Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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14/09/12

Ci risiamo: amianto sotto la BreBeMi

C’è un passaggio del nostro documentario “Sei sicuro? La piovra a Brescia” nel quale, parlando di Montichiari, un testimone del processo Fortugno racconta di come basti un semplice passaggio di pala meccanica per trovare nel sottosuolo enormi quantità di amianto (qui l’audio dello spezzone).
A questo punto però ci viene il dubbio che il problema sia stato enormemente sottovalutaIMAG1223to, e che siano le terre di un pò tutta la Provincia ad essere state avvelenate da sostanze tossiche.

E’ di qualche giorno fa infatti la notizia di un nuovo sequestro di cantiere.
Ancora una volta protagonista è la BreBeMi, sempre più al centro delle polemiche.
Si tratta di una perimetro di alcune migliaia di metri quadrati, compreso fra i Comuni di Travagliato e Cazzago San Martino, nel quale sarebbero state rinvenute scorie di fribrocemento ed amianto.

Ce lo racconta Pietro Gorlani in questo articolo tratto da brescia.corriere.it:

Non c'è pace per Brebemi. La tabella di marcia dei lavori della nuova autostrada dovrà fare i conti con altre due incognite. Il sequestro di un'area di cantiere nella tratta bresciana (tra Travagliato e Cazzago San Martino) contenente scorie in fibrocemento e amianto. Mentre in tre comuni bergamaschi (Antegnate, Caravaggio e Treviglio) l'Arpa starebbe approfondendo dei carotaggi su materiale «non idoneo» trovato sotto il futuro tracciato.
Ma se il primo intoppo è confermato dagli stessi vertici della società autostradale, così non è per le indiscrezioni circolanti nella provincia limitrofa, che parlano di scorie (edili ma anche di altra natura) che sarebbero state conferite irregolarmente da una ditta appaltatrice.

Il sequestro del cantiere bresciano, qualche migliaio di metri quadrati, è stato disposto dalla procura della repubblica di Brescia il 9 settembre su indicazione dell'Arpa. E il pubblico ministero Federico Bisceglia ha aperto un fascicolo contro ignoti.

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1 commento:

  1. Gli ignoti responsabili devono diventare noti presto e pagare senza indulgenza. I nomi e i cognomi devono uscire affinché si salvi il salvabile ambientale e si evitino repliche dell'infame caso. Ecco l'ennesima prova che il nord non è esente e immune all'opera tentacolare degli appalti mafiosi. Questi giungono ovunque ci sia da speculare e lucrare. Sarebbe di competenza delle guardie finanziarie se tale lucro non fosse a discapito della salute pubblica. Perciò ogni onesto cittadino dovrebbe opporsi con ogni mezzo allo scempio causato dai traffici illegali. I conniventi pagati per tacere vanno fatti parlare per risalire ai furbi criminali. Poi togliere loro ogni euro fatto illegalmente e risarcire i danneggiati. Andrea.

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