoli. Emblematici i numeri del blitz: ventiquattro le ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite, quattro le persone ricercate. Trentasei i sequestri di immobili e imprese per un valore di 112 milioni di euro di proprietà di persone ritenute, a vario titolo, appartenenti o fiancheggiatori del clan Fabbrocino. Oltre che nell'area vesuviana, culla della camorra, i sigilli sono scattati a Bergamo, Mantova, Milano, Roma e Frosinone. A Rovato sono stati sequestrati un negozio di abbigliamento e un magazzino. L'organizzazione criminale - spiega la Dia - dopo l'arresto e la condanna a due ergastoli del capo storico del clan Mario Fabbrocino, era retta dal 2005 da Biagio Bifulco, che per due anni è stato sottoposto alla libertà vigilata a Brescia a seguito di una fittizia assunzione in una ditta d'abbigliamento con sede in città. Ditta che è stata riconducibile allo stesso Bifulco, uno dei destinatari della misura cautelare in carcere. Quest'ultimo, secondo la ricostruzione della Dia, avrebbe approfittato della sua permanenza in Lombardia per estendere i traffici illeciti e, in particolare, le attività di riciclaggio. Bifulco organizzava summit di camorra nella sua abitazione dettando l'agenda per reinvestire in queste zone i proventi dell'attività criminali compiute su suo ordine nel territorio del «vesuviano» dai suoi affiliati. L'ORGANIZZAZIONE con radicamenti anche nel bresciano era quindi egemone nella zona ai piedi del vulcano, imponeva con sistematicità il proprio controllo su tutto il territorio, sottoponendo imprenditori e commercianti al pagamento di tangenti estorsive su tutte le attività d'ingente valore economico e preferendo, per ragioni di gestione del consenso, «non imporre tangenti ai piccoli commercianti o imprenditori anche perchè, negli utimi anni, si era fatta più concreta la conseguenza negativa legata a possibili denunce da parte degli estorti». IL CONTROLLO del territorio, secondo la Dia, era capillare. Ma il capitolo più allarmante disvelato dalle attività investigative è stato quello relativo all'imposizione di tangenti estorsive imposte dal «clan Fabbrocino» su pubblici appalti relativi sia alla raccolta dei rifiuti solidi urbani nei comuni rientranti nel territorio controllato dall'organizzazione criminale, sia ai lavori per la realizzazione di alcuni tratti della ss 268. In relazione alle quali sono state versate alle ditte aggiudicatrici degli appalti, tangenti tra il 3 ed il 5% dell'importo dei lavori. MA LO SPACCATO che emerge dalla realtà criminale del «clan Fabbrocino» evidenzia soprattutto la capacità imprenditoriale dei singoli affiliati e dell'organizzazione nel suo insieme.  Secondo la Dia, infatti, tale «clan» si connota principalmente per il fatto che tutti i suoi affiliati svolgono stabilmente l'attività imprenditoriale soprattutto nel settore dell'abbigliamento e del commercio d'alimenti, con una grande capacità d'infiltrazione in regioni del centro e del nord Italia.  Il giro d'affari di ogni supermercato, ritiene infine la Direzione investigativa antimafia, è di circa 100 milioni di euro all'anno.  A questi si aggiungono le fabbriche tessiili e stirerie del «vesuviano» con punti vendita realizzati con eleganti negozi a Bergamo e Brescia e facenti riferimento, tramite prestanomi, a Biagio Bifulco.

Nessun commento:

Posta un commento

Per evitare SPAM o la condivisione di contenuti inappropriati ogni commento verrà visionato da un moderatore prima della pubblicazione.