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19/10/12

Sequestrata la discarica di amianto

Ieri il sequestro penale della molto discussa discarica di amianto di via Brocchi, nel quartiere S. Polo.
Una notizia che richiede una serie di riflessioni su come sia stata gestita l’intera vicenda da parte delle Istituzioni competenti. E che rimarca l’importanza, la fondamentale importanza, del contributo che i semplici cittadini possono dare per salvaguardare il proprio futuro. Perchè questo sequestro è prima di tutto la vittoria delle decine di persone che da anni lottano e denunciano le irregolarità con cui viene violentato il loro territorio.  

Condividiamo i due interessanti articoli pubblicati da Andrea Tornago sul suo blog. A seguire il Comunicato della Rete Antinocività Bresciana. Ed infine qualche link che rimanda ai post sul nostro blog che raccontano le vicende correlate. Buona lettura. 

Fede d’amianto

Era in attività da nemmeno tre settimane ed è già stata sequestrata dalla magistratura. Questa mattina la polizia ha posto i sigilli alla discarica di amianto di via Brocchi, a Brescia.

Una discarica contestata, combattuta da anni dai comitati ambientalisti. Secondo le denunce dei cittadini le lastre di eternit verrebbero portate in discarica senza controlli, in alcuni casi con gli involucri rotti e l’amianto lasciato direttamente a contatto con l’aria.

Discarica di amianto di via Brocchi, Brescia

A meno di 200 metri si trovano le prime abitazioni del quartiere San Polo, in cui l’Asl ha registrato il record di tumori. Un dettaglio che non ha impressionato il Pirellone, che oggi vede il suo 15esimo indagato per corruzione, l’ex assessore all’ambiente Marcello Raimondi, proprio in una vicenda legata a una discarica di amianto.

Il via libera della Regione Lombardia alla discarica era arrivato una settimana prima dell’arresto per corruzione dell’ex vicepresidente del Consiglio regionale, il Pdl bresciano Franco Nicoli Cristiani, lo scorso 30 novembre.

Amianto nella discarica di Brescia

Un’autorizzazione poi modificata più volte perché l’acqua di falda sarebbe troppo vicina al fondo, rischiando di inondare l’amianto. Proprio come per la discarica di amianto di Cappella Cantone, nel cremonese, autorizzata – secondo i pm di Milano – da Roberto Formigoni in persona nonostante la vicinanza eccessiva delle acque, grazie a un giro di tangenti alla Compagnia delle Opere.

Andrea Tornago

Amianto in discarica a Brescia. Chi ha deciso?

Dietro alla discarica di amianto di Brescia potrebbe nascondersi qualcosa di più delle presunte irregolarità per cui è stata sequestrata oggi (18 ottobre 2012) dalla magistratura. Quella di Brescia è soprattutto la discarica gemella di quella cremonese di Cappella Cantone, per cui sono stati indagati per corruzione politici, funzionari dell’Arpa, imprenditori e i vertici della Compagnia delle Opere di Bergamo.
Anche a Cappella Cantone, come a Brescia, i comitati si opponevano alla discarica perché l’acqua di falda era troppo vicina al fondo. Ma i controlli dell’Arpa, secondo quanto emerso dalle indagini, erano pilotati: “Dimmi a che ora arriva l’Arpa, che voglio dire una preghiera”, si informava così Luigi Brambilla, ex vicepresidente della Compagnia delle Opere di Bergamo, per poter fare pressioni sull’assessore regionale all’ambiente Marcello Raimondi.
Ma per ora a Brescia, a parte l’infrazione delle procedure di stoccaggio dell’amianto che ha portato al sequestro penale, ancora nulla è emerso sul piano dei rapporti politici che hanno portato all’autorizzazione di una discarica di amianto nel quartiere più avvelenato della città, con il suo record lombardo di tumori.
Eppure della discarica bresciana parla l’ex vicepresidente Nicoli Cristiani, intercettato, mentre sta proponendo di formare un cartello per lo smaltimento dell’amianto a tre imprenditori. Ed è Nicoli Cristiani a fare il nome di Faustini, proprietario della ditta Profacta Spa che gestisce la discarica di Brescia, come terzo componente di questo patto tra imprenditori e politici.

Andrea Tornago

Il comunicato della RAB:

Eravamo lì dai primi giorni di ottobre, di sentinella, per controllare e informare tutti di cosa stava avvenendo. Abbiamo controllato l’andirivieni dei camion nella proprietà Faustini; abbiamo visto gli operatori Profacta stoccare l’amianto in modo non corretto,in una discarica dove l’acqua piovana, non drenata, si raccoglieva in grosse pozzanghere sul fondo; infine abbiamo visto e documentato pacchi di amianto non correttamente imballati che presentavano evidenti lacerazioni. Dalla data di apertura della discarica l’amianto è stato portato per soli tre giorni e, in un periodo così breve, abbiamo verificato che sono state ignorate molte delle misure di sicurezza previste dalle autorizzazioni rilasciate. Ogni infrazione è stata puntualmente segnalata agli enti competenti finché, a seguito di sopralluogo del Corpo Forestale dello Stato e dell’ARPA, nella mattinata di giovedì 18 ottobre l’area della discarica è stata sottoposta a sequestro penale. Da più di tre anni ci battiamo contro l’interramento dell’amianto e contro questo impianto attraverso presidi, ricorsi legali, cortei, sciopero della fame, sollecitazioni dell’intervento di Sindaco e Assessori, Provincia e Regione. Perché siamo stati costretti a ricorrere all’intervento della magistratura? Non è forse mancato il compito di tutela e sorveglianza di ambiente e salute da parte delle istituzioni? Con quale criteri è stata valutata la localizzazione e realizzazione di questa discarica, in un sito non idoneo e destinato a diventare Parco? Il profitto dell’imprenditore ha forse scavalcato l’interesse pubblico? Una volta ancora è evidente la profonda distanza tra l’appassionato impegno civico delle persone e la ritrosia delle istituzioni.

19.10.12 Comitato spontaneo contro le nocività

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1 commento:

  1. Bisogna fare tutto il possibile per far si che non si insedi pure qui, sarebbe una rovina.

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