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22/06/12

Morire d'ambiente a Brescia


Le peggiori contaminazioni ambientali di Brescia ritratte da Lorenzo Bagnoli in un articolo apparso su ECOinchiesta riassumono il desolante quadro ambientale nel quale versa Brescia, per colpa di politiche irresponsabili e per colpa della criminalità organizzata che considera sempre più il territorio come una pattumiera.

Lorenzo Bagnoli

Morire d'ambiente a Brescia

Silvano Savoldi batte due colpi sul tavolo. Sotto la mano c’è il disegno di una cartina, che ha fatto lui stesso. Una decina di strade che si distendono tra il quartiere di San Polo e Buffalora, nella circoscrizione est di Brescia. Un fazzoletto di tre chilometri ai limiti della città, dove a breve dovrebbero sorgere due delle fermate della nuova metropolitana leggera. “Nella legenda – dice il membro del Comitato spontaneo antinocività – ci sono i nomi delle zone inquinate”. Alfa Acciai, Ecoservizi, Bonomi metalli, la discarica Ve-part, l’ex cava Piccinelli. Bombe ecologiche che rilasciano diossina e pcb e che nascondono, a pochi metri dalla falda acquifera, scorie inquinanti, fanghi industriali e materiali radioattivi, come il Cesio 137.

I veleni di Brescia. Secondo “Ambiente e tumori”, uno studio congiunto dell’associazione degli oncologi italiani (Aiom) e dei medici ambientalisti (Isde), nel 2011 la percentuale di tumori infantili a Brescia è cresciuta dell’8%, contro una media italiana del 2%. All’anno, in città, si registrano almeno 25-30 nuovi casi di carcinomi nei bambini tra i 6 e i 14 anni. Nella Leonessa d’Italia si muore un terzo di più rispetto al resto del Paese. A San Polo la situazione è ancora più critica: tra il 2008 e il 2011 la Asl locale aveva previsto che i decessi per tumore sarebbero stati 273. Invece, a fine triennio, sono stati 20 in più. Fra i fattori responsabili di questo record, come sostengono Isde e Aiom, ai primi posti c’è il degrado ambientale.

Silvano Savoldi combatte l’inquinamento dal 1970, quando era dipendente Fiat. Prima militava nel sindacato, oggi – a 75 anni – è membro del Comitato spontaneo antinocività di San Polo. Nella sua lotta, ha perso una figlia di 30 anni e il fratello, operaio come lui. Entrambi sono stati colpiti dallo stesso male: un tumore al fegato e al pancreas. Ricorda che in quegli anni era facile morire di quel male. Soprattutto in via Violante, dove abita ancora oggi, a 800 metri dall’Alfa Acciai. Nessun rapporto ufficiale ha mai inchiodato i responsabili dei decessi, ma secondo Savoldi tra loro ci sono i fumi sbuffati dalle ciminiere dell’acciaieria di San Polo. “È ancora la minaccia principale per i cittadini”, afferma. Il 10 maggio l’azienda ha pubblicato un rapporto in cui dimostra di avere abbattuto l’emissione di diossine dell’aria, arrivando a 0,1 ng/m cubo. Un dato cinque volte inferiore ai limiti di legge.

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