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15/10/12

Mafia a Brescia: massima attenzione da parte delle autorità

Non si è ancora spento l’eco della clamorosa notizia della settimana scorsa, quella dell’arresto dell’ Assessore regionale alla Casa Domenico Zambetti.
Finalmente si parla di mafia, ma soprattutto degli interessi che la criminalità organizzata riserva agli appalti ed alle grandi opere di cui la nostra Provincia abbonda. 
Due interessanti articoli pubblicati sul sito della redazione bresciana del Corriere della Sera:

Una dozzina di ditte sospese perché legate alla 'ndrangheta

Prefettura e Dia vegliano sul «pedigree» degli appaltanti

(Fotogramma/Bs)

I tentacoli della criminalità organizzata cercano di infilarsi soprattutto nei grandi appalti pubblici, nelle opere che costano milioni alla pubblica amministrazione. Le grandi opere sono un'attrazione, il grosso giro di denaro stimola l'interesse delle holding del malaffare: i cantieri hanno bisogno di protezione e tutte le presenze devono essere valutate con estrema attenzione. E anche sul territorio bresciano la criminalità organizzata ha cercato - e cerca - di affondare le proprie radici.

Negli ultimi mesi la prefettura di Brescia ha già emesso più di una dozzina di provvedimenti interdittivi nei confronti di altrettante imprese sospettate di essere «in odore di mafia», risultato di otto accessi in cantieri appetibili per la criminalità organizzata. L'ultimo provvedimento interdittivo è stato eseguito proprio negli ultimi giorni, ma sulla impresa destinataria e sull'opera in questione è mantenuto il più stretto riserbo. Alla fine di luglio i provvedimenti della prefettura erano a quota dodici, altrettante le imprese allontanate dai cantieri a rischio infiltrazioni. Quando viene appurato che un'impresa non è «specchiata» come dovrebbe, ma ci sono alcuni legami sospetti, il contratto può essere rescisso senza che venga nemmeno corrisposta alcuna penale.

Sono gli uomini della Dia, la Direzione investigativa antimafia di Milano, a vegliare sulla inviolabilità dei cantieri del Bresciano. Gli investigatori della Dia devono garantire che lo Stato spenda bene il denaro pubblico, che le imprese che percepiscono denaro dalla pubblica amministrazione siano «pulite» e che non abbiano il benché minimo legame con mafia, camorra, 'ndrangheta. Anche a Brescia gli uomini della Dia di Milano si sono dati già da fare e il livello di vigilanza e sorveglianza resta sempre elevato. La Dia è uno strumento nelle mani della prefettura: dispone i controlli e poi, in caso di esito positivo degli accertamenti, decide l'allontanamento della ditta coinvolta.

Nel mirino della prefettura, in questo ultimo periodo, c'è principalmente la Tav, per l'alta velocità dei treni. A fine luglio la Dia aveva effettuato un maxi controllo nel quartier generale della Cepav Due a Travagliato, gli investigatori si erano poi spostati lungo tutto il tragitto in direzione della Bergamasca. In quell'occasione i controlli avevano riguardato 300 tecnici e operai riconducibili a una cinquantina di imprese. Sono stati raccolti documenti, carte e files per verificare il cosiddetto «ciclo del cemento». Gli investigatori stanno ancora verificando la posizione di ogni persona con la giustizia, i rapporti di parentela, i rapporti di ogni società. I controlli sono ancora in corso, per ora non sarebbero emerse irregolarità, ma non è esclusa qualche sorpresa dell'ultima ora.

Wilma Petenzi

IL PROCURATORE PAPALIA HA INCONTRATO I PREFETTI

«I voti di Brescia fanno gola alla mafia: controlli interforze»

Molte le situazioni da approfondire. Smaltimento dei rifiuti, appalti e manovalanza clandestina i settori più a rischio

Controlli della Dia ai cantieri Tav a Castrezzato (Fotogramma/Bs)

Al Pirellone, per qualcuno, un voto valeva 50 euro. Che moltiplicati per quattromila fanno i 200 mila euro che per l'accusa l'assessore regionale Domenico Zambetti avrebbe sborsato in cambio dei voti della n'drangheta per la sua elezione nel 2010. Diventando, per gli inquirenti, «patrimonio» di un'organizzazione criminale a cui si sarebbe rivolto come fosse una «holding». Un po' più giù, a Reggio Calabria, un consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazione mafiosa. E addio democrazia? Non proprio. A rischio, questo sì. Perché i voti fanno gola, anche alla criminalità organizzata. «E il pericolo è che la 'ndrangheta si presenti nei confronti di chi gestisce il potere come una forza non intimidatoria o pericolosa, ma che seduce. Portando voti e favori, oltre alla possibilità di riciclare soldi e investire, in modo lecito e illecito». Che le elezioni siano «sorvegliate speciali», anche a Brescia, lo conferma il procuratore generale della Repubblica, Guido Papalia. Per cui la conseguenza è una sola: il radicamento delle 'ndrine.

E allora «bisogna fare molta attenzione»: «la legislazione ci consente di prevenire questi meccanismi». Come? «Puntando innanzi tutto sul controllo della gestione dei lavori pubblici». Ma insieme. Non a caso proprio il procuratore generale ha chiesto e ottenuto nelle scorse settimane un incontro con tutti i prefetti del distretto (Brescia, Bergamo, Mantova e Cremona) per ribadire «la necessità di individuare i sistemi più efficaci per collaborare». Quali? «Per esempio, quello di comunicare costantemente alla procura di Brescia tutte le misure che i prefetti mettono in campo quando hanno anche solo il sentore che un'azienda abbia a che fare con la mafia».

Si parla di appalti, sub appalti, manovalanza in nero. Costi ridotti al minimo. La criminalità organizzata ci va a nozze. «E lo scambio di informazioni è fondamentale, sia per l'attività preventiva che per i provvedimenti repressivi da parte dell'attività giudiziaria». Quelli condotti a Brescia, lo si può dire, sono per lo più «accertamenti di tipo patrimoniale», introdotti - come tiene a ricordare Papalia - dal procuratore capo Nicola Maria Pace, scomparso prematuramente poco più di un mese fa. «Ci sono situazioni delicate da approfondire, questo sì... ambiente, rifiuti, appalti i settori più a rischio...», confessa il pg che rilancia una carta che non intende mollare.

«A Brescia serve una sede della Direzione investigativa antimafia: il direttore centrale è già venuto, il Comune si è detto disponibilissimo a trovare una sede adeguata, così come la prefettura». Il ministero, dal canto suo, disse «se ne parlerà in autunno», una volta chiuso lo stesso progetto partito a Bologna in primavera. In autunno ora ci siamo. «Proprio la prossima settimana ho in programma una riunione con il prefetto per ottimizzare il lavoro interforze. Vede, siamo ben consapevoli che Brescia non sia un terreno vergine in termini di infiltrazioni mafiose», capaci di insinuarsi nelle aggiudicazioni edilizie, nello smaltimento rifiuti e «nel tentativo, soprattutto in tempi di campagna elettorale, di eventuali agganci finalizzati ai voti...». A Brescia, l'appuntamento con le urne per le amministrative è fissato alla prossima primavera.
Non solo. Il pericolo, ora, è che la criminalità organizzata «non soltanto utilizzi i mercati al nord, ma che approfitti del bisogno che alcuni imprenditori hanno di risparmiare, soprattutto di questi tempi». Ci risiamo: «rifiuti da far sparire sostenendo costi decisamente più bassi rispetto alle procedure, manodopera clandestina, appalti...». Per radicarsi nel potere lecito. Anche fornendo voti.

Mara Rodella

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