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03/06/12

La campagna contro Pizzo ed Usura a Roncadelle

L’efficacia dell’azione di prevenzione e di contrasto al racket e all’usura ha come presupposto imprescindibile la profonda conoscenza delle realtà territoriali ove si manifestano e le relative dinamiche economiche e criminali”.
Lo dice la DIA nella relazione del I semestre 2011.
Il ricorso all’usura, unitamente alle pratiche estorsive, è da ritenersi un vero e proprio sistema tipico ed irrinunciabile, utilizzato da tutti i sodalizi per il controllo delittuoso del territorio e strumentale all’applicazione del potere mafioso dell’intimidazione.
[…] L’imposizione del cosiddetto “pizzo” rimane, dunque, una pratica diffusa, anche per via di una subcultura che valuta, in modo assolutamente acquiescente, la “convenienza a pagare”, rispetto alla minaccia paventata.”

Il Pizzo e l’Usura sono fenomeni tipici delle zone infiltrate dalla criminalità organizzata che le utilizza, come abbiamo visto, per esercitare il proprio controllo sul territorio oltre che per aumentare i propri introiti illeciti.
Molti però credono che si tratti di abitudini confinate territorialmente in regioni lontane dalla nostra.
E’ sempre la DIA a svelarci che la realtà è ben diversa da quella che tutti noi immaginiamo, come si evince chiaramente da questa tabella:
 

C’è poco da stare tranquilli dunque, soprattutto se prendiamo in considerazione la specificità bresciana.
Ce la racconta la DNA, che nella relazione del 2010, riguardo alla ndrangheta, dice:

”L’intensa operatività e pericolosità di sodalizi di matrice ‘ndranghetista si è delineata concretamente a più riprese sul territorio bresciano, alla luce delle tante investigazioni sviluppate e condotte a termine. […]
Sono assolutamente significativi, e comunque idonei a consentire una ricostruzione ed un'analisi prospettica del fenomeno criminale in questione, due diversi procedimenti finalizzati a monitorare la presenza di famiglie di origine calabrese in una delle zone (Valtrompia, Valsabbia e bassa bresciana) più densamente urbanizzate e industrializzate del Paese, ove si sospettava il trasferimento di strategie, metodologiche e rituali criminali propri delle più note organizzazioni ‘ndranghetiste. Ci si riferisce all'operazione "Centauro", avente ad oggetto il traffico internazionale di stupefacenti e di armi: procedimento concluso in primo grado con la condanna degli imputati, e all'indagine c.d. "Mamerte", vera e propria galassia al cui interno sono confluiti vari filoni investigativi che spaziano dall'associazione di stampo mafioso alla bancarotta fraudolenta in decine di società, commerciali, dalle false fatturazioni alle estorsioni.
Di rilevante interesse, ai fini di una complessiva analisi del fenomeno e della sua evoluzione nel distretto bresciano, sono altresì gli esiti delle indagini denominate "Didone" (famiglia Fortugno, legata al clan Piromalli-Molè, originaria di Gioia Tauro, con variegati interessi nel bresciano, fra.
Lonato e Padenghe del Garda); "'Nduia" (nei confronti di. Condello Giovanni, Bellocco Lamberto, Caratozzolo Vincenzo ed altre 30 persone, la maggior parte delle quali condannate per associazione di tipo mafioso), "Centauro" (avente ad oggetto le famiglie Rachele, Tigrante, De Moro, Franzè, Piromalli, Romeo, Rando).
Passate attività di indagine nei confronti di personaggi affiliati alla 'ndrangheta calabrese presenti nel bergamasco e nel bresciano, hanno evidenziato come tali soggetti abbiano fatto riferimento alle cosche dei luoghi di provenienza per, risolvere le reciproche controversie e per ricevere direttive sulle varie attività da svolgere, non esitando ad associarsi tra loro a, seconda delle diverse esigenze operative. Alla presenza di tali gruppi è legato il fenomeno delle estorsioni ad alcune attività commerciali, in particolare locali notturni e dei recuperi crediti svolti facendo leva sulla forza di intimidazione derivante dall'appartenere alla criminalità meridionale”

E’ evidente che la nostra Provincia non può certo considerarsi esente da certi fenomeni.
E allora diventa ancor più significativa la frase con cui abbiamo iniziato questo post:

L’efficacia dell’azione di prevenzione e di contrasto al racket e all’usura ha come presupposto imprescindibile la profonda conoscenza delle realtà territoriali ove si manifestano e le relative dinamiche economiche e criminali”.

Per questo motivo abbiamo accolto con entusiasmo la proposta del Sindaco di Roncadelle (Bs) Michele Orlando di collaborare ad un progetto che “sondasse” il territorio del proprio Comune relativamente a quest’ambito.
La proposta si è trasformata in realtà, e, grazie alla sinergia con l’amministrazione e Libera (altra realtà che ha partecipato ai lavori), abbiamo dato vita ad un questionario, composto da tre sezioni distinte, che dovrà essere compilato in forma anonima da tutti i titolari di Partita Iva residenti nel Comune dell’hinterland (in totale circa 550).
Tre le categorie di domande: 5 riguardano il tema “Legalità”, 7 i “Rapporti con la pubblica amministrazione” ed infine 14 “Le esperienze dirette ed indirette”, per un totale di 26 quesiti a cui i diretti interessati dovranno rispondere entro il 30 Giugno, data in cui si concluderà la procedura di riconsegna (che può essere effettuata per posta oppure lasciando il modulo nella cassetta dei suggerimenti situata all’ingresso del Municipio).

L’idea, che non ha precedenti nella nostra Provincia, è quella di provare ad approfondire la situazione inerente al Comune di Roncadelle per avere modo di capire se anche in tale contesto esistano, ed eventualmente in quale forma, fenomeni estorsivi ed usurai.
Qualunque sarà il risultato dell’analisi dei questionari questa campagna rappresenta una svolta importante nella lotta alla criminalità organizzata perchè  permetterà all’Amministrazione ed alle associazioni interessate di iniziare l’opera di prevenzione (o eventualmente di contrasto) del fenomeno sul territorio.

Come diceva spesso Giovanni Falcone “è tempo di andare avanti, non più confidando sull'impegno straordinario di pochi ma con l'impegno ordinario di tutti”.
Il lavoro di prevenzione e di contrasto all’infiltrazione della criminalità organizzata non può essere delegato solamente alle Forze dell’ordine o ai Magistrati. Ognuno di noi, compatibilmente con le proprie competenze, deve fare il proprio dovere…
L’amministrazione di Roncadelle, Libera e la Rete Antimafia di Brescia hanno fatto la loro parte, ora spetta ai cittadini di Roncadelle (quelli che riceveranno il questionario) fare la loro!

Link utili:
- Leggi il questionario
- L’articolo del Bresciaoggi
- Il servizio di Teletutto

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