Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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28/06/12

La DIA ci ha protetto, proteggiamo la DIA



La Direzione Investigativa Antimafia (D.I.A.), istituita nell’ambito del Dipartimento della Pubblica Sicurezza con la legge 30 dicembre 1991, n. 410, è un organismo investigativo con competenza monofunzionale, composta da personale specializzato a provenienza interforze, con il compito esclusivo di assicurare lo svolgimento, in forma coordinata, delle attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità organizzata, nonché di effettuare indagini di polizia giudiziaria relative esclusivamente a delitti di associazione mafiosa o comunque ricollegabili all’associazione medesima. In particolare, le attività di investigazione preventiva sono finalizzate a definire le connotazioni strutturali, le articolazioni e i collegamenti interni ed internazionali, gli obiettivi e le modalità operative delle organizzazioni criminali. Sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, il Ministro dell’Interno riferisce, ogni sei mesi, al Parlamento. Al vertice della D.I.A. è preposto un Direttore, scelto a rotazione tra i Dirigenti della Polizia di Stato e gli Ufficiali Generali dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, che abbiano maturato specifica esperienza nel settore della lotta alla criminalità organizzata.


La volle Falcone, che aveva colto la necessità di avere un organismo specifico che si occupasse delle indagini sulla mafia. Un organismo specializzato ("monofunzionale": solo antimafia), che potesse accogliere il meglio del il panorama investigativo nazionale ("personale specializzato a provenienza interforze"), e che non fosse limitato da giurisdizioni, ma che avesse altresì la libertà di svolgere indagini a tutto campo e lungo l'intero territorio italiano.
Le genesi si proponeva dunque di unificare le indagini contro la criminalità organizzata di stampo mafioso. La Era stata pensata come una struttura d'intelligence, agile e moderna nata sul modello dell' FBI.
Dal 1992 al 2012 i risultati degli investigatori antimafia sono stati eccellenti: 12 miliardi di beni sequestrati a ‘ndrangheta, camorra e cosanostra, 2 miliardi quelli confiscati, 9 mila le ordinanze di custodia cautelare.
Un gruppo d'eccellenza insomma, tant'è vero che tutta l'Europa ce lo invidia.


Attualmente il personale è composto da 1300 persone. «A fronte di compiti – si legge in una interrogazione parlamentare- che richiederebbero l’impiego di 2500 unità».
Ma le risorse continuano a diminuire, come spiega Travaglio in un post sul sito de "L'Espresso":
Nel 2001 la Dia aveva in dotazione 28 milioni di euro, ora non supera i 10. Per svolgere tutti i suoi compiti, necessiterebbe di 3 mila uomini, invece è ridotta a 1.300. Come se non bastasse, il governo Berlusconi nel 2010 ha decretato il blocco degli stipendi per tre anni agli operatori della Dia. E nell'ottobre 2011 ha infilato nel decreto Stabilità una normetta che taglia i loro stipendi del 20 per cento, riducendo del 60 per cento il Tea (trattamento economico aggiuntivo) per il 2012-2013. Misura confermata dal governo Monti. Un risparmio insignificante, ingiustificabile con motivazioni economiche (in media il Tea degli 007 antimafia ammonta a circa 300 euro mensili, su stipendi di 1.400-2.000 euro). E per giunta "riservato", in tutto il comparto sicurezza, solo alla Dia. Quanto basta per far sospettare tutt'altre finalità.


La situazione, è evidente, non è certo facile per gli Agenti della DIA, che già nell' Ottobre scorso scrissero una lettera di protesta (ne avevamo parlato qui) all'allora Ministro degli Interni Maroni.
In alcune realtà periferiche mancano le risorse per garantire un servizio efficiente, come racconta il sito "Linkiesta": 
«Vuole un esempio? - dice un funzionario - I colleghi di Milano spesso non riescono ad andare a Brescia per fare le indagini. Con tutte le infiltrazioni mafiose che ci sono in quell’ area».


Brescia, appunto...
Ormai da mesi, se non anni, la Procura di Brescia richiede a gran voce una sede DIA nel capoluogo.
Ultimo in ordine di tempo l'appunto del Procuratore Generale, il Dott. Guido Papalia, durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2012:
"La magistratura è impegnata a tutti i livelli per impedire il radicamento nel nostro territorio di queste organizzazioni mafiose e, a tal fine, oltre a svolgere una costante azione di monitoraggio e contrasto delle attività criminali da tali organizzazioni poste in essere, si è particolarmente attivata in quest'ultimo periodo per aggredire i patrimoni illeciti già acquisiti e impedirne l'acquisizione di altri.
Tali attività richiedono una particolare specializzazione della polizia giudiziaria e un impiego notevole di personale umano. Sono state costituite delle apposite squadre per la esecuzione di accertamenti patrimoniali nell'ambito, in particolare, dei procedimenti per l'applicazione delle misure di prevenzione. E' necessario però rivolgersi anche alla D.I.A. che ha competenze specifiche in questo campo ed è attrezzata per dare risposte tempestive e soddisfacenti. Purtroppo, però, a Brescia non c'è una sede della D.I.A. e, allo stato, nonostante alcune iniziative già intraprese, non si è riusciti ad ottenerne la costituzione, nonostante Brescia sia sede di Corte di Appello e, quindi, di D.D.A. Chiedo espressamente la collaborazione del Comune perché vengano messe a disposizione alcuni locali dell'edificio dove prima era ubicata la sezione di polizia giudiziaria della locale procura."

Da parte nostra non possiamo non manifestare sostegno agli agenti della DIA che in questi mesi hanno condotto legittime proteste contro i tagli che sono stati costretti a subire.
Allo stesso tempo auspichiamo che vengano accolte le richieste del Procuratore Generale di Brescia affinchè si possa procedere nel più breve tempo possibile all'insediamento di una sede DIA anche nella nostra città, che, come abbiamo visto, oggi più che mai, ne ha estremo bisogno!

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