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16/07/12

1992 Quando lo Stato si inchinò alla mafia


La trattativa Stato-mafia non é più solo una brillante intuizione giornalistica o un' illazione di qualche Magistrato.
Infatti se si vanno a leggere le motivazioni redatte dai giudici di Firenze riguardo la sentenza d'ergastolo per il boss Tagliavia si scopre che:
"Una trattativa indubbiamente ci fu e venne quantomeno inizialmente impostata su un do ut des.
L'iniziativa - scrivono i giudici - fu assunta da rappresentanti delle Istituzioni e non dagli uomini di mafia. L'obiettivo che si prefiggeva, quantomeno al suo avvio, era di trovare un terreno d'intesa con cosa nostra per far cessare la sequenza delle stragi".
Parole, quelle dei Magistrati di Firenze, che gettano basi solide alla tesi secondo cui dialoghi e ammiccamenti  non mancarono tra Stato e mafia in quegli oscuri anni.
La condanna all'ergastolo del boss Tagliavia, colpevole della strage di Via dei Georgofili a Firenze il 27 Maggio 1993, del fallito attentato a Maurizio Costanzo il 14 Maggio 1993 e della strage di Via Palestro a Milano il 27 luglio 1993, anche se non ricordata in maniera attenta dai media del nostro Paese, segna un decisivo passo nella ricostruzione della trattativa.
Che ci fu e si snodò dopo la strage di Capaci, quando alcuni esponenti dei servizi segreti iniziarono ad interloquire con la mafia.
Cosa successe davvero in quegli anni?
Negli ultimi mesi  ci sono stati forniti nuovi elementi a seguito delle rivelazioni di Ciancimino Junior, grazie alle quali gli inquirenti hanno iniziato a ricostruire le prime fasi della trattativa in cui sono coinvolti, tra gli altri, il Colonnello dei Carabinieri  Giuseppe De Donno, il Generale Claudio Mori e i boss Provenzano e Riina.
Fasi probabilmente avallate da pezzi importanti delle Istituzioni e del Governo di allora (figure misteriose rimagono ancora quelle dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano. che rifiutandosi di collaborare continuano a custodire importanti segreti su quel periodo).
Pezzi importanti dello Stato coinvolti e servitori fedeli sacrificati sull'altare degli interessi e della salvezza dei politici di allora: secondo i magistrati di Caltanisseta il giudice Paolo Borsellino fu ucciso perché ostacolo alla trattativa, ma sopratutto perché, da uomo di Stato onesto ed integgerimo, appena saputo degli accordi con Cosa Nostra si oppose duramente.
Nel racconto degli ultimi giorni di vita del Giudice non vi é solo la consapevolezza di essere nel mirino di Cosa Nostra, ma anche la delusione profonda per essere stato tradito da un uomo dello Stato, un amico Carabiniere.
Pensieri e parole ricordati in una deposizione della vedova di Borsellino, Agnese, che raccontato di quando suo marito le spiegò di aver saputo che il comandante dei Ros Subranni (oggi indagato dai magistrati di Palermo), suo grande amico, era un "punciutu", cioé mafioso.
Ad aggiungere altri quesiti su quegli anni oscuri l'intervista, mai andata in onda integralmente su una televisione italiana e riscoperta qualche anno fa dal Fatto Quotidiano, in cui il Giudice, davanti a dei giornalisti francesi, delinea il ritratto di Mangano: testa di ponte di cosa nostra al Nord in rapporti molto stretti con Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, come documentato anche da alcune intercettazioni emerse successivamente.
Secondo i magistrati di Caltanisseta Riina decise di affrettare l'eliminazione del Giudice dopo aver saputo dell'esistenza di quell'intervista.
Un pò di luce sembra stare squarciando il buio di quegli anni, anni tra l'altro in cui a sorpresa vennero allegerite pene di numerosi boss mafiosi, indice importante di una trattativa quantomeno in atto.
Ma non é ancora abbastanza: i Magistrati laboriosi e instancabili, nonostante siano ostacolati da numerosi politici ed esponenti delle Istituzioni che inspiegabilmente (?) non vogliono che questi misteri vengano svelati, continuano il loro lavoro.
Siamo sicuri che  sono già in arrivo nuovi sviluppi che speriamo portino di fronte alle proprie responsabilità coloro che quella sciagurata trattativa l'avviarono e la condussero, sacrificando e tradendo alcuni dei servitori più fedeli Stato.

Propioniamo un breve stralcio di un' intervista rilasciata da Paolo Borsellino a Rai il 1 giugno 1992 e svelata oggi, a vent'anni dalle stragi .
                                     

                       
                               


                

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