Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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dintorni, dove sono presenti i beni confiscati, dove c'è stato smaltimento illecito di rifiuti o un rogo doloso. Tutti gli eventi sono tracciati e tenuti aggiornati dallo staff della rete.

25/06/12

Il nostro progetto su Pizzo e Usura

Il ricorso all’usura, unitamente alle pratiche estorsive, è da ritenersi un vero e proprio sistema tipico ed irrinunciabile, utilizzato da tutti i sodalizi per il controllo delittuoso del territorio e strumentale all’applicazione del potere mafioso dell’intimidazione.
[…] L’imposizione del cosiddetto “pizzo” rimane, dunque, una pratica diffusa, anche per via di una subcultura che valuta, in modo assolutamente acquiescente, la “convenienza a pagare”, rispetto alla minaccia paventata. Di conseguenza, il racket trova quasi quotidianamente nuova linfa, imponendosi come manifestazione radicata nel territorio e costituendo, per le organizzazioni mafiose, una pratica assolutamente remunerativa per l’ingente accumulazione finanziaria connessa
[…] L’imposizione del cosiddetto “pizzo” rimane, dunque, una pratica diffusa, anche per via di una subcultura che valuta, in modo assolutamente acquiescente, la “convenienza a pagare”, rispetto alla minaccia paventata. Di conseguenza, il racket trova quasi quotidianamente nuova linfa, imponendosi come manifestazione radicata nel territorio e costituendo, per le organizzazioni mafiose, una pratica assolutamente remunerativa per l’ingente accumulazione finanziaria connessa”.
Relazione DIA I semestre 2011 
Come si evince da queste parole il pizzo resta ad oggi una pratica molto diffusa nel mondo criminale, assolutamente pericolosa in quanto in grado non solo di incrementare notevolmente il patrimonio economico dei malavitosi, ma anche di permettere un capillare controllo del territorio.
Lo spiega bene la DNA (Direzione Nazionale Antimafia) nella relazione sui lavori del 2010:
E’ un dato acquisito che questo tipo di attività si connota come di
interesse vitale per tali organizzazioni, in misura anche maggiore delle altre
attività criminali per esse di maggior rilievo, quali la gestione illecita degli appalti
pubblici ed i traffici illeciti di sostanze stupefacenti e di armi. Attraverso le
estorsioni, la criminalità organizzata realizza due obiettivi fondamentali per
esistere e prosperare:
da un lato: considerevoli profitti con diverse modalità di realizzazione sul
piano operativo, che è indispensabile conoscere per poterle poi efficacemente
contrastare;
dall’altro lato: un sistematico controllo del territorio sul quale l’organizzazione
agisce, sostanzialmente sostituendosi allo Stato, nella riscossione delle “tasse”
e nell’assicurare i corrispettivi servizi di protezione, in tal modo riuscendo anche
ad ottenere “consenso” dagli stessi cittadini, vittime del fenomeno,
all’imposizione che subiscono.
Nel tempo, le regole e le strategie di intervento delle mafie, in relazione alla
realizzazione di questo tipo di delitto, sono mutate secondo una logica di
flessibilità che è caratteristica delle organizzazioni di tipo mafioso.
Il fenomeno del racket è da sempre visto come una piaga lontana, un elemento tipico del sud, dove la mafia spadroneggia senza troppo disturbo.
La verità purtroppo è molto diversa, e lo si può evincere dalla tabella sottostante, estrapolata dalla relazione della DIA:
pizzo 2011
La Lombardia risulta essere la seconda regione in Italia per numero di fatti reato concernenti l’estorsione. Il dato è ancora più rilevante se si considera che solo la Campania può “vantare” numeri peggiori dei nostri, mentre Puglia, Calabria e Sicilia, regioni che in teoria dovrebbero avere un’infiltrazione mafiosa maggiore, seguono a notevole distanza. Da notare inoltre che il numero di reati è in netto aumento rispetto a quanto riscontrato nel secondo semestre nel 2010, essendo passati da 289 a 336.Sempre dalla relazione DIA emerge che
L’elaborazione dei dati consente di condensare soltanto uno spaccato, peraltro limitato, di una realtà molto complessa, la cui esatta dimensione non è ancora perfettamente definibile,  essendo in gran parte afflitta da reati sommersi, la cui mancata denuncia è strettamente connessa con il timore e la ritrosia delle vittime di estorsione e di usura”.
In altre parole pare chiaro che ci troviamo di fronte ad un fenomeno ben più esteso e grave di quanto possa apparire leggendo i numeri, i quali rispecchiano solo una minima parte dei reati realmente commessi.
Brescia non è un'isola felice, come testimoniano i dati pubblicati in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario:

Nel distretto di competenza Brescia risulta essere di gran lunga la città più problematica sotto questo punto di vista.
Cosa possiamo fare per affrontare questo fenomeno?
La risposta ce la fornisce la relazione DIA:
L’efficacia dell’azione di prevenzione e di contrasto al racket e all’usura ha come presupposto imprescindibile la profonda conoscenza delle realtà territoriali ove si manifestano e le relative dinamiche economiche e criminali”.
Per questo motivo è importante che siano gli amministratori e le realtà locali le prime ad intervenire preventivamente o in maniera repressiva contro i fenomeni del racket e dell’usura. Aspettare l’intervento delle autorità sarebbe poco utile (come abbiamo visto i reati che emergono sono molti meno rispetto al totale) e decisamente tardivo (perchè la giustizia interviene quando il reato è già stato commesso). E’ la società civile,  in prima istanza attraverso i propri rappresentanti nelle Istituzioni, che ha il dovere di difendere se stessa dall’attacco della malavita. 
Le iniziative antimafia, volte a contenere la diffusione dei fenomeni criminali e l’incremento di strumenti di sostegno alle piccole e medie imprese in temporanea difficoltà, costituiscono  momento fondamentale per immunizzare gli operatori economici dal pericolo di rimanere vittima di tali fenomeni e di equilibrare, nel contempo, il mercato nel rispetto delle normali regole della concorrenza. In tale contesto, le migliori prassi devono essere dirette ad incrementarel’affermazione della cultura della legalità, in primis con la contestuale denuncia degli estorsori e degli usurai”.
Abbiamo deciso di dare il nostro contributo...
L'idea è nata dalla proposta arrivata dal Sindaco di Roncadelle Michele Orlando, con cui abbiamo collaborato ad una campagna su Pizzo e Usura partita da qualche settimana.
Preparando la nostra parte di questionario ci siamo resi conto della necessità di pensare ad un progetto più articolato, che ci desse la possibilità di raggiungere contemporaneamente 3 obbiettivi:
-Raccogliere informazioni su quanto avviene nella nostra provincia;
-Informare gli interessati su quali siano le possibilità che hanno le vittime che denunciano e a chi (e come) si debbano rivolgere;
-Sensibilizzare su un tema che,come abbiamo visto, è molto attuale ed allarmante;
Su queste basi nascono lo Studio preparatorio per la formulazione di un questionario su Pizzo e  Usura (consultabile cliccando il link), ed il questionario stesso (che potete trovare in fondo all’apposita pagina dedicata su questo blog), lavoro che ha ricevuto i complimenti di Nando Dalla Chiesa:
“ Direi che il vostro elaborato è frutto di un impegno al quale non devo aggiungere nulla. E' ben concepito e ben scritto. Avrei solo un suggerimento, dato il tasso di risposte che producono in genere queste iniziative se promosse da associazioni diverse da quelle degli interessati: fate di tutto perché il questionario venga distribuito da una struttura (o con il sostegno/sponsorizzazione di una struttura) associativa dei commercianti o in cui loro comunque si riconoscano. Si possono formare unità miste di vostri volontari e di rappresentanti di categoria,opportunamente sensibilizzati. Sarebbe il massimo. Buon lavoro!
Nando dalla Chiesa
Cercheremo,con l'aiuto di chi volesse collaborare con noi, di diffondere il progetto nel maggior numero di Comuni possibile.

Info utili: 

-Fondo di solidarietà per vittime di Racket e Usura

-Come fare una denuncia\segnalazione

-Legge di riferimento sul reato dell'Estorsione: art 629 C.P.
Articolo 629. Estorsione. Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sè o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da lire un milione a quattro milioni (1).
La pena è della reclusione da sei a venti anni e della multa da lire due milioni a lire sei milioni, se concorre taluna delle circostanze indicate nell’ultimo capoverso dell’articolo precedente (2).
(1) Comma così modificato dall’Articolo 8, D.L. 31 dicembre 1991, n. 419.
(2) Comma così modificato dalla L. 14 ottobre 1974, n. 497.
-Legge di riferimento sul reato di Usura: art 644 C.P.
Articolo 644. Usura. Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 643, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sè o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni.Alla stessa pena soggiace chi, fuori del caso di concorso nel delitto previsto dal primo comma, procura a taluno una somma di denaro od altra utilità facendo dare o promettere, a sè o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario.La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria.Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.Le pene per i fatti di cui al primo e secondo comma sono aumentate da un terzo alla metà:1) se il colpevole ha agito nell’esercizio di una attività professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare;2) se il colpevole ha richiesto in garanzia partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprietà immobiliari;3) se il reato è commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno;4) se il reato è commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale o artigianale;5) se il reato è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale durante il periodo previsto di applicazione e fino a tre anni dal momento in cui è cessata l’esecuzione.Nel caso di condanna, o di applicazione di pena ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti di cui al presente articolo, è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono prezzo o profitto del reato ovvero di somme di denaro, beni ed utilità di cui il reo ha la disponibilità anche per interposta persona per un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni e al risarcimento dei danni.Articolo così sostituito dall’Articolo 1, comma 1, L. 7 marzo 1996, n. 108.

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