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10/10/12

Voto di scambio con la ndrangheta: arrestato Assessore Regionale

E’ notizia di oggi: arrestato Domenico Zambetti, Assessore PDL alla Casa della Regione Lombardia.
A suo carico le accuse di “scambio elettorale politico-mafioso”, “concorso esterno in associazione mafiosa” e “corruzione”, quest’ultima aggravata per aver agevolato due cosche di ndrangheta.

I fatti

Zambetti, stando all’ordinanza emessa dal Gip milanese Alessandro Santangelo su richiesta del PM Giuseppe D’Amico, avrebbe offerto 200.000 euro a due esponenti di altrettante cosche di ndrangheta per accaparrarsi un pacchetto di voti (circa 4000) che gli assicurasse l’elezione in Consiglio Regionale in occasione delle ultime elezioni.
A concludere l’accordo con l’Assessore, Giuseppe D’Agostino, gestore di locali notturni referente per il clan “Morabito-Bruzzaniti” di Africo, e Costantino Eugenio, gestore di negozi legato ai “Mancuso” di Palmi.
Ad inchiodare Zambetti, come riporta la redazione milanese del Corriere della Sera, un’intercettazione ambientale registrata nell’automobile dei due ’ndranghetisti subito dopo l’incontro del 15 marzo 2011 tra uno di essi e Zambetti nell'Associazione culturale dell’assessore «Centro e Libertà»,che secondo l’accusa documenterebbe il pagamento appena avvenuto, da parte del politico ai boss, di una delle ultime rate (30.000 euro) della somma concordata al momento dell'accordo sui voti nel 2010.
In cambio delle preferenze, oltre ai soldi, pare che Zambetti abbia anche fatto assumere presso l’Aler (l’ente case popolari) la figlia di uno dei due malavitosi, ed abbia inoltre promesso di attivarsi per far avere lavori a cooperative e ditte degli ndranghetisti.
Agli atti anche una serie di telefonate, lettere e foto che documenterebbero i rapporti, non sempre idilliaci, fra il politico e le cosche, che ne mantenevano il controllo (“lo teniamo in pugno”) con la minaccia di “rimpastare gli accordi”.
L’inchiesta, che ha condotto alla richiesta di misura cautelare per una ventina di persone, ha portato alla luce un sistema criminale che si occupava anche di estorsioni e traffico e ricettazione di materiale edile rubato.
Fra gli indagati anche Vincenzo Giudice, già Consigliere Comunale PDL a Milano e padre di Sara Giudice, Consigliere Regionale.
Stando a quanto dichiarato dal PM D’Amico, Giudice si sarebbe accordato con Eugenio Costantino ed Alessandro Gugliotta per raccogliere voti in favore della figlia nel tentativo, sfumato, di farla eleggere in Consiglio Comunale a Milano in occasione dell’ultima tornata elettorale.
In cambio Giudice avrebbe promesso che li avrebbe favoriti in relazione ad appalti legati ai lavori nelle metropolitane e nelle scuole in virtù del suo incarico, conferitogli dalla Giunta Moratti, ai vertici di una società partecipata dal Comune.

Le parole della Bocassini

Non utilizza mezzi termini il Procuratore aggiunto di Milano Ilda Bocassini commentando la vicenda: “Una vicenda preoccupante di un segmento della vita pubblica e criminale lombarda. Siamo in presenza di un rappresentante delle Istituzoni che in piena consapevolezza si rivolge a dei mafiosi (di primissimo piano, apicali nella ‘ndrangheta) per tornaconto personale: forse una delle vicende dove per la prima volta si documenta in modo chiarissimo l’esistenza di voti di scambio. Mettersi nelle mani di due boss significa mettere la propria funzione a disposizione e non potersi più sottrarre, pena minacce ed intimidazioni, come ha documentato l’indagine; significa diventare proprietà di tutta l’organizzazione che poi si sentirà autorizzata, com’è successo in questo caso, a chiedere favori di ogni tipo”.

Se questo è Ambiente

C’è un particolare che renda questa vicenda ancora più inquietante: Zambetti, infatti, è stato Assessore regionale all’Ambiente per poco più di un anno a cavallo fra 2005 e 2006. Non è una considerazione da poco conto se esaminiamo con attenzione chi l’ha preceduto e chi l’ha succeduto:
dal 1995 al 2010, per ben 15 anni, l’Assessorato all’Ambiente in Regione è stato guidato da 4 persone, tutti esponenti del PDL.
Si tratta di Franco Nicoli Cristiani (1995-2005), Domenico Zambetti (2005-06), Marco Pagnoncelli (2006-08) e Massimo Ponzoni (2008-10).
Fa veramente impressione constatare come di questi quattro ex-Assessori ben 3 siano finiti in carcere, mentre uno (Pagnoncelli) sia stato costretto a dimettersi per conflitto d’interessi visti i propri rapporti d’affari con la ditta Locatelli, la stessa che sarebbe poi finita al centro dell’inchiesta che ha stroncato la carriera politica del bresciano Nicoli Cristiani.
Già mesi fa affrontammo la questione in un post che potete trovare qui.
Viene a questo punto lecito domandarsi: visti i poteri conferiti alla Regione, ed in particolare a quello specifico Assessorato, e considerando a posteriori le frequentazioni di chi quei poteri li ha mantenuti per addirittura 3 lustri, non sarà il caso di cominciare a pensare di ripercorrere ed analizzare con occhio critico tutte le decisioni uscite in quegli anni da quegli uffici?
Ma soprattutto: non sarà arrivato il momento di chiederci come sia possibile che per 15 anni, ininterrottamente, a ricoprire quella carica ci siano state persone così discutibili? Possibile che in così tanto tempo, con tutto quello che pare sia successo, nessuno si sia mai accorto di nulla?
Domande che difficilmente troveranno risposta.

Il caso di Brescia

L’arresto di Domenico Zambetti, ma soprattutto le pesanti accuse che lo hanno colpito, gettano pesanti ombre anche su una vicenda che riguarda molto da vicino la nostra città: il caso della torre Tintoretto, il palazzone di San Polo oggetto di feroci discussioni fra i politici locali.
Zambetti, infatti, è stato uno dei più vivaci promotori del progetto di abbattimento della Torre, nonostante le spese (circa 40 milioni di euro) e l’opportunità (è possibile sfruttare gli appartamenti per aiutare le centinaia di persone sotto sfratto per morosità incolpevole) indichino, a detta di una vasta porzione di politici, comitati ed associazioni cittadine, che sia preferibile una strada diametralmente opposta.
Alla luce di quanto emerso oggi ci sembra saggio e decisamente opportuno accantonare per un momento la proposta per permettere alla magistratura di effettuare tutte le verifiche del caso, ma soprattutto per capire quale sia la scelta migliore per coloro che sono realmente coinvolti in questa vicenda: i cittadini di Brescia.

1 commento:

  1. per mè tutta questa gentaglia del pdl alla fin fine fanno sempre punto fermo e rapporto al capo delle televisioni private, non sò se intendo.brutte persone che gestiscono i prezzi di mercato tramite appalti , fanno lavorare la gente a prezzi stracciati e a volte non vengono neanche pagati loro invece navigano nell'oro e dai casini se ne escono sempre facendo la stessa vita di prima.

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